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Jazz Blues Black • Blues • Rock

Anthony Gomes Containment Blues

2020 - Up 2 Zero

25/12/2020 di Leandro Diana

#Anthony Gomes#Jazz Blues Black#Blues

Anthony Gomes non è un nome particolarmente noto dalle nostre parti. Cantante/autore/chitarrista canadese, ha esordito nel 1998 con Blues in Technicolor e da allora è sempre rimasto fedele alla sua formula di rock-blues con forti tinte soul, o funk-soul-blues (con “black music facciamo prima?) suonato con piglio ed energia rock, dando quasi sempre l’impressione di non esagerare, anche quando si lascia andare con la distorsione (diciamo che gli ZZ Top rientrano tra le sue influenze, e noi non possiamo che volergli bene per questo), almeno su disco.

Sul suo sito potete trovare opinioni lusinghiere di illustri colleghi musicisti e giornalisti sul suo lavoro pluridecennale, nel corso del quale ha pubblicato ben 14 album a suo nome. Insomma, uno che non si fa pregare per suonare… Ma quando l’amore per la musica supera certi livelli di guardia, suonare non basta più. Così nel 2014 Gomes ha pubblicato il libro The Black and White of Blues, rielaborazione della la sua tesi di laurea magistrale sullo sviluppo culturale e razziale del blues elettrico ma, soprattutto, nel 2010 ha creato la fondazione benefica senza scopo di lucro Music is the Medicine (https://www.musicisthemedicine.org) con lo scopo dichiarato di portare il potere curativo della musica nei contesti più disagiati (dai bambini malati di cancro, agli adolescenti affetti da autismo, ai veterani di guerra colpiti da stress post-traumatico). E noi per questo non possiamo che volergli ancora più bene.

Fino a poche settimane fa non sapevo neanche chi fosse, ma gironzolando su Spotify alla ricerca di nuova musica (cosa che faccio tutti i giorni almeno 10 volte al giorno da almeno 10 anni, e lo consiglio a tutti) fui colpito dal titolo di una delle 11 canzoni contenute nel suo ultimo album: Stop Calling Women Hoes and Bitches (che in italiano suona più o meno “smettetela di chiamare le donne puttane e cagne”). Un titolo del genere appare quantomeno inusuale per una canzone rock-blues (genere considerato tra i più “testosteronici” e le cui tematiche centrali prendono storicamente le mosse dal punto di vista prettamente maschile sul mondo femminile) e mi spinse ad ascoltare, approfondire e leggere (l’attenzione di Gomes per i testi è tale da rendere i booklet dei suoi cd disponibili per il download dall’apposita sezione del suo sito https://www.anthonygomes.com/lyrics). 

Nella primavera scorsa, Gomes era al lavoro sul seguito di Peace, Love and Loud Guitars, disco/manifesto programmatico del 2018, caratterizzato da sonorità leggermente più hard del solito e da un approccio da guitar hero che Gomes iniziava a non reputare più adeguato al mutato contesto mondiale segnato dalla pandemia. Così ha messo tutto in pausa, si è preso un po’ di tempo ed ha ricominciato a scrivere con una chitarra acustica e con l’idea di pubblicare un disco acustico da singer-songwriter, sull’onda del successo che questa dimensione aveva suscitato nel corso delle ormai immancabili dirette Facebook da casa (le ha fatte anche James McMurtry: ‘nuff said!). Alla fine l’energia delle canzoni e la voglia di coinvolgere altri musicisti da tutto il mondo hanno dato vita a un disco elettrico, ma con un piglio effettivamente meno hard e più riflessivo e acustico rispetto a molti dei predecessori.

L’album parte con l’ottimo boogie dal sapore texano alla ZZ Top di Make a Good Man (Wanna Be Bad) e continua su binari southern/country di Hell and half of Georgia fino ad approdare dalle parti di Muscle Shoals con la ballata soul This Broken Heart of Mine, con la sua evidente citazione di These Arms of Mine del grande Otis Redding. “Praying for rain” non abbandona le sonorità della bible belt, avvicinandosi a certo country-rock contemporaneo con la complicità di un banjo appalachiano e includendo quello che è probabilmente è il primo assolo di chitarra acustica del nostro. L’armonica a bocca riporta “No kinda love” saldamente ancorato alle rive limacciose del Mississippi mentre il testo ironizza su una amante poco innamorata (“la mia piccola mi ha assicurato che avrebbe detto al mondo di noi, ma ha un brutto caso di laringite; mi ha detto che mi avrebbe fatto un regalo, ma la sua carta di credito è stata rifiutata…”). Segue Let Love Take Care of Love, ottimamente costruita sulla base di un blues in minore, con un piccolo omaggio al grande classico Don’t Go No Further della premiata ditta Muddy Waters/Willie Dixon nel testo (I’m gonna let the bees take care of the honey).

