Vulgus<small></small>
− Italiana, Hip-Hop

Almamegretta

Vulgus

2008 - Edel
21/03/2008 - di
Nella trepidazione accalorata di assistere alla reunion tra Raiz e i suoi amici di una vita, il luglio prossimo al Neapolis Festival dove saliranno sul palco anche i Massive Attack, arrivano gli Almamegretta con il nuovissimo album “Vulgus”, ennesimo gioiello della band napoletana che ad ogni uscita discografica esercita una tale forza magnetica da scardinare il terzo orecchio recondito, in cui ci si abbandona al deglutire in un “coma di grazia” che ha un’unica eco: Dilatazione, Dilatazione, Dilatazione!
Il loro non è un mondo sonoro, è un cosmo a parte che stordisce, antigravitazionale ad interim, per l’appunto Almamegretta anima migrante, senza pace ma che acquieta, un no-spazio/tempo che fruscia, ti violenta senza colpo ferire e si dilegua da dove è venuto. Dal nulla.
Un album che vede, oltre la partecipazione in studio di Raiz, guests del calibro di: Princess Julianna, che fu già ospite in Lingo del 1998, Peppe Lanzetta, Piero Brega e Napo Camassa ex componenti del Canzoniere del Lazio, Marina e Zaira Mulopulos, il grande Lucariello e il diamante Horace Andy, leggendaria voce storica dei Massive Attack.
Gli Almamegretta sono acuti osservatori sonici lungo gli acciottolati sentieri del mondo, assorbono odori antichi e li prezzano d’avanguardia, sollecitano tecnologie “a fa’ ammore” con spiriti atavici; un percorso stilistico che negli anni si è sempre più smussato dalla grezza intelaiatura da hinterland per aprirsi definitivamente, in dettami complessi raffinatissimi, al “tutto” , dove l’incontro elaborato tra tradizione etnica, Hi-Tech e una certa poetica tribale, non è più concepito come “mera occasione d’impatto”, ma come nuova alfabetizzazione musicale, sussurro e palpitaziono che “amplifica l’uomo” attraverso programming di sangue e carne.
“Vulgus” lascia il segno indelebile della Napoli mediorientale e dell’America down-town: delay di voci, evocazioni, ectoplasmi, riverberi black & soul (“Guarda annanz’”, “Just Say Who”), step dancehall (“Mo Basta”, “Primmavera Nova”), un tripudio ricamato di vibrazioni trip- hop, dub, muffin, soft reggae e drum’n’bass che nell’infinito tour di loops effettati e nenie arabeggianti (“E da piccolo fanciullo Incominciai”) sradica l’anima.
Non si può descrivere a parole l’intero tracciato delle quattordici tracce, sarebbe come provare a descrivere il colore dell’aria; impossibile pianificare stesure indicatrici di questa o quell’altra pista a discapito di una terza o quarta, bisogna viverle nel centro del loro vertigo, occorre staccare i fili che ancorano alla materialità, in quanto gli Almamegretta non fanno dischi, “fabbricano” stati mentali che sballottano indifferentemente da una dimensione e l’altra, tra sequencer e kebab.
È l’ennesima opera che si insinua tra testa e gambe: con un serpentino groove etereo, con l’open-space dei suoni (“Just say Who-Gaudi Rootikal Rmx”) dapprima ti imbambola, poi quelle gambe te le spezza.

Track List

  • Vulgus|
  • High and Dry|
  • Guarda annanz’|
  • Just Say Who|
  • Mo Basta|
  • Primmavera Nova|
  • Che a Fa’|
  • E Da Piccolo Fanciullo Incominciai|
  • Bum Bum|
  • What Have You Done?|
  • Pompei Day|
  • Black Wave|
  • Shangri La|
  • Just Say Who –Gaudi Rootikal Rmx

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