Unspeakable<small></small>
Jazz Blues Black

Bill Frisell

Unspeakable

2004 - NONESUCH RECORDS
21/11/2004 - di
Qualcuno potrebbe stupirsi per lo scarto prodotto da Bill Frisell con questo disco, ma da un musicista aperto come lui i cambiamenti di direzione sono parte necessaria del medesimo percorso.
Da una parte negli ultimi anni Frisell ci ha abituato a lavori di approfondimento a tema sull’american music, ma dall’altra ci ha anche offerto spunti variegati come il precedente “The Intercontinentals”: ad ascoltare in profondità, si può poi scoprire che il punto di partenza è comune a tutti i suoi lavori, al di là delle direzioni più o meno espanse che questi di volta in volta assumono.
Così anche questo non è altro che un ulteriore passo di un medesimo cammino: mentre prima Frisell aveva diretto il suo sguardo verso la parte più provinciale della tradizione americana, esplorandone le radici country, blues e folk, ora, appunto da “The Intercontinentals”, sta focalizzando la sua ricerca sui suoi sviluppi più moderni e contaminati. Con “Unspeakable” Frisell ha deciso di andare in città, in una delle tante metropoli statunitensi, preferibilmente New York, riallacciandosi anche a quanto fatto nella prima parte della sua carriera insieme a John Zorn.
Il lavoro è condotto su ritmi prevalentemente funky, con tanto di suoni campionati ed effetti che si aggiungono a fiati ed archi per riprodurre il melting pot cittadino: potrebbe essere la colonna sonora di un musical multirazziale che si snoda a partire dagli anni del Beat (visto i riferimentii ad Allen Ginsberg e a Gregory Corso). In realtà il disco non è così al passo coi tempi, perché manca tutta la componente nera diventata dominante nelle ultime generazioni soprattutto attraverso rap e hip-hop, ma non è da escludere che prima o poi Frisell arrivi ad assimilare anche queste.
Qua ad essere determinante è il ritorno di Hal Willner a fianco dello stesso Frisell in fase di produzione e di composizione, ma anche di manipolazione con turntables e samples. L’editing del disco risulta così più moderno e rende “Unspeakable” uno dei lavori più godibili di questo chitarrista, che comunque non perde nemmeno in questa occasione il gusto di infilare la sua chitarra come una sonda in un terreno umido.
Quello che viene scoperto è un brulicare di suoni, di melodie e di richiami disparati, espressi anche con gli stralci di composizioni campionate, che vengono inglobate in ogni traccia: Frisell compone e ricompone con un chitarrismo poco armonico, più d’avanguardia e più libero, che gli permette di passare dal funky al r&b, dal soul alla musica contemporanea.
La composizione sovrastrutturata sfocia spesso in un andamento gioiosamente mosso con un curato assemblaggio di strumenti acustici, elettrici ed elettronici, che non disdegnano qualche tocco di synth e di scratch.
“Unspeakable” è il disco di Frisell più corale e globale per lo spazio che viene dato non tanto alle singole voci quanto al loro insieme. È una rappresentazione delle strade di qualche metropoli, che potreste trovare anche in una rassegna sull’arte moderna.

Track List

  • 1968|
  • White Fang|
  • Sundust|
  • Del Close|
  • Gregory C.|
  • Stringbean|
  • Hymn For Ginsberg|
  • Alias|
  • Who Was That Girl?|
  • D. Sharpe|
  • Fields of Alfalfa|
  • Tony|
  • Old Sugar Bear|
  • Goodbye Goodbye Goodbye

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