The Crossing<small></small>
Americana − Rock

Alejandro Escovedo & Don Antonio

The Crossing

2018 - Yep Roc Records
01/10/2018 - di


“Alejandro ha questa `aura`. Ha una forte presenza spirituale e carismatica. Il suo volto assomiglia a una maschera maya, fuori dal tempo e dallo spazio”. Per Antonio Gramentieri, leader di Don Antonio, Escovedo è la quintessenza della “sua” America, il profilo immortale di un continente, la storia e il mito che non tramonteranno mai. Difficile che tra i due non scoccasse un feeeling immediato e poi un`amicizia, nata durante un lungo tour europeo (ben 35 date) legato al precedente lavoro del grande texano (Burn Something Beautiful, 2016), con diverse tappe italiane che in tanti ricordiamo come un incrocio esaltante tra tagliente energia punk e raffinati ricami chitarristici. E lì che è maturata l`idea di The Crossing, radicato come i cactus della copertina nelle storie raccolte tra gli immigrati messicani in Texas e poi fatto crescere negli studi di Villafranca di Forlì con la coproduzione di Brian Deck. Ale & Don si trasformano nei loro alter ego Diego & Salvo, protagonisti nei solchi di questo concept album: uno è un messicano dello stato di Cohauila, l`altro è un calabrese che lavora nel ristorante dello zio a Galveston (Texas). Insieme partono alla scoperta di un`America che non c`è più, quella fuggevole e romantica e dei loro sogni, scolpita nelle pagine dei romanzi e nell`irruenza senza sconti della loro musica preferita.

The Crossing è un`opera generosa per la lunghezza del racconto (ben 17 tracce), la cura dei particolari e la meticolosità degli arrangiamenti, che in parte indirizzano e ricalibrano l`esuberanza di Escovedo, il texano atipico che non rinnega le radici musicali della sua terra ma che porta con sé indelebile l`esperienza dei Nuns, la band glam punk fondata a San Francisco e approdata sulla rumorosa scena newyorkese nell`ultimo scorcio degli anni `70. È un disco figlio di una curiosa connection "texano-messican-romagnola" che ha l`ambizione, il passo e la grandeur di una sceneggiatura cinematografica, piazzata nel bel mezzo di un`epoca dove di attraversamenti non si vuol più sentir parlare e sui confini si innalzano muri reali e virtuali di ruvida stupidità. Le tracce partono spesso piuttosto spoglie per poi arricchirsi di strumenti (tastiere, fiati, archi) e debordare nel finale: due esempi di questo stile sono Footsteps In The Shadows, pezzo a combustione lenta, e la ballatona Something Blue. L`interpretazione di Escovedo suona forse meno diretta che in episodi recenti, ma più profonda e consapevole, e recupera l`irresistibile romanticismo di dischi come Street Songs of Love (2010). A sostenerlo c`è una band tutta romagnola, da Modigliana, guidata da Antonio Gramentieri, chitarrista vigoroso ma ricco di sfumature originali, con i suoi Don Antonio: Denis Valentini al basso, Matteo Monti alla batteria, Nicola Peruch alle tastiere, Gianni Perinelli e Francesco Valtieri ai fiati. E che un mostro sacro come l`artista texano li abbia scelti è sicuramente un piccolo motivo di orgoglio nazionale.

Se i temi di The Crossing rivelano un`unica sorgente d`ispirazione, la tavolozza musicale è molto ricca, quasi una summa di tutto l`Escovedo-pensiero che si dispiega per un`ora abbondante. Andare è un`ouverture che strizza l`occhio a Morricone e a tutta la tradizione della colonne sonore in chiave tricolore, ma non è l`unico brano strumentale: Amor Puro, più avanti, richiama i Los Lobos di Kiko mischiati a una spruzzata di ritmi latino-americani e folk italiano. Sulla stessa linea la swingante Flying, cantata in parte in italiano, una “canzonetta” leggera e ironica segnata dalla clarinetto basso di Gianni Perinelli. Ci sono poi un pugno di notevoli talking song, in parte o in toto, con la voce scarnificata di Peter Perrett (The Only Ones) su Waiting For Me, l`intervento di Joe Ely sulla conclusiva The Crossing e soprattutto la chiacchierata di Freddy Trujillo (Richmond Fontaine) in Rio Navidad, al crocevia tra un etereo riff di chitarra, suoni da balera e suggestioni cinematografiche. Texas Is My Mother e ancora The Crossing rivelano le consuete influenze “bowiane” nello stile e nel timbro della voce, una piacevole abitudine per che si è fatto produrre una trilogia di dischi di altissimo livello da Tony Visconti. Ma non mancano nemmeno violente rasoiate di ritmo ed elettricità: Teenage Luggage, con James Williamson (The Stooges), e Fury And Fire hanno lo stesso spirito dei pezzi del precedente Burn Something Beautiful e non fanno prigionieri; la sguaiata Sonica USA con Wayne Kramer (MC5) ha buone probabilità di diventare l`inno da concerto di The Crossing; Outlaw For You vira più verso il rock`n`roll, mentre ascoltiamo Escovedo declamare il suo personale Pantheon di “fuorilegge”, da Jack Kerouac a Octavio Paz, da Allen Ginsberg a James Dean. 

Tanta, troppa roba per un solo Cd? Forse sì, ma in fondo l`abbondanza non è un problema, perché The Crossing merita tempo e dedizione come poche altre cose ascoltate in questo 2018.



 

Track List

  • Andare
  • Footsteps In The Shadows
  • Texas Is My Mother
  • Teenage Luggage
  • Something Blue
  • Outlaw For You
  • Amor Puro
  • Waiting For Me
  • How Many Times
  • Cherry Blossom Rain
  • Sonica USA
  • Rio Navidad
  • Silver City
  • Fury And Fire
  • Flying
  • MC Overload
  • The Crossing

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