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Jazz Blues Black

Alessandro Gwis

Alessandro gwis

2006 - CNI / La Frontiera
30/05/2006 - di
Questo disco omonimo è l’esordio da solista per Alessandro Gwis, prima pianista della formazione Aires Tango. L’album rappresenta in qualche modo la sua storia artistica, riproponendone le tappe e le stazioni musicali su cui si è fermato in questi anni da sideman.
Nonostante le influenze siano molte, l’impressione che si ha ascoltando il disco è quella dell’omogeneità stilistica data dalla maturità artistica. A partire dal primo brano “Alborada” si può sentire in qualche modo l’approccio al pianoforte di Gwis, a suo modo fuori dagli schemi per la varietà proposta anche se ligio alla prassi canonica. Il contenuto nel disco è fatto di una musicalità latina, d’improvvisazione jazzistica, di una componente elettronica discreta e della tradizione colta europea mescolata al languore del tango.
È un disco che riesce ad intrecciare, a creare legami, a tessere trame, quello di Alessandro Gwis. Primo fra tutti il filo che lega la strumentazione acustica (pianoforte con suoni classici e percussioni) con l’utilizzo del suono elettronico e delle strumentazioni da studio di registrazione. I suoni elaborati elettronicamente vengono usati per mascherare, senza mai utilizzare delle sovraincisioni. Tutti i suoni elettronici vengono fatti tramite l’elaborazione del pianoforte: filtrando i timbri con strumenti digitali, di invenzione di Robert Moog, passato alla storia nel 1964 per i suoi sintetizzatori.
Luca Pirozzi al basso e Armando Sciommeri alle percussioni e batteria accompagnano il pianista lungo tutto l’album, imprimendo il carattere e la forza passionale ritmica del tango, oppure facendosi fluidi e amalgamabili durante le improvvisazioni estemporanee che come emergono vengono fissate sul disco durante la registrazione. L’album infatti si basa proprio su questo alternarsi di improvvisazioni totalmente estemporanee con brani invece premeditati.
Questo è uno dei punti forti del disco di Gwis che riesce con grande maestria a presentare improvvisazioni senza l’ostinato ripetersi jazzistico e senza cadere nella concezione avanguardistica di una musica aleatoria (John Cage ad esempio, che evidentemente ha ascoltato e a cui dedica un brano “John Cage clocks”) dove la guida musicale è solo la componete stocastica.
Questo insomma è decisamente un album strumentale ben riuscito, dove la componente virtuosistica non fa da padrone, ma cede il passo alle caratteristiche melodiche oppure agli spazi di comune improvvisazione che possono sfociare in suoni/rumori elettronici, non risultando però mai un limite (“Alfabeto dell’Angelo”).
Alessandro Gwis è un altro di quei pianisti di cui tenere conto per la sua capacità comunicativa e per la l’intimità che sprigiona in questo omonimo disco d’esordio.

Track List

  • Alborada|
  • Marzo summer spleen|
  • Which was it?|
  • Showers|
  • Agosto Noir|
  • Finestre|
  • Stazioni|
  • Alfabeto dell’angelo|
  • Crisalide|
  • Cuentos da payasos|
  • Counterpoints|
  • John Cage clocks|
  • Ajedrez|
  • Which dreamed it?

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