Twenty Twenty Blues + Migration Blues<small></small>
Jazz Blues Black • Blues

Big Creek Slim Twenty Twenty Blues + Migration Blues

2021 - Straight Shooter Records/Getaway Music

18/05/2021 di Leandro Diana

#Big Creek Slim#Jazz Blues Black#Blues

Dubito che smetteremo a breve di recensire “quarantine records”: troppo grande l’impatto dell’ultimo anno nelle vite di tutti noi. Tanto più in quelle degli artisti, non solo perché sono stati tra le categorie più colpite economicamente dalle restrizioni, ma perché il loro lavoro è esattamente quello di rappresentare la realtà, traducendo nei linguaggi più alti ed universali gioie, dolori e sbigottimenti dell’uomo comune, dando forma compiuta e completa alle sensazioni più fuggevoli dell’animo umani.

I bluesmen hanno sempre preso particolarmente a cuore questa missione, prendendosi spesso licenza di allargare il campo delle realtà rappresentate fino a ricomprendere la quotidianità più semplice e apparentemente banale.

Big Creek Slim è un bluesman, e anche uno abbastanza vecchio stampo. I suoi dischi (nove, ad oggi) sono stati spesso incisi nella solitudine di una stanza, con la sola chitarra ad accompagnare il suo vocione da vecchio nero del Delta del Mississippi che ne ha viste tante. Solo che non è vecchio, non è nero e non viene dal Mississippi, bensì dalla fredda Danimarca e il suo nome di battesimo è Marc Koldkjaer Rune. Per il resto potreste tranquillamente scambiarlo per un lontano cugino di Howlin’ Wolf indeciso se restare a Chicago o tornare nel Delta armato di sola chitarra acustica. 

Big Creek Slim è stato talmente ispirato dai fatti dell’ultimo anno da aver deciso di pubblicare non uno ma ben due album per un totale di ben ventisette canzoni. Quello di pubblicare due dischi alla volta è in realtà un vecchio vizio, dato che nel 2017 ne aveva pubblicati ben tre: Just Don’t Understand Live Volume One, Bad Luck Child e Good Mill Blues; ma se lì accanto alle sue composizioni originali c’era ampio spazio per standard e tributi il Big Creek Slim del 2021 ha troppe cose da dire, quindi le 27 canzoni nuove sono tutte originali autografe.

A questo punto occorre fare una premessa: il blues di Marc Rune è hardcore. Lo era già nei primi dischi quando suonava con una full band una delle più verosimili iterazioni moderne del più torrido e meno commerciale Chicago style e lo sono ancora più oggi che la sua rabbia e la sua (rara) dolcezza sono affidate a due soli microfoni a nastro collegati a un vecchio registratore a bobina con il compito di riprendere chitarra, voce e stanza (approccio peraltro già efficacemente tentato dal “nostrano” King Biscuit Time Blues Duo con il loro esordio Live to reel del 2020). Questi dischi non sono quindi certo adatti a stomaci delicati alla ricerca di sonorità carezzevoli e patinate. Parliamo di dischi che – fruscio a parte – potreste scambiare per 78 giri perduti di Son House o Charley Patton: le corde della chitarra sono picchiate senza riguardo né tantomeno cura per le sottigliezze espressive, un po’ come il vocione buttato fuori a pieni polmoni. Forse per questo colpiscono episodi più morbidi e dolci come Little Wheel Rag o The Great Division (su Twenty-Twenty Blues).

E forse proprio questo ci suggerisce il limite più grande di Big Creek Slim: il rischio di ripetersi. Dall’ascolto di questi due dischi appena usciti – ancor più che da quello dei precedenti – parrebbe doversi dedurre una ben modesta duttilità interpretativa; cosa che non è, in realtà, del tutto vera. Infatti, basta fare un giro su YouTube per rendersi conto che, pur sempre nell’ambito del blues più tradizionale, Rune è abbastanza versatile, come dimostrano le collaborazioni con altri musicisti di cui pure è costellata la sua discografia. E come ha avuto occasione di dimostrare nelle sue “recenti” apparizioni live a Milano nel dicembre del 2019: ho avuto la fortuna di assistere personalmente all’esibizione in un noto locale milanese in qualità di ospite di Egidio “Juke” Ingala & the Jacknives, in cui Rune ha dimostrato di saper maneggiare tranquillamente stili diversi dal rigoroso Delta Blues che satura gli ultimi due lavori.

Evidentemente si tratta di una scelta precisa, anche se rischia di allontanare ascoltatori meno “puristi”. Il che sarebbe un vero peccato, dal momento che il più grande merito di Big Creek Slim non è certo quello di un imitatore artefice di una mera copia carbone dei suoni più classici del Delta del Mississippi, ma semmai il contrario, ossia quello di tenere vivo il Delta Blues dandogli nuova linfa vitale con massicce iniezioni di contemporaneità. Big Creek Slim nelle sue canzoni scritte nel 2021, pur facendo ampio ricorso a formule ed immagini tipiche del genere 8come , in fin dei conti, è giusto che sia), non ci parla del bollweavil, del dust bowl, della disoccupazione conseguente alla crisi del ’29 o delle piene dell’Old Man River che sommergevano piantagioni e villaggi, come faceva Charley Patton raccontandoci i suoi tempi, Marc Rune nel 2021 ci parla di tante piccole questioni molto concrete determinate dalla pandemia da coronavirus: delle difficoltà per musicisti e gente comune, alle assurde resistenze burocratiche opposte dal suo paese (la Danimarca) ai suoi tentativi di riunirvi la sua famiglia “brasiliana” (da qui l’ispirazione di molti dei pezzi di Migration Blues, dalla title track alla opening track Hard times fino alla dura Deportation blues); ma anche riflessioni sui proprietari di appartamenti in affitto, e il razzismo strisciante nei rapporti umani quotidiani in Europa, e non solo sul fronte “classico” del rapporto tra bianchi e neri nella società americana così come nel dare-avere connesso con il blues e il rock, la loro storia e i loro riflessi commerciali.

Concludendo, per gli appassionati si tratta certamente di due dischi imperdibili che rilanciano nel XXI secolo un genere che sembrava destinato a rimanere relegato ad una realtà e ad un’estetica ben ristrette e lontane nel tempo. Due dischi che dimostrano a tutti come nel 2021 la più arcaica forma di blues possa in realtà essere pungentemente attuale come qualunque altro genere musicale.

 

Track List

  • Twenty Twenty Blues
  • The Goddam China Cough
  • Little Wheel Rag
  • Gotta Go Somewhere
  • Man Got Me Sweepin`
  • Those Sample Old Blues
  • Up In Smoke
  • Fishin` In My Pond
  • That Medicine Show
  • Going Back To Dimbo
  • Black And White Blues
  • I Flipper A Coin This Morning
  • The Great Division
  • Migration Blues
  • Hard Times
  • Demolition Man
  • Black Tammie
  • Working My Way Back Home
  • Landlord Blues
  • Hot Boiling Water Blues
  • Hyperborean Blues
  • Three Kind Words
  • Limeburg Blues
  • Headless Chicken Blues
  • Deportation Blues
  • Ain`t Going Back Down To That Lonesome Place
  • Going To Bristol
  • Things Are Gettin` Better
  • Twenty Twenty Blues