Discarica di sogni<small></small>
Italiana − Alternative − rock, shoegaze, synth-rock, indie

Alchera

Discarica di sogni

2011 - My Place Records/Venus/Believe Digital
22/08/2011 - di
Lividi e cera, passioni nude, un cuore dato in pasto alla violenza indifferente di sentimenti labili: nella Discarica di sogni dei siciliani Alchera, al terzo album, i sentimenti sono forze ed energie che tagliano l’aria, eccitano e feriscono le speranze, esaltano o mandano in frantumi l’intensità fisica e poetica dell’amore.

“Come fan presto ad appassire le rose” recita d’altronde un verso de La canzone dell´amore perduto di Fabrizio De Andrè, che sancisce la naturale caducità di ogni cosa e qui è completamente svestita e riabbigliata di chitarre fonde, umide di una malinconia dolorosa e pensosa, bassi sotto traccia e brevi, radi squarci di synths.

Il quintetto, attivo dalla fine degli anni ’90, ci offre un alternative rock che si tinge dei colori polposi e scuri di un post-rock riflessivo ed insieme lacerante, delle sfumature tenui di baluginii commossi di synths delicati (la lieve lullaby elettronica, eterea e sospesa, Come cera), dei colori accesi di un synth-rock sofferto o di quelli impalpabili e liquidi di vertigini shoegaze.

Nelle canzoni il freddo del cuore divorato si riscalda in suoni ora leggeri come incantesimi, ora caldi di riff viscerali. Facile pensare che dentro i momenti più virulenti e turbati dorma l’ombra degli Afterhours, e in quelli più pulsanti, che trascinano in un ritmo ballabile, forse serpeggi il ricordo dei Subsonica (v. Quindici agosto), ma non mancano anche momenti in cui l’elettronica si fa più estrema e spinta, lambendo quasi territori alt-dance (la strumentale cavalcata cinematica Electrowest) o brani rallentati e onirici, quasi di un dream pop elettronico e minimale, come Tramonto petrolchimico.

Non c’è originalità assoluta forse ancora, ma le interpretazioni del front-man Alessio sono gonfie di un pathos ben calibrato (v. ad es. L’impossibilità) e le sonorità sanno avvolgere e abbracciare con alchimie calde ed ispirate, che dosano efficacemente suoni analogici, sintetici ed elettronici.

I versi possiedono un’aura lirica mai astrusa, ma “decadente” e fascinosa; una menzione speciale merita il brano d’apertura Livido, scrigno di un distacco preannunciato, incastonato di synths di vetro che graffiano il cuore. Esso sprigiona chitarre che dilagano, acquisendo un potere evocativo dolente sempre più forte ed impetuoso.

Gli Alchera sono apostoli di un sentire sensuale e sofferente quanto impone la vita. L’esperienza c’è; speriamo che la band possa raggiungere risultati sempre più ricchi di personalità, bagnati d’ombra e di umori come oggi.







Track List

  • Livido
  • Da dietro il vetro
  • Semplicemente attenta
  • Come cera
  • La canzone dell’amore perduto
  • Quindici agosto
  • Electrowest
  • L’impossibilità
  • Vestirti di me
  • Tramonto petrolchimico