The Big Bad Blues<small></small>
Jazz Blues Black − Blues

Billy F Gibbons

The Big Bad Blues

2018 - Concord Records
01/10/2018 - di
Billy Gibbons / Muddy Waters non poteva che essere il preludio di un`accoppiata vincente. Il binomio tra l`autore del disco e quello che ne è stata l`anteprima, vale a dire una cover della leggendaria "Rollin’ & Tumblin", preannunciava gia` la qualità dei prelibati ingredienti che sarebbero andati ad insaporire il nuovo album del chitarrista texano. Dopo un viaggio tra gli umori cubani con Perfectamundo, il suo primo disco da solita nel 2015, Billy Gibbons torna con The Big Bad Blues, a quell`amore viscerale verso la musica delle origini. "Una forza primordiale", un fascino che infetta ogni lick della sua chitarra, che si sente in ogni nota (meglio quelle giuste che migliaia inutili), in ogni accordo dal sapore affumicato, vissuto, piegato sotto la potenza di un groove a cui quel suono aspro e solitario del vecchio blues è capace di dare forma.

Forse l`idea scatenata dai Rolling Stones, con Blue & Lonesome ed il conseguente successo commerciale e artistico, ha acceso una lampadina sotto al nudu di Gibbons, ma, come loro, quello che Billy cerca non è reinventare un genere, non ce n`è bisogno. Quando entra nei Foam Box Recordings di Houston con la sua band, che include il bassista Joe Hardy, i batteristi Greg Morrow e Matt Sorum, il tastierista Mike Flanigin e l`armonicista James Harman, semplicemente compie un viaggio tra le acque sudicie del Delta e si lascia scompigliare la lunga barba dal vento di Chicago: da Bo Diddley a Muddy Waters, tirando fuori anche un gruppo di "originali" con la passione e l`intensità che sempre hanno animato il “ragazzo” texano. Le versioni di Standing Around Crying con quell`incredibile ritmo lento e strascicato, quegli sporchi accordi  suonati senza fretta e quella voce ghiaiosa e sofferente, e del must Rollin’ & Tumblin, attraversato da una frenetica scarica di adrenalina, da riff e colpi di slide che corrono come un brivido per la schiena assieme a un basso tonante e la batteria che pare schiantarsi contro un muro, entrambe firmate dal grande Muddy Waters, pulsano di un blues verace come i migliori vecchi classici, ma diventano vibranti grazie a quella spavalderia che con Gibbons è di casa.
Dalle prime note di Missin `Yo` Kissin, i riffoni alla ZZ Top risorgono in uno shuffle da una ritmica imponente dove sul finale l’armonica arriva puntuale a ricordarci cosa sia il blues. James Harmon continua a impartire le sue lezioni nello slow My Baby She Rocks, e sui ritmi intriganti di Let the Left Hand Know, portandoci in quella che potrebbe essere una bettola della periferia di Chicago.

Con Second Line, invece, direzione New Orleans, in un gioco tra i tamburi e il piano di Mike "The Drifter" Flanigin, dove sound e voci si fanno southern, ma nelle sei corde riecheggia un robusto r’n’r. Gradevolissimi i tasti bianchi e neri, che ricompaiono su Mo’ Slower Blues in cui, di nuovo, una voce ruvida e fumosa, racconta di azioni sporche e decisioni sbagliate, accompagnata da un gran lavoro del bassista Joe Hardy, nonché engineer e produttore del disco.

Quando lo spirito di Bo Diddley affonda nelle paludi del sud, ne esce con una Bring It To Jerome sporca di melma, chitarre distorte, una vibrante armonica e un groove contagioso, mentre That`s What She Said sembra provenire dalla scuola di Seasick Steve: chitarra slide e armonica overdrive intonano un ruvido sound e la voce sembra fare gorgheggi col fango. Bo Diddley ritorna in Crackin’Up attraverso atmosfere anni 50, California, palme, camicie a fiori, una vecchia Duo-Jet Gretsch twangata e ritmi calypso, come poter chiudere meglio?

Un gran bel lavoro per il “reverendo” texano, che vicino ai seventy suona ancora con la grinta di un ragazzino ma lo fa, dopo 50 anni di carriera, con la classe di chi riesce a dare ad ogni nota qualsiasi direzione desideri. La sua ammirazione verso il blues risale alle radici del verbo, e qui lo interpreta con sincerità e devozione. Un sound che gocciola sudore e anima: tutto fuma… dall`ampli al sigaro di Billy in copertina.


Track List

  • Missin’ Yo’ Kissin`
  • My Baby She Rocks
  • Second Line
  • Standing Around Crying
  • Let The Left Hand Know
  • Bring It To Jerome
  • That’s What She Said
  • Mo’ Slower Blues
  • Hollywood 151
  • Rollin’ and Tumblin’
  • Crackin’ Up