Poste e telegrafi<small></small>
− Italiana, Strumentale

Alessandro “asso” Stefana

Poste e telegrafi

2007 - Important Records
04/05/2007 - di
Il chitarrista bresciano Alessandro Stefana, nonostante la giovane età, può già vantare un curriculum davvero importante, avendo suonato e collaborato con musicisti del calibro di Vinicio Capossela, Emidio Clementi (El Muniria), Goodmorning Boy, oltre alle collaborazioni con Cristina Donà e Marco Parente.
La personalità del giovane polistrumentista (principalmente si occupa – e benissimo – di chitarre, ma qua lo vediamo/sentiamo alle prese anche con banjo, kalimba, organo, omnichord, balaphone …) si rivela però per la prima volta in forma autonoma in questo “Poste e Telegrafi”, esordio in proprio in uscita per l’americana Important Records.
Ed è un bel sentire, tra echi di un immaginario western tra Peckinpah e Leone, psichedelia vintage unita al blues rurale ed atmosfere evocative, Stefana rivela un inaspettato talento come compositore di colonne sonore immaginarie (caratteristica che sembra accomunare molti musicisti di quest’ultima generazione, probabilmente già un po’ troppo sognante di suo, nel bene e nel male), riuscendo a non annoiare mai, nemmeno nei nove minuti della oniricissima e afosa “Semi tostati di cielo”, grazie soprattutto agli arrangiamenti chitarristici, mai banali (nemmeno l’effetto chorus un po’ anni ’80 in “Motel”, che trova subito la sua giusta collocazione nell’immaginario del disco).
I riferimenti più ovvi portano, come ovvio, dalle parti del Ry Cooder strumentale (soprattutto in “Fiori campionati”), ma anche, forse in maniera meno scontata, verso le sonorità aspre e liriche del grande John Cipollina (“Poste e telegrafi blues”, “Whales cemetery”), mentre l’apertura di “western soda” è l’affascinante ibrido tra il tema di uno spaghetti western e i Calexico. La chiusura di “Titoli di coda” sembra invece richiamare qualcosa dei lavori di Angelo Badalamenti con David Lynch (ancora gli ’80?!), rendendo in definitiva piuttosto difficile inquadrare “Poste e telegrafi” in un sistema di definizioni calzante, al di fuori ovviamente del concepire il disco, come già detto, come una immaginaria soundtrack.
Resta da vedere cosa combinerebbe Stefana alle prese con materiale più “tangibile” (sarà un passo dovuto, in caso di un seguito che non sia una colonna sonora vera e propria) e meno onirico di queste, comunque affascinantissime, canzoni.
La presenza di ospiti illustri come Marc Ribot, Leo Abrahams, Enrico Gabrielli (Mariposa, Afterhours), è il tocco in più che, se ce ne fosse bisogno, garantisce sulla qualità del prodotto in uscita, non a caso, per un’etichetta statunitense e non italiana. Verrebbe da chiedersi perché questo ed altri dischi, che contribuirebbero a dare del rock del Bel Paese un’immagine finalmente affrancata dalle lamentosità indie e dalle facilonerie pop, vengano ignorati dalle etichette indipendenti nostrane, e magari anche da un pubblico che sembra essere ormai pigro e innamorato degli stereotipi quanto quello sanremese.
L’indie nostrano non vive di buona salute, ma almeno adesso sappiamo che non è il caso di prendersela con i musicisti. Quelli buoni ci sono, eccome.

Track List

  • Western Soda|
  • Semi tostati di cielo|
  • Motel|
  • Poste e telegrafi blues|
  • Fiori campionati|
  • Whales Cemetary|
  • Titoli di coda

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