Peace<small></small>
Americana • Rock

Anders Osborne Peace

2013 - Alligator Records / IRD

15/10/2013 di Luciano Re

#Anders Osborne#Americana#Rock

Un titolo che più rassicurante non si può – Peace – ed un’immagine di copertina inquietante la sua parte – una bimba dal volto paffuto, con tanto di nastro rosso tra i capelli, ma con uno sguardo minaccioso ed il dito medio della mano destra ostentato in un gesto inequivocabile (e, tra l’altro, circola già la versione edulcorata da un strategico sticker che trasforma quel gesto in una più confortante “V” di vittoria)– sono il biglietto da visita con cui si presenta il nuovo album di Anders Osborne, da poco pubblicato dalla Alligator Records.

Una contrapposizione tra titolo ed immagine che sembra quasi anticipare il contrasto o, quantomeno, la variabilità di suoni ed atmosfere musicali che si succedono durante l’ascolto del CD, come peraltro caratteristica distintiva già nei precedenti lavori di Osborne.

La sequenza dei tre brani collocati al centro di una track list di undici porta alle sue estreme conseguenze la caleidoscopica capacità compositiva di mister Osborne, fungendo quasi da spartiacque dell’album stesso.

Una sequenza che prende il via con Five Bullets, pezzo aperto da un riff chitarristico durissimo che prosegue poi con un andamento funky ed un cantato prossimo ai confini con il rap.

A seguire il brano più breve dell’album Brush Up Against Me, una sorta di intermezzo sospeso tra psichedelia e rumorismo che sfocia poi nella splendida Sentimental Times – forse il pezzo più bello dell’album, a giudizio del sottoscritto - una ballata dall’incedere solenne, con una sezione fiati a fare da contrappunto alla voce ispirata di Osborne e al piano che sottolinea la melodia nella parte centrale del brano.

Ma il ricco e variegato catalogo non si esaurisce qui: all’attivo di Osborne anche la title track che apre l’album con suoni in perfetto stile noise (non spaventatevi: è proprio così, non avete comprato un CD difettoso…) e si distende poi in una cavalcata elettrica che non può non rimandare al Neil Young degli anni Settanta (o, magari, a quello del suo ultimo album Psychedelic Pills) a cui fa seguito 47, brano scelto come singolo, già in rotazione grazie al video ufficiale presente su youtube.

Una sorta di riflessione peraltro condotta su un ritmo trascinante sulle diverse età della vita, con un micidiale assolo di chitarra in chiusura: a young man's dream at 17/Got shit done at 21/at 32, I met you/I made a little money at 40/I made a little money at 40/I made a little money at 40/But nothing happens at 47.....

Chitarre acustiche in bell’evidenza nell’apertura di I’m ready - altro vertice del disco, dal vago sapore West Coast – a cui si affianca poi l’organo che conduce ad una chiusura affidata all’immancabile assolo di Osborne, chitarrista tra i più quotati nell’attuale scena americana.

Unico pezzo sotto tono -­ ma si tratta forse di una questione di gusto personale – Sarah Anne, caratterizzata da un ritmo caraibico che suona un po’ fuori contesto anche in un album così eterogeneo per ispirazione musicale, mentre nella conclusiva My Son piacciono parecchio le armonie vocali (e anche qui il riferimento a certe atmosfere West Coast anni Settanta non sembra azzardato).

Nato a Uddevalla in Svezia, classe 1966 (a conferma dell’ispirazione assolutamente autobiografica di 47), stabilitosi per scelta a New Orleans (ma, in una intervista, ha ribaltato i termini della questione: I think I chose Louisiana because Louisiana chose me’), città dai molteplici umori musicali che certamente si riflettono nel suo lavoro, Osborne vanta una carriera discografica cominciata già sul finire degli anni Ottanta che ha subito una svolta importante con la firma per la Alligator Records avvenuta nel 2010.

Peace è infatti il terzo album reaizzato da Anders Osborne per l’etichetta di Chicago, dopo American Patchwork del 2010 e l’ottimo Black Eye Galaxy dello scorso anno, a cui va ad aggiungersi anche l’EP Three Amigos uscito nei primi mesi di quest’anno, a dimostrazione di un periodo di particolare prolificità compositiva che, a giudicare da questo nuovo lavoro, non va certo a scapito della qualità.

Track List

  • Peace
  • 47
  • Let It Go
  • Windows
  • Five Bullets
  • Brush Up Against Me
  • Sentimental Times
  • Dream Girl
  • Sarah Anne
  • I`m Ready
  • My Son

Articoli Collegati

Anders Osborne

Orpheus and the Mermaids

Recensione di Leandro Diana

Anders Osborne

Black Eye Galaxy

Recensione di Samuele Romano

Anders Osborne

American Patchwork

Recensione di Andrea Rossi

Anders Osborne

Coming down

Recensione di Christian Verzeletti