Atto zero<small></small>
Emergenti • Alternative • hip-hop, rap

Anastasio Atto zero

2020 - RCA

02/04/2020 di Antonio Corcillo

#Anastasio#Emergenti#Alternative

In contemporanea con l’esperienza sanremese, il vincitore di XFactor 2018 Anastasio pubblica Atto zero, la sua prima raccolta di inediti.
La prima traccia, omonima all’album, pare una dichiarazione d’intenti di chi deve compiere azioni cruente. Dalla preparazione accostata al gesto dell’atleta che tende i tendini fino al “kick-boom” dell’esplorazione, suscitando stupore nei passanti. Notre dame, simbolo dell’occidente, ora è in fiamme, evento letto come uno schianto dei valori. La base trasmette angoscia anche per via delle percussioni.
Dei bassi ci portano a Straniero, pare intenzionato a fare un bilancio della propria vita: “Ho scontato un milione di pene”, si è allontanato dalle sue origini, così da arrivare in un altro luogo dove era visto come uno straniero. Ma una volta ritornano sui propri passi veniva ancora considerato un corpo estraneo. Sente l’esigenza di muoversi, “Perché stare fermi è una malattia”. Vuole fare il maggior numero di esperienze, vuole solo mangiarsi il mondo prima che sia troppo tardi.
Il Sabotatore inizia con l’invito a non ascoltarla, poiché non adatta al fruitore; ci dice di non essere obbligato a far rime, ma le fa naturalmente, senza sforzo. Si paragona ad un parassita che si introduce nell’ospite come “il tarlo nell'osso” per cambiare i piani; ha reso pubblico ciò che nascondeva e per questo viene legato ad un letto d’ospedale. È in fuga dalla psicopolizia, interessante riferimento al romanzo di Orwell, una forza che tenta di omologare gli individui. Nel finale dice di voler fare detonare chiunque si siede ed asseconda il sistema. L’eccessivo uso dell’autotune, unito alla batteria, aumenta lo straniamento.
Completamente agli antipodi è Il giro di Do, accompagnato da un solo giro di accordi di chitarra, ci mostra la versatilità del suono. Il giro di Do è l’ingrediente principale di molte canzoni, soprattutto d’amore. La più famosa, forse, è La canzone del sole interpretata da Lucio Battisti di cui si fa riferimento nel testo: “Cosa ho fatto con un giro di do, Io c'ho suonato le trecce bionde, e gli occhi azzurri e poi”. Tipico pezzo da eseguire intorno al fuoco.
Trovando il giusto equilibrio tra chitarra e basso, Il fattaccio del vicolo del Moro, racconta al questore l’assassinio del fratello. Loro vivevano insieme alla madre, ma una sera arrivò il fratello e l’umore della donna cambiò di colpo; sapeva che gente frequentava, erano violenti. Così affronta Gigi dicendogli: “Mamma sta male, la vuoi piantare? Se muore di crepacuore non ti saprò perdonare”, ma non serve a nulla. Il giorno dopo quando sentì il fratello e la madre litigare per la vendita di un anello, scese dal letto e si precipitò dai due. Dopo il diverbio accadde il delitto: “Prese un coltello lo mise dietro la schiena, Mamma urlava, spingeva, lo cercava di fermare, Ma lui le dà una spinta e continua ad avanzare”. L’intero pezzo è l’emblema della crudeltà del gesto.
In ultima posizione c’è Quando tutto questo finirà, invoca il Dio della guerra per fare giustizia. Si tratta  in definitiva di un album impegnato e crudo che esprime il disagio della vita di strada.

Track List

  • Atto zero
  • Narciso
  • Straniero
  • Cronache di gioventù metese
  • Rosso di rabbia
  • Il sabotatore
  • Il giro di Do
  • Castelli di carte
  • VBBN
  • Il fattaccio del vicolo del Moro
  • Quando tutto questo finirà