All We Are Saying...<small></small>
Jazz Blues Black − Jazz

Bill Frisell

All We Are Saying...

2011 - Savoy Jazz
09/08/2012 - di
  Frisell descrive parte della sua vita nelle note del disco. Lo vediamo nel 1963 dodicenne alle prese con la prima chitarra e con le prime canzoni dei suoi idoli pop: Beach Boys, The Ventures, l’immortale riff di Louie Louie e il mortale assassinio di John Kennedy. Risale all’anno successivo lo shock bei Beatles: i loro capelli, i loro stivaletti visti nelle riviste, l’apparizione all’Ed Sullivan Show in febbraio e quindi, il giorno dopo a scuola, il desiderio comune a tutti di prendere una chitarra in mano e suonarla! Muhammad Ali, la prima volta a New York da musicista, il Nobel a Martin Luther King, A Love Supreme di Coltrane…e la decisione di comprare una chitarra elettrica: era il 1964! Nel 2005 la richiesta da parte di un festival parigino di suonare, con il trio Frisell-Leisz-Sheinman (Guitar-Steel & Acoustic Guitar-Violin), qualcosa di Lennon, lo studio e la decisione a sorpresa di dedicare il tour alla musica lennoniana. Nel 2010 l’arrivo di Wollesen (drums) e Sherr (bass) e la decisione di registrare il materiale per quest’album per la Savoy.

  Scorre dunque sul doppio filo dei ricordi questo All We Are Saying del nuovo quintetto di Bill Frisell e in questo doppio filo rimaniamo legati a nostra volta con i nostri di ricordi. I brani del Lennon beatlesiano o solista sono infatti brani pop spesso cristallizzati, nelle loro melodie e strutture originali, nella nostra memoria…e da ciò, come si sa, è difficile allontanarsi. Per questo ne scrivo con (prolissa) difficoltà: perché, pur intuendo il grande lavoro friselliano (e volendo descriverlo sin nella sua genesi, praticandolo anche io nel mio piccolo di musicista) non tutto mi torna.

  Ho sempre amato Frisell e considero tra i suoi album più belli Have A Little Faith (Elektra/Nonesuch 1993, da me chiamato American Songbook Vol 1) raccolta in cui canzoni pop, e brani di musica contemporanea, erano rilette con un lavoro straordinario sia nel ricostruire i temi che nel costruire arrangiamenti, e un divenire sonoro, che pian piano si distanziava con autorevolezza dall’originale.

  Ecco in questo All We Are Saying non sempre queste cose avvengono! Per la prima volta il tipico “melodic playing” friselliano diventa leziosità e spesso non regge la rilettura dei temi che smarriscono, per almeno metà del disco, magia e complessità a favore di una scipita leggerezza. Dove invece spesso tutto funziona è nelle parti di prologo, di improvvisazione o nelle lunghe code strumentali dove il quintetto mette a frutto le grandi capacità di interplay e la capacità di suonare le partiture, e le improvvisazioni, come se fosse una orchestra.

  Proprio il brano che apre l’album (Across The Universe) è paradigmatico di ciò che ho appena detto: la scelta degli intervalli con cui è armonizzato il tema è banale e la puntatura con cui ogni nota del tema viene suonata è svilente. Per fortuna dopo l’ennesima tremenda armonizzazione della frase musicale corrispondente a “Nothing’s Gonna Change My World”, quando viene ripetuta all’infinito nella coda, il suono friselliano apre le sue ali e propone quelle infine variazioni che lo rendono unico! Revolution è sufficientemente giocosa e piacevole mentre l’intro di Nowhere Man è molto interessante, con l’armonico di Frisell che va a richiamare l’armonizzazione del ritornello in un bell’intro in crescendo d’intensità. La struttura canzone passa con pregi e difetti mentre la lunga coda, come sempre, esalta l’interplay del gruppo con la chitarra di Frisell. Imagine è francamente un brano complesso da interpretare nella semplice efficacia dell’originale ma la triste didascalicità della chitarra friselliana è qui senza alibi! Please, Please Me è abbastanza giocosa con un rincorrersi quasi sovrapposto di frasi e con un Wollensen felicemente twisteggiante.  You’ve Got To Hide Your Love Away, con il suo tempo in tre e il tema vagamente esotico, trae un grande giovamento dalla cura friselliana a base di ritardi e piccole variazioni. I preziosi biscotti di Hold On non sono purtroppo citati in nessun modo e In My Life segue elegante e inutile come la musica negli ascensori di lusso!

  Come Together apre nervosetta ma non aggiunge nulla quando avrebbe potuto essere regno di folli aperture per Frisell e Sheinman che invece a malapena si muovono nel lunghissimo inutile finale. Julia e Woman con le loro melodie semplici nulla dicono se non molta dolcezza troppo zuccherosa. Per trovare qualcosa d’interessante dobbiamo arrivare alla bella e nervosa Mother con la band compatta a lavorare sui piccoli vuoti orchestrali e la lunga improvvisazione che porta al tema di Give Peace A Chance.

  Considero il lavoro, pur con i limiti di cui ho parlato, comunque interessante in alcune parti (e potenzialmente molto interessante nei live) anche se, personalmente, lo giudico tra i minori di tutto il corpus del chitarrista di Seattle e quasi mai vincente sulle versioni originali. Detto questo All We Are Saying... ha un notevole afflato pop che lo porterà probabilmente ad essere il disco più venduto di tutta la discografia friselliana. Speriamo ciò giovi al futuro di questo Maestro della chitarra e Musicista vero e a tutto tondo.

Track List

  • Across the Universe
  • Revolution
  • Nowhere Man
  • Imagine
  • Please Please Me
  • You've Got to Hide Your Love Away
  • Hold On
  • In My Life
  • Come Together
  • Julia
  • Woman
  • #9 Dream
  • Love
  • Beautiful Boy
  • Mother
  • Give Peace a Chance

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