The scene of the crime<small></small>
− Blues, Soul

Bettye Lavette

The scene of the crime

2007 - Anti
05/11/2007 - di
Sulle disavventure musicali di Bettye LaVette ci siamo soffermati a lungo nello speciale di questo mese. Qui possiamo invece concentrarci sul nuovo disco, attesissimo dopo l’ottimo lavoro di due anni fa prodotto da Joe Henry che l’aveva definitivamente restituita all’olimpo del soul.
Nuovo album quindi e nuova regia, questa volta affidata a Dave Barbe e Patterson Hood che proseguono abilmente il cammino intrapreso nei precedenti dischi, concedendo sempre il primo passo alla voce.
Bettye, in questo millennio del riscatto, continua infatti a proporre il suo soul aspro e drammatico, basato sulla sue splendide corde vocali, che da almeno un lustro sono tornate a incantarci.
Nonostante ci sia qualcuno ancora pronto a gridare al miracolo, a quasi 62 anni Bettye non ha davvero inventato nulla: ora che finalmente le è stata concessa la possibilità di incidere canzoni e, soprattutto, di pubblicarle con continuità (e forse il miracolo è tutto qui), la sua voce, neanche troppo rancorosa, si libera semplicemente tra le note. Come avrebbe sempre voluto fare.
Brani come “I Still Want To Be Your Baby”, in cui ci sono chitarre meravigliose e tutti i Drive By Truckers funzionano meravigliosamente, sono lì a dimostrarlo come una sentenza inappellabile.
Se poi si aggiunge che ai Muscle Shoals, in Alabama, c’era anche Spooner Oldham con le sue magiche tastiere, abbiamo la formazione competa della magica squadra tornata sulla “scena del delitto”, in quegli studi in cui 35 anni prima Bettye e il suo disco vennero incredibilmente abbandonati al loro destino.
Ma quando si ha una gran voce, e almeno la fortuna di conservarla ancora intatta, si fanno album come questo, in cui quel gran dono di dio - che a differenza della maggior parte delle artiste soul non venne curiosamente “iniziato” cantando in chiesa, ma a fianco del juke-box di suo padre – rivive accarezzato da una profonda maturità, anche interiore.
Ascoltatela attentamente mentre affronta l’andamento slow della “Jealousy” scritta da Frankie Miller o quando ricostruisce “The Last Time” di John Hiatt. Poi provate a sostenere che dimenticare la sua voce nelle cantine di una casa discografica non sia stato davvero un delitto.
Una causa persa, qualsiasi buon avvocato chiederebbe subito il patteggiamento. Prima ancora che la giuria possa guardarsi sbigottita mentre l’implacabile arringa dell’accusa sferra il colpo fatale alla difesa con “Talking Old Soldiers” di Elton John. In questa caso, giustizia è fatta.

Track List

  • Take Me Like I Am (Still Want To Be Your Baby)|
  • Choices|
  • Jealousy|
  • You Don´t Know Me At All|
  • Somebody Pick Up My Pieces|
  • They Call It Love|
  • Last Time|
  • Talking Old Soldiers|
  • Before The Money Came (The Battle Of Bettye LaVette)|
  • I Guess We Shouldn´t Talk About That Now

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