Letters from the Border<small></small>
Rock Internazionale − Folk − Elettronica, Art Music

Ben Osborn

Letters from the Border

2019 - Nonostar Records
28/07/2019 - di
 Un poeta. Ben Osborn ricama versi e cuce suoni per produrre bellezza. Ad ispirarlo sono la natura, l’amore, la famiglia e le relazioni tra le persone. La sua voce, più sussurrata che cantata, come quella di chi non voglia disturbare, è calda e si fonde magnificamente con le armonie malinconiche assemblate dal violino di Alex Stolze, che dell’album è anche il produttore, dall’arpa di Rowan Coupland e dal clarinetto di Rachel Margetts. Il tappeto sonoro delle canzoni viene impreziosito da una serie di percussioni e da una rumoristica ambient molto intrigante – verosimilmente prodotta da sofisticati devices elettronici – che rimandano a sonorità già indagate da Radiohead (e ancor più da Thom Yorke nei suoi lavori solisti), da Björk e, prima ancora, da David Sylvian, mentre il canto, o, per meglio dire, il parlato, rimanda a Leonard Cohen e le piccole frasi del pianoforte a Erik Satie. Il disco riproduce anche, di tanto in tanto, i trilli e i cinguettii degli uccelli che popolavano i cieli sopra allo studio rurale tra Germania e Polonia in cui l’album è stato registrato. 

Ben Osborn, prima di “mettersi in proprio”, fin dal 2007 ha composto, e talvolta diretto, musica di accompagnamento a lavori teatrali, spesso  quelli messi in scena nel Regno Unito dal FellSwoop Theatre di Bristol, come ad esempio l’adattamento di Polly, di John Gay. Durante le rappresentazioni teatrali, Osborn ha in alcune occasioni anche suonato, o perfino recitato, per non menzionare la sua attività di librettista. Nel 2017 ha anche scritto una colonna sonora per un film, un documentario sullo stato dell’agricoltura in Gran Bretagna intitolato In Our Hands. Seeding Change (2017). Nelle vesti di musicista solista, prima di Letters from the Border, il versatile artista anglo-tedesco ha pubblicato nel 2017 l’EP Murmeln um Schiffland, cinque brani musicali facenti parti di un un pacchetto che comprende anche poesie e disegni frutto della creatività del nostro. 

Abbiamo dunque a che fare con un personaggio poliedrico e ricco di talento, che con l’album uscito il 19 aprile di quest’anno, il primo suo lavoro non concepito come sussidiario ad altre espressioni artistiche, si propone come musicista dall’estetica riconoscibile e originale. Abbandonate le canzoni costruite sulla chitarra e sulla melodia che caratterizzano Murmeln um Schiffland, Osborn opta per una poetica crepuscolare e minimalista, che prescinde dal classico template della canzone pop, rock o folk. Tale scelta è senz’altro incoraggiata dalla produzione di Alex Stolze, violinista e liutaio  che si muove a suo agio tra elettronica e sperimentazione e che teorizza e pratica l’improvvisazione. La miscela di voce, rumori, strumenti elettronici e acustici è riuscitissima ed assemblata con tale perizia che ad ogni successivo ascolto si scoprono e si apprezzano dei suoni che in precedenza non si erano notati. Bella, bellissima sorpresa questo disco di Ben Osborn … siamo davvero curiosi di verificare la direzione che prenderanno i suoi prossimi progetti.

Track List

  • Chedvah
  • Letters from the Border
  • Fast Awake
  • Tangles
  • A Bridge of Starlings
  • Fields
  • My Sister the Swimmer
  • A Guide for Gothenburg for the Sleepless
  • The Only Thing
  • Psalm22