Aldrin<small></small>
Rock Internazionale − Alternative − rock, psichedelia

Arm On Stage

Aldrin

2013 - AMS / Extravaganza / BTF
25/05/2014 - di
Suoni sintetici, rarefatti e siderali, e calore che si espande nelle note di piano, nelle ritmiche avvolgenti, nell’ariosità cangiante e psichedelica, eleganza d’archi e un respiro potente: il secondo lavoro degli Arm on Stage (Folco Orselli, Stefano Piro, Alessandro Sicardi e, in questo disco, anche l’indimenticato Alessio Russo) è un disco composito e affascinante, che combina ritmi camaleontici prog, melodie pop-rock, chitarre magniloquenti e quasi catartiche, così come arpeggi che appaiono sussurrati ricami folk o evocativi arazzi vagamente radioheadiani.

Aldrin si muove tra sperimentazione e meccanismi di seduzione, che in un brano (la divertente Money & Puttane) inaspettatamente si tingono anche di black music, tra rap e disco, con tanto di cori di Paolo Benvegnù, produttore dell’album con Michele Pazzaglia. Se la chiave di questo pezzo è l’ironia, il tema portante del disco è l’umanità, con la sue fragilità, il rischio dell’errore, con la sconfitta dietro l’angolo, tra scene noir a più letture cantate con voce da crooner e sonorità notturne (Neighbor’s Nightmare) e dichiarazioni d’amore di chi non ha niente da perdere ed è spaventato dal non aver più paura di morire (Sunday’s Over, pop di classe impreziosito da sax stiloso e delizioso, quasi da mod revival), tra magnifiche desolazioni, solitudini cosmiche, paure e capacità di ritrovare dentro di sé la forza di superarle, grazie alla consapevolezza di essere ancora vivi (“I’m not scared / I’m a human being […] And I’m stilla live for now / Safe and sane brothers”, Alive). Anzi, toccato il fondo, ecco che si reagisce e si risale fino a riuscire a tornare a vedere il sole (Strong Enough).

In questo itinerario umanissimo si viaggia allora accompagnati da note cupe di piano, rallentamenti raffinati tra jazz e blues, distorsioni che avvitano la tensione in gola, delicatezza che tesse trame impalpabili di archi e Hammond soffuso ed esplosioni rock quasi stadium; c’è spazio per l’attesa “resistente” e la speranza dell’esistenza di altre strade da percorrere nell’abbraccio di velluto della meravigliosa April Song, ballata morbida e “ancipite”, nel suo doppio carattere dolcemente rassicurante ed inquieto, così come per un elogio obliquo della follia, cantato con voce graffiata grunge (Lally the Clown) e finale vorticoso ed inquietante, o per un duello tra cervello e cuore che pulsa coinvolgente, eppure si snoda sempre in modo elegante (The Master).

 

Aldrin, dedicato al secondo uomo sulla luna, è frutto succoso e lisergico di introspezione e impeto, addomesticati da grandi professionisti: da ascoltare. 

Track List

  • That Old Velvet Curtain
  • April Song
  • Alive
  • Sunday’s Over
  • The Second Man On the Moon
  • Lally the Clown
  • Money & Puttane
  • Crystal
  • The Master
  • Neighbor’s Nightmare
  • That Magnificent Desolation
  • Strong Enough (Bonus Track)