Blue sky<small></small>
− Rock, Americana

Bottle Rockets

Blue sky

2003 - SANCTUARY RECORDS
07/04/2004 - di
Tornano dopo quattro anni di riposo i Bottle Rockets. Tornano ora che l’alt-country è stato assimilato e incanalato dal mondo della musica. Tornano senza il chitarrista Tom Parr.
Eppure il loro ritorno non fa notizia. Loro che sono stati i primi di una lunga serie di bands che hanno diffuso a macchia d’olio il rock della provincia americana. Loro che ora sono prodotti da un guru del rock-blues come Warren Haynes (Allman Brothers Band, Gov’t Mule).
I Bottle Rockets di oggi sono cresciuti rispetto a quella dynamite-band capace di smuovere e fulminare anche i più dubbiosi seguaci del rock. Sono cresciuti e anche un po’ invecchiati, bisogna dirlo.
Sarà che un disco come “Blue sky” è più riflessivo, più cantautorale, più frutto del solo Brian Henneman, da sempre leader della band. Sta di fatto che queste tredici canzoni hanno ben poco di rock, a partire da quel cielo limpido immortalato in copertina.
Tutto troppo ordinato, troppo contenuto e troppo annacquato, soprattutto se si pensa a dischi come “24 hours a day”. Per questo il loro ritorno non fa notizia e non merita di farla.
I Bottle Rockets sprecano una grande occasione: il disco esce per la Sanctuary Records e non lascia trapelare nulla del potenziale della band. Nemmeno la presenza di Warren Haynes riesce a trasmettere quel qualcosa in più, che distingue un disco di vero rock.
E dire che Haynes, oltre a produrre l’album insieme a Michael Barbiero, presta anche la sua chitarra in più di un pezzo. Invece tutto rimane confinato in un ordinarietà che non lascia alcun segno.
Henneman tenta di sopperire con l’esperienza, inserendo un rock sferragliante (“Pretty little Angie”), qualche colpo di blues e un po’ di country, ma è poca cosa. Si salvano i pezzi acustici, più solitari e oscuri, come l’iniziale “Lucky break”, con un minimo di spessore tirato dall’armonica, e poco altro.
Addirittura la title-track si pavoneggia tra il country e lo swing come una signorina sui tacchi, attenta a non inciampare. E “I don’t wanna go back” è un rock soffice da FM, da gita domenicale: in passato i Bottle Rockets si erano già concessi al pop, ma a questo livello avrebbero potuto suonare i Foreigner o i peggiori Cracker.
Logico che il disco arrivi a concludersi con “The last time”, un pezzo che Henneman, esegue completamente da solo, chitarra e voce, senza alcun sforzo: è un salutino, che si merita proprio un diminutivo e un vezzeggiativo.
“Blues Sky” ha troppo poco per suonare ed essere ancora rock. Per i Bottle Rockets questo è un disco peggiorativo.

Track List

  • Lucky Break|
  • Man Of Constant Anxiety|
  • I Don´t Wanna Go Back|
  • Baggage Claim|
  • Men & Women|
  • Baby´s Not My Baby Tonight|
  • Cartoon Wisdom|
  • Cross By The Highway|
  • Pretty Little Angie|
  • Blue Sky|
  • Mom & Dad|
  • I.D. Blues|
  • The Last Time