Believe<small></small>
Jazz Blues Black − Blues

Albert Cummings

Believe

2020 - Provogue/Mascot
22/03/2020 - di
Un’apertura scintillante quella di Believe. Se ci fermassimo ai primi due pezzi si potrebbe pensare a un revival rhythm and blues indorato con una buone dose di chitarre sprizzanti e vitali, ma poi il disco prende una direzione più vicina a un blues innestato di soul che caratterizza il mood di un prodotto concepito negli storici Fame Studios Muscle Shoals, in Alabama. Hold On e Do What Mama Say aprono il sipario su uno scena piena di anni sessanta, di Stax e fiati alla Memphis Horns. L’intenzione è buona, forse meglio riuscita con il pezzo originale, perché comunque il piglio di Sam & Dave non è certo facile possederlo. Do What Mama Says, invece, sorretta da un’accattivante melodia e un groove che regge bene fino in fondo ricordando la meravigliosa combinazione King/Clapton di Riding With The King, dà prova di un ottimo Albert Cummings in veste compositiva. E’ la sezione fiati di Ken Waters e Brad Guin, rispettivamente al sax e alla tromba, a dare la giusta spinta all’intenzione soul. Ben coordinata con le voci femminili, dona quell’impulso discreto, mai fastoso, fluido ed essenziale come nell’effervescente Queen Of Mean, a rincorrere il sound di New Orleans.

Il lavoro del produttore Jim Ganes non manca di aggiungere quel pizzico di vigoria rock, la stessa che lo ha visto in primo piano nelle apparizioni con SRV e Santana. L’amore per il chitarrista texano non è mai stato nascosto dal nostro Cummings, primo a lavorare su un disco intero con i Double Trouble Chris Layton e Tommy Shannon (From The Heart), e nelle note in assolo di Red Rooster si sente tutta l’anima infuocata del suo idolo, pur essendo un rifacimento del brano di Willie Dixon. Dixon che ritorna su una versione di My Babe, rallentata e  rivoltata come un calzino, con la chitarra di Cummings a dettare le regole di un godibile southern anziché swingare come l’originale. La sua Fender non perde occasione per ribadire i concetti principali: stile, calore e sentimento; mai troppo oltre e una scena sempre ben impostata, a dispetto di alcuni vanesi chitarristi di casa Mascot/Provogue. Ne sono la conferma due pezzi originali, Going My Way, dalle classiche dodici battute e un sound a metà tra Memphis e Chicago, e la carnale Call My Crazy, un bluesaccio tosto e duro trattato a dovere dalle mani di un maestro. Ma Cummings si prende altre libertà, senza mai toglierne ai suoi compagni di viaggio, e si avventura fuori dalla blues-confort-zone con esiti eccellenti. Si passa  così da sentieri country a ballate melodiche, d’altro canto il suo primo amore è stato il bluegrass. La band al completo pensa a tenere alto il tiro sull’uptempo di It’s All Good, mentre Kimberlie Helton e Trinecia Butler insaporiscono il piatto a dovere prima di introdurre un meraviglioso finale tutto del protagonista. Ma ancora non basta. Il chitarrista di Williamstown, (Massachussetts) ripensa la Crazy Love di Van Morrison come una deliziosa soul ballad gestita da una sorprendente intonazione vocale e dal piano di Clayton Ivey che libera tutta l’ispirazione Muscle Shoals.

La strada è una: inseguire il flusso che attraversa il cuore di un itinerario musicale perfettamente bilanciato, proporzionato nelle sue simmetrie e nei suoi percorsi, in grado di risultare un dilettevole percorso a tappe tra brani originali e personali esecuzioni di classici indimenticabili.

E’ il senso di moderazione che dà equilibrio a tutto l’album, concetto che, di questi tempi, è forse un po’ dimenticato.

Track List

  • Hold On
  • Do What Mama Says
  • Red Rooster
  • Queen Of Mean
  • Crazy Love
  • Get Out Of Here
  • My Babe
  • It’s All Good
  • Going My Way
  • Call Me Crazy
  • Me And My Guitar