Canzoni rubate<small></small>
− Italiana, Jazz

Alfredo Rey E La Sua Orchestra

Canzoni rubate

2006 - NUN
06/06/2006 - di
Alfredo Rey è un musicista attivo da qualche anno giunto al suo secondo disco (“Alta infedeltà” e “Canzoni rubate”). Come per il precedente album, Alfredo Rey si diverte anche questa volta a prendere dei brani appartenenti al patrimonio musicale conosciuto su larga scala e a reinventarli orchestrandoli con un piglio jazz. Ci mette dentro molto swing nelle orchestrazioni, di quello per ballare, sorretto da vari innesti di fiati e archi.
“Canzoni rubate” non è solo un disco, è anche una storia: quella contenuta nel libretto, che scorre fra le fotografie virate seppia; una storia ambientata in un futuro lontano un trentennio da noi ma che ha il sapore di passato, passato da circa un secolo.
Le “Canzoni rubate” sono le canzoni che le sorelle Palmesi (le due protagoniste della storia) sottraggono ad Alfredo; brani “rubati” come gli stessi brani di Rey, che riprende uno dei più tipici atteggiamenti del jazz d’oltreoceano. Infatti l’usanza fra i jazzisti di riprendere e rimodellare i grandi successi di Tin Pan Alley, noti al grande pubblico, era molto frequente. Anch’essi lavoravano inserendovi dello swing, un tempo giusto per ballare (è in quel periodo che nascono i cosiddetti jitterbugs per indicare gli appassionati di swing, frequentatori delle sale da ballo).
Pur senza Tin Pan Alley, la ripresa dei brani noti si può vedere anche nel disco di Rey che, partendo dal famoso successo delle gemelle Kessler “La notte è piccola”, passa per “Fotoromanza” della Nannini, arrivando ad uno degli standard forse più classici che è “Cherokee” fino a “Dancing in the Dark”. Per gli sviluppi presi dal jazz dopo che, con il periodo bebop, ha assunto lo statuto di arte, arte nera per eccellenza, gli appassionati all’ascolto di “Canzoni rubate” potrebbero storcere il naso. In effetti oltre a non avere le forme di improvvisazione a cui questi sono abituati è un disco orchestrato e scritto, che non cerca l’estemporaneità.
In “Canzoni rubate” vi è l’utilizzo di uno strumento caduto in disuso con il jazz delle combo: il vibrafono, strumento fondamentale nelle orchestre e sul quale si sono cimentati molti batteristi. Qui lo si può apprezzare nel suo “solo” in “Bluemoon”.
Bello anche l’assolo di tromba sorretto dagli archi in “On a little day in Singapore”. Fra gli stacchi con echi radiofonici e metallici della voce, le canzoni si susseguono in modo scorrevole: questo disco di “Canzoni rubate” è caldo e piacevole, non richiede un ascolto concentrato ma concede un piacere estetico a chiunque voglia avvicinarvisi anche per poco, anche di sfuggita.

Track List

  • Intro|
  • Opus one|
  • La notte è piccola|
  • Night and day|
  • Fotoromanza|
  • Frenesi|
  • Cherokee|
  • Dancing in the dark|
  • Blue Moon|
  • Laura|
  • Holiday for strings|
  • Don’t be that way|
  • Begin the beguine|
  • Stardust|
  • On a little street in Singapore|
  • Let’s face the music and the dance|
  • I’m getting sentimental over you|
  • Moonlight serenade