Lost<small></small>
− Pop, Soul

Asha Puthli

Lost

2009 - Kyrone Gp Music
14/07/2009 - di
Asha è una cantante nata a Bombay in India dove raggiunse una certa notorietà prima di muoversi a New York e naturalizzarsi americana. La carriera discografica occidentale iniziò nel 1968 con l’EP ´Angel of the Morning´ edito per la EMI; ad oggi la produzione annovera circa 10 lavori a proprio nome, un certo numero di singoli, molte collaborazioni in diversi ambiti anche di un certo impegno (Ornette Coleman, Charlie Mariano, Henry Threadgill, Bill Laswell) e la partecipazione in alcune colonne sonore con artisti del calibro di Don Cherry e David Bowie. Il baricentro della sua attività è negli anni ’70 e all’inizio degli anni ’80; poi pausa fino agli albori del nuovo secolo. Da queste scheletriche note ci si attenderebbe un lavoro da artista complessa, difficile ed occupata sui versanti sperimentali della musica. Non è così. Già la sua opera principale degli anni ’70. ´The devil is loose´ pubblicato in Europa dalla CBS, portava alla ribalta toni da space soul e da disco quasi da mainstream, con arrangiamenti curati che costituiscono in qualche modo l’ossatura anche di questa uscita; la produzione e gli arrangiamenti di Mauro Paoluzzi, noto per aver collaborato anche con molti big della musica leggera italiana, ben sostengono questo aspetto di fondo. Asha è principalmente una vocalist con un’ottima estensione e con un’eccellente sicurezze nella presa e nella tenuta delle note, confermando in questo le sue esperienze ´nere´; c’è poco misticismo indiano nel suo canto, in alcuni passaggi si ha la fugace impressione di un raga metropolitano ma predomina un senso di soul e di pulsione dance da showbiz. Il profilo è certamente di classe e di stampo europeo, alieno da certe roboanze della scena USA e più virato a sfumature lounge. Il timbro vocale è infatti spesso filtrato con un leggero eco che evita qualunque spigolosità del cantato rendendolo gradevole al primo impatto col palato. La musica verte su accompagnamenti di fondo tipici da canzone per ampia diffusione, con respiro quasi orchestrale; le chitarre intervengono con spunti taglienti di immediata presa o con qualche passaggio di facile melodia, la batteria è molto regolare e il basso rimarca le battute principali. Di tanti in tanto c’è qualche arricchimento episodico con percussioni o strumenti ethno ma sono solo ingredienti marginali. I testi a tratti evocano temi ´seri´ come la guerra (War, what for?), il sottile erotismo orientale (Shine in the Sky), il degrado ambientale (Tell Me Why), la solitudine legata all’assenza di valori (Lost); la musica tuttavia ne contrasta l’impatto alleggerendone molto l’effetto. Forse i brani più esemplificativi e tipici restano ´The devil is loose´, che nel suo genere regge bene il trascorrere del tempo, e ´Love Unconditional´, un soul con spruzzate di funk tranquillamente godibile; non male anche il crooning di ´Tell Me Why´ e ´My Prayer´. Da segnalare infine due classici (che comunque vivono di vita propria): ´A Salty Dog´ , in una realizzazione meno pomposa rispetto all’originale ma di bel respiro, e ´L’Hymne à l’Amour´ di Edith Piaf! Un disco facile da approcciare e da ascoltare, realizzato certamente con grande professionalità ma che non spicca completamente il volo, riposandosi su trame che corrono il rischio di scivolare via come l’acqua sull’impermeabile.

Track List

  • The Devil is Loose
  • Lost
  • A Salty Dog
  • Love Unconditional
  • War, what for?
  • Tell Me Why
  • Shine in The Sky
  • Dum Maro Dum
  • Merey Dil May
  • My Prayer
  • L’Hymne A l’Amour