Bagaglio a mano<small></small>
Italiana − Canzone d`autore

Andrea Amati

Bagaglio a mano

2018 - Borsi Records
04/04/2018 - di
Andrea Amati è un giovane cantautore di Sant’Arcangelo di Romagna che qualche anno fa mi aveva colpito con un buon disco d’esordio, Via di scampo, dalla scrittura sicura e personale in cui non celava l’amore per la nostra tradizione autoriale in un continuo gioco di rimandi e influenze senza però rinunciare a una propria vena originale. Melodie accattivanti e testi mai scontati, ricchi di storie e riflessioni sui sogni e i desideri di un ragazzo che vuol mordere la vita tra speranze e difficoltà, questi i punti di forza di dieci brani coinvolgenti e di presa immediata. Un disco con molti elementi interessanti che mi aveva fatto considerare Amati un autore da seguire con attenzione negli sviluppi futuri di un percorso partito con il piede giusto.

A distanza di quattro anni Amati torna a farsi vivo con Bagaglio a mano, un lavoro fresco e ispirato in cui non solo conferma le ottime impressioni del debutto, ma rimescola anche le carte del proprio modo di comporre e in un certo senso si rimette in gioco sperimentando sonorità dal taglio indubbiamente più moderno rispetto all’impostazione classicamente cantautorale del primo disco. Niente di rivoluzionario, semplicemente ciò che è lecito aspettarsi da un giovane che vive il suo tempo. Il risultato è un ascolto assolutamente godibile perché Andrea trova così il giusto equilibrio tra leggerezza e contenuti, fruibilità e riflessione, aspetto che rende il suo messaggio ancor più appetibile.

Il titolo manifesta alla perfezione questo nuovo stato d’animo perché viaggiare con il solo bagaglio a mano, alleggeriti del superfluo, indica metaforicamente la libertà di guardare avanti senza preclusioni e anticipa cosa significhi per Amati “vivere armato solo dell’indispensabile”.

Le prime due tracce, Mi sono perso e Bagaglio a mano, sono quelle che spingono di più sull’acceleratore e sterzano decisamente verso il pop, la vera novità del disco insieme all’uso di elettronica e programmazioni, caratterizzate da beat pressante e suoni sintetici, una scelta inaspettata e coraggiosa per un artista che ha mosso i primi passi nel mondo musicale reinterpretando Fabrizio De André e Luigi Tenco. La struttura di queste canzoni è certamente orecchiabile e radiofonica, ma ripetuti ascolti mi hanno convinto che in fondo non c’è niente di male a cercare di arrivare ad un pubblico potenzialmente più numeroso, specialmente quando si ha qualcosa da dire. Attenzione quindi a non confondere “leggerezza” con “superficialità” perché i testi racchiudono parecchia ironia e disincanto e trattano temi assolutamente non banali: dall’impasse iniziale “non potendo più scegliere, ho scelto il naufragio. Mi sono perso, perso in fondo a un sogno che ho provato ad inseguire troppo a lungo” si passa alla constatazione “ho perso ogni scommessa, ecco è tutto qua, lasciare indietro tutto ci vuole abilità. La paura che ci prende, che fa cambiare, non è un’eredità, adesso viaggio più leggero” e alla decisione volitiva “È scelta di vita, libera uscita, discesa mista alla salita.” Ecco, ho apprezzato soprattutto la sua visione positiva della vita, da prendere così com’è, con filosofia, senza piangersi addosso inutilmente, da affrontare con serena determinazione.

Oltre agli episodi più eclatanti e d’impatto, c’è naturalmente dell’altro, canzoni di spessore in cui ritroviamo l’Amati più propriamente cantautore, meno preoccupato di trovare soluzioni di facile effetto, concentrato piuttosto sui contenuti. Due brani in particolare hanno colpito la mia attenzione: Cose, splendida ballata dal testo molto intenso, “possiamo unirci nella lotta al grande vuoto, complici e migliori, ritrovarci a braccia aperte e poi morire, morire di risate, e di vita che prevale” intrecciato al magnifico volare del violino di Federico Mecozzi e l’introspettiva Altrove, “che parta questa nave senza promesse da conquistare, senza ragioni ancora per restare a guardare”, che esprime con morbide pennellate la ricerca di una via d’uscita. Di altrettanto valore il resto, per esempio il girotondo inebriante di Carmen, costruita intorno al celeberrimo motivo di Bizet, che ritrae il frivolo mondo della moda, tutto apparenza, iphone e tatuaggi, “fingi di essere come una bambina, ma l’equilibrio a volte ti abbandona, dolce Carmen non aver paura, non può cadere chi è così leggera”, contrapposto a una vibrante e teatrale interpretazione de La ballata della moda (sì, proprio quella di Luigi Tenco) che di quel mondo attacca lo spietato conformismo.

Andrea Amati ha giocato bene le sue carte, rispetto all’esordio è cresciuto, lo si nota nella cura posta negli arrangiamenti, nella bellezza delle melodie che si fanno ricordare con facilità, nei testi che fanno pensare senza troppe complicazioni, nella visione d’insieme di un album che ha voglia di piacere e di farsi ascoltare. Lo spunto iniziale del disco viene dalla lettura, consumata in poco più di un’ora, del libro “Solo bagaglio a mano” di Gabriele Romagnoli, in cui l’autore sostiene che nella vita abbiamo a disposizione quarantasei ore di felicità: ebbene Andrea, come canta nella title track, ne aggiunge addirittura un’altra. Obiettivo auspicabile? Certo, basta viaggiare leggeri.

Track List

  • Mi sono perso
  • Bagaglio a mano
  • Cose
  • Altrove
  • Carmen
  • La ballata della moda
  • Salvo
  • Bacio botto
  • Il muro
  • VerrĂ  il tempo

Concerti Andrea Amati

  • Andrea Amati @ Teatro Tenda Bressanvido

    28Settembre