Coming down<small></small>
Americana

Anders Osborne Coming down

2007 - MC Records

30/11/2007 di Christian Verzeletti

#Anders Osborne#Americana

Da un paio d’anni a questa parte, ovvero dalla tragedia dell’uragano Katrina, tante sono state le voci che si sono alzate per cantare il dolore di New Orleans: musicisti che vi hanno vissuto, che vi sono passati, che ne se sono stati influenzati, ispirati o anche solo toccati a distanza. A maggior ragione ci pare logico che alla Crescent City dedichi il suo omaggio chi ne è stato adottato, come Anders Osborne, che proprio grazie a New Orleans ha avuto la possibilità di costruirsi una carriera.
Svedese di nascita, Osborne ha sviluppato il suo suono miscelando sapori roots in un impasto genuino, spesso vibrante (si prendano “Living room” e soprattutto “Ash Wednesday Blues”, ma anche il “Tipitina´s Live 2006”), e ha prestato la sua scrittura a parecchi nomi con risultati anche di rilievo.
Lo scrivere canzoni per altri lo aveva forse distratto dal suo cammino: se si esclude un omaggio alla Louisiana piuttosto sottotono (“Bury the hatchet”), era da sei anni che Osborne non pubblicava un nuovo disco in studio e si temeva che stesse cominciando a trascurare la sua musica.
Toglie ogni dubbio questo “Coming down”, una decina di brani cantati da un cuore malato e intrisi di passione quanto basta per catturare gli aficionados.
Balza subito all’occhio quanto la voce e il suono dell’album siano debitori al miglior Van Morrison, ma, visto che ormai è da troppo tempo che l’irlandese realizza dischi più di mestiere che di romance, “Coming down” suona come merce rara, soprattutto con i tempi che corrono nell’attuale ambiente musicale.
La scaletta è composta da ballate romantiche, votate ad un suono acustico reso personale ora dai ricami del djembé di Wally Ingram, ora dalla tuba di Kirk Joseph che spesso fa le veci del basso.
L’atmosfera è quella soulful che potete immaginare se conoscete i vecchi dischi di Van Morrison: non si raggiungono altezze astrali, ma l’intensità non manca con buone dosi di spazzole e un piano a creare vaghi sentori jazz.
I pezzi più riusciti sono “Spotlight”, in cui il djembé porta una luce di sbieco, e “Summertime in New Orleans”, una dedica colma di nostalgia con rimandi specifici alla città e alla sua musica.
Osborne è bravo ad inserire particolari che sfiorano l’anima dei pezzi da angolature sottilmente diverse: un’armonica, un fischio, un piano elettrico, un accenno ragtime, delle percussioni. Così facendo non perde il filo del discorso nemmeno nelle tracce più lunghe, come “When I´m back on my feet” e “My old heart”, e può procedere sempre più a fondo nel rimpianto fino a chiudere con una ballata figlia di Jackson Browne, che rimane il modo migliore per guardare in faccia una realtà devastata. Come quella di New Orleans.

Track List

  • Coming Down|
  • Spotlight|
  • Summertime In New Orleans|
  • Back On Dumaine|
  • Oh Katrina|
  • When I´m Back On My Feet|
  • I´ve Got a Woman|
  • My Old Heart|
  • Miss You When I´m Gone|
  • Lucky One

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