Il porto sepolto<small></small>
− Italiana, Cantautore

Andrea Chimenti

Il porto sepolto

2002 - AUDIOGLOBE
20/07/2002 - di
Non è dato sapere se abbia seguito il destino oppure una rotta precisa, ma di sicuro Andrea Chimenti non poteva approdare a un porto migliore che quello sepolto nelle parole profonde della poesia di Ungaretti.
Nella carriera di Andrea, prima con i Moda, poi da solo all’interno del Consorzio Produttori Indipendenti, fino alla fondazione dell’etichetta “Le vie dei canti”, si può intravedere un filo comune che ha guidato la sua musica, un richiamo silenzioso che l’ha resa sempre più minimale ed essenziale. Da “L’albero pazzo” a “Qohelet” e a “Il cantico dei cantici” traspare una rara dedizione al mistero insondabile dell’intimità dell’anima, un’attenzione quasi religiosa nei confronti delle note e delle canzoni, spesso svolte come parti di lettura, teatro, se non di preghiera.
Un tale vissuto non poteva che portare alla coscienza del limite della parola cantata e al tentativo di comunicarla attraverso il silenzio della poesia: la scelta di Ungaretti appare allora come una logica affinità elettiva, una comunanza di sguardi e di intenti rivolti verso la vita e la morte.
Andrea ha avuto accesso all’archivio del poeta e vi si è immerso alla ricerca di spiragli da mettere in musica. Questo disco raccoglie dieci estratti, dieci piccole contemplazioni per piano e voce, con l’aggiunta di una chitarra acustica, di una viola, di un violino e di un violoncello. Le composizioni arrivano ad appartenere tanto alla poetica di Ungaretti quanto a quella di Chimenti proprio per come la parola si intreccia con la musica nell’esprimere e nel sondare la malinconia esistenziale umana.
“Il porto sepolto” propone una serie di realtà interiori in cui immergersi (solitudine, amore, notte, cielo, dolore, silenzio) per cogliere la fragile infinità dell’esistenza: “sono stato uno stagno di buio / ora sono ubriaco / d’universo”. Ma è anche la vita stessa dei due artisti, nella loro personalità e nella loro carriera.
Al di là di un passaggio che ricorda i lievi innalzamenti recitati dei C.S.I. (“Cori descrittivi di stati d’animo di Didone”), nell’album c’è tutta la maturità e la genialità di Andrea Chimenti: “Natale” rivela lo spessore di una voce che gioca sui timbri e sulle cadenze sfumate per dare vita a stati d’animo altrimenti inafferrabili. I coretti di “Il taccuino del vecchio” scoprono la bellezza che si cela dietro i piccoli arrangiamenti del disco, mentre le chitarre di Massimo Fantoni e gli archi mettono in atto una drammaticità mai retorica.
Gli echi disturbanti de “San Martino del Carso” riescono a dare un suono tutt’altro che banale a una pietra miliare della poesia italiana, mentre gli archi di “Vanità” e “La notte bella” danno risultati ancora più apprezzabili di quelli ottenuti da Carmen Consoli.
L’unico rimpianto è la durata esigua del cd, appena trenta minuti, ma anche questa è una dote, il cui valore non è quantificabile. “… e come portati via si rimane”.


Discografia:

LA MASCHERA DEL CORVO NERO 1992
L’ALBERO PAZZO 1996
QOHELET 1997
CANTICO DEI CANTICI 1998
IL PORTO SEPOLTO 1992

Track List

  • VANITÁ|
  • LA NOTTE BELLA|
  • IL COMPLEANNO|
  • NOSTALGIA|
  • SAN MARTINO DEL CARSO|
  • CORI DESCRITTIVI DI STATI D’ANIMO DI DIDONE|
  • VANITÁ (REPRISE)|
  • NATALE|
  • DA ULTIMI CORI PER LA TERRA PROMESSA IL TACCUINO DEL VECCHIO|
  • SILENZIO

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