Holler<small></small>
Americana − Songwriting

Amy Ray

Holler

2018 - Compass Records
06/10/2018 - di
Amy Elizabeth Ray, meglio conosciuta come Amy Ray, nasce in un piccolo paese della Georgia chiamato Decatur. Alla scuola elementare, Amy incontra Emily Saliers con cui, nel 1981 registra il primo demo e con cui, nel 1985, fonda il duo folk Indigo Girls.

All’attività del gruppo, Amy affianca anche un’attività solista che la porta a pubblicare, tra il 2001 e il 2014, ben cinque album di studio e tre live album. Holler arriva a distanza di quattro anni da Goodnight Tender ed è il suo sesto album di studio.

Amy Ray è anche attivista per i diritti delle donne e degli omosessuali, sostiene le battaglie per diritti dei nativi americani, per il controllo delle armi ed è anche una convinta ambientalista. Questi temi sono da sempre presenti nelle sue canzoni e i testi di questo nuovo album non fanno eccezione.

Holler affonda le proprie radici nel traditional country, nel Southern Rock, nella mountain music, nel gospel e nel bluegrass.

I riferimenti musicali di Amy Ray sono chiari: Allman Brothers, Tom Petty, Bruce Springsteen, Neil Young, Patty Griffin e, più recenti, come Tedeschi Trucks Band. Personalmente ritrovo anche sonorità simili ai Whiskeytown di Ryan Adams, agli Uncle Tupelo e ai Son Volt da Jay Farrar, a Sturgill Simpson e ancora a Tyler Childers, cioè le nuove generazioni di artisti che hanno rivisitato, fuso e reso contemporanei generi musicaliconsiderati più tradizionali.

Uno degli aspetti più interessanti di Holler è sicuramente il fatto che sia stato registrato in analogico su cassetta e, solo in seguito, sia stato trasformato in digitale. Questo rende i brani più veriperché sembrano “live”.

Per la produzione Amy Ray ha scelto Brian Speiser, da più di diciassette anni collaboratore della Tedeschi Trucks Band.

I contributi vocali di Vince Gill, Brandi Carlile, The Wood Brothers e la slide guitar di Derek Trucks hanno reso i brani ancora più affascinanti.

La band (Jeff Fielder, chitarra e dobro; Matt Smith, pedal steel, chitarra e dobro; Adrian Carter, violino; Kerry Brooks, basso e mandolino; Jim Brock, batteria e percussioni) è la stessa che accompagna Amy Ray in concerto. A loro, per la registrazione si sono aggiunti la bravissima Alison Brown al banjo e, alle tastiere, Kofi Burbridge della Tedeschi Trucks Band.

L’album si apre con una “intro” molto leggera Gracie’s Dawn(Prelude), anche se il vero inizio è Sure Feels Good Anyway,brano in perfetto stile “americano del Sud” in cui la frase che si ripete nel ritornello come un mantra “I know you don’t like me but it sure feels good anyway” è un riferimento agli abitanti della sua città, “intossicati” dall’odio razziale e dall’omofobia.

Dadgum Down, il secondo brano, è un vero gioiello. Composto al banjo, così come rivelato dalla stessa cantautrice, esalta la bellezza del suono di questo strumento, suonato da Alison Brown.

Tonight I’m Paying the Rent è, a mio parere, la canzone simbolo dell’album, in cui si ritrovano nuovamente temi di attualità, anche il tema del viaggio. Così inizia, infatti, questo brano: “I drove all night to sing in Nashville, a couple of songs at the Bluebird Café”.

Segue Holler, il brano che dà il titolo all’album. “Holler” significa urlare e, in effetti, ci si aspetterebbe una canzone molto potente, in perfetto “Southern rock”. Al contrario, si tratta di una bellissima ballata. E’ proprio questo il brano con cui si riesce ad apprezzare al meglio la voce di Amy.

Jesus Was a Walking Man è un gospel. Si tratta di un brano di matrice tradizionale che vede la partecipazione di Rutha Mae Harris dei Freedom Singers. 

L’album si chiude con Didn’t Know a Damn Thing che tratta il tema della sua adolescenza e dell’essere inconsapevole di quello che le stava accadendo intorno, in particolare dell’odio razziale diffuso negli Stati del Sud degli Stati Uniti.

Ho davvero apprezzato Holler sia per i temi ma anche per come è stato pensato, costruito e prodotto e ho trovato molto interessante l’inserimento di “intermezzi” e del “preludio” iniziale.

Holler non è solo un album ma è un racconto di vita vissuta, di ideali, di emozioni, di speranze. Ogni canzone è una storia e come tale ha un inizio e una fine. Da ascoltare e riascoltare.

Track List

  • Gracie’s Dawn (Prelude)
  • Sure Feels Good Anyway
  • Dadgum Down
  • Last Taxi Fare
  • Old Lady Interlude
  • Sparrow’s Boogie
  • Oh City Man
  • Fine With the Dark
  • Tonight I’m Paying the Rent
  • Holler
  • Jesus Was a Walking Man
  • Sparrow’s Lullaby
  • Bondsman (Evening in Missouri)
  • Didn’t Know a Damn Thing