Una frase di slide sul canale sinistro apre un altro boogie texano rispondendo al riff quadrato che occupa il canale sinistro sulla già citata Stop Calling Women Hoes and Bitches, caratterizzata da un wah hendrixiano nel solo di chitarra. Coerentemente, il testo non usa immagini eteree né ardite metafore, ma va dritto al punto: “smettila di chiamare le donne puttane e cagne, pensi di essere un duro ma te la stai tirando troppo; le donne danno la vita e sono leader nate, sono forti e senza paura; tua mamma ti cambiava i pannolini perché pensava tu fossi importante […] pensi di essere divertente quando metti in mostra la tua mascolinità, ma l’unica cosa che mostri è la tua insicurezza”. Il nostro non le manda a dire.

Until The End of Time è una di quelle (belle) ballate in cui Gomes – complice qui la costruzione armonica – non può che ricordare David Coverdale (secondo me consapevolmente citato in certi gorgheggi abbastanza tipici), mentre un uso moderato degli archi e bei fraseggi di chitarra acustica (tra il blues e il neoclassico) ne impreziosiscono l’arrangiamento.

Un misto di ecologismo e di umanissima urgenza di comunicare le proprie emozioni ai propri simili anima il testo di Tell Somebody, la cui strofa richiama Black Betty nella versione dei Ram Jam, mentre le acustiche desertiche fanno tanto colonna sonora di Renegade (telefilm dei primi ’90 con un barbutissimo Lorenzo Llamas e Human Wheels di John Mellencamp come sigla: e chi se lo dimentica!). Questa è una delle canzoni in cui la raucedine, il vibrato sull’ultima sillaba di certe parole e l’incedere quasi gospel della linea melodica ricordano da molto vicino la vocalità di Lance Lopez (cantante e chitarrista texano noto – si fa per dire – alle nostre latitudini per essere stato frontman dei Supersonic Blues Machine del “nostro” Fabrizio Grossi, con il batterista-monstre Kenny Aronoff).

Il gradevole vibrato-ululato rimane per la bella ballata soul The Greatest Four Letter Word (i cui contenuti – sono certo – siete capacissimi di indovinare da soli), sulla quale tornano ad aleggiare i fantasmi di Otis Redding, Sam Cooke e Al Green… no, scherzo, Al Green per fortuna è ancora vivo, vegeto e lotta con noi!

La title track chiude in gran bellezza il disco con due cose fondamentali per riuscire a superare il momento difficile che tutti noi ci troviamo ad affrontare: uno shuffle acustico che non rinuncia al basso ed alla sempre vigorosa batteria, e una generosa dose di ironia “mia suocera è venuta a trovarmi, adesso sto iniziando a dare di matto, hanno cancellato il suo volo e resterà qui per le prossime otto settimane: ho il blues del contenimento”.  

Da segnalare anche il canale YouTube ufficiale di Gomes che, oltre ai videoclip di quasi tutte le canzoni del disco, contiene un gradevole mini-documentario di dodici minuti sul “making of” del disco con immagini di studio, interviste a Gomes, al suo produttore/manager e ad alcuni dei musicisti che hanno suonato con lui nel disco. E, soprattutto, nelle scene in cui suona degli splendidi assoli soul con una stratocaster scorticata come le sue corde vocali, a riprova del suo valore del suo talento e del suo buon gusto, Gomes indossa la mia stessa maglietta con il logo dei Queen.

Adesso resta da capire solo una cosa: se l’attitudine più rootsy che pervade il nuovo disco si rifletterà sulle sonorità dei suoi live show, finora caratterizzati da un eccesso metallaro di distorsione e violenza sonora che mal si attagliano alla grazia di questo Containment Blues.

 

Track List

  • Make a Good Man (Wanna be Bad)
  • Hell And Half Of Georgia
  • This Broken Heart Of Mine
  • Prayin For Rain
  • No Kinda Love
  • Let Love Take Care Of Love
  • Stop Calling Women Hoes And Bitches
  • Until The End Of Time
  • Tell Somebody
  • The Greatest 4 Letter Word
  • Containment Blues