American Patchwork<small></small>
Americana

Anders Osborne American Patchwork

2010 - Alligator / IRD

28/09/2010 di Andrea Rossi

#Anders Osborne#Americana

Anders Osborne è un musicista svedese, resident a New Orleans dal 1985, che, dopo ´Coming Down´ del 2007, ritorna sulle scene con ´American Patchwork´, disco pervaso da una cupezza di fondo in quanto ispirato da problemi personali e collettivi (la tragedia dell’uragano Katrina). Sul piano narrativo, ed emozionale, il disco è una storia di dolore e di recupero, in cui atmosfere più scure si alternano però a momenti più solari, a frammenti che riportano alla ricerca di speranza e di guarigione. Sul piano musicale, la strada scelta da Osborne per rimettere insieme i pezzi passa per il potere curativo della musica americana: le canzoni di ´American Patchwork´ navigano infatti nelle acque sicure del mainstream rock, di solida base rock blues, con un bel suono corposo che arriva dritto dagli anni ‘70, basato sull’eccellente lavoro di chitarre e sul ruolo decisivo delle tastiere, e sanno ammiccare piacevolmente al primo Kravitz (´Killing Each Other´), virare verso atmosfere californiane pop (´Meet Me in New Mexico´) o improvvisamente sparigliare la carte con una spruzzata di reggae (´Got Your Heart´). Le danze si aprono con l’ottima ´On the Road to Charlie Parker´: un inizio pesante con uno dei brani migliori, in cui Osborne disegna una storia di dipendenza, cantata con tragicità su un tappeto di chitarre blues sostenute dall’Hammond. Costruita su una melodia soul e su riff di chitarre leggermente funk che ne alleggeriscono la tensione, la successiva ´Echoes of My Sins´ continua il racconto di chi ´ha suonato senza gioia´ ed ha rischiato di buttare via la propria vita, ´camminando nell’ombra di se stesso´. Sulla stessa strada si muove il migliore brano del disco, ´Darkness at the Bottom´, che regala sei minuti devastanti di rock blues cupo, invasato e potentissimo. Non tutta la scrittura, e l’emozione che il disco riesce a trasmettere, è però a questo livello, dato che soprattutto le ballads non appaiono particolarmente memorabili: la poco incisiva ´Acapulco´ sembra derivare da uno strano incontro tra Ron Sexsmith e Rufus Wainwright, ´Standing with Angels´ e la finale ´Call on Me´ sono sciape, il reggae di ´Got Your Heart´ è simpatico ma niente più. In sintesi, disco toccante sul piano narrativo, versatile sul piano musicale ma non tutto di pari livello, in cui il Nostro dà il suo meglio nelle atmosfere roventi ed heavy blues in cui lascia andare a briglia sciolta la propria chitarra e la sua voce. Che disco sarebbe stato se il timone avesse tenuto la rotta più decisamente in questa direzione?

Track List

  • On The Road To Charlie Parker
  • Echoes Of My Sins
  • Got Your Heart
  • Killing Each Other
  • Acapulco
  • Darkness At The Bottom
  • Standing With Angels
  • Love Is Taking Its Toll
  • Meet Me In New Mexico
  • Call On Me

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