Mantova musica festival 2005<small></small>
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Mantova musica festival 2005

2005 - UPR/Edel
19/09/2005 - di
C’è festival e festival, occasioni variegate di incontro e confronto. Ciascuno con un proprio specifico modello di pubblico ed un intento più o meno manifesto, più o meno condiviso. Ci sono modalità di approccio differenti da contesto a contesto, ma poi, quando tutto è terminato, confuse e sedimentate dietro quella fitta coltre di volti, luci, sapori propri di queste rassegne, a rimanere sono le canzoni. Per quanto se ne dica è questo il senso ultimo che l’ascoltatore medio rincorre, ed è giusto che spetti ad esse, in ultima istanza, il compito di giudicarne il valore culturale e -perché no- il gradimento, in parole povere la riuscita dell’evento.
Formula vincente non si cambia, così il Mantova Musica Festival 2005, svoltosi dal 1 al 5 giugno scorsi si è ripresentato al proprio pubblico con le parole d’ordine che avevano contraddistinto la sua nascita lo scorso anno. La prima grande edizione, complice il controverso ruolo di anti-festival di Sanremo che si era imposta di assumere, aveva saputo aprire una breccia nel sistema di informazione massificato in favore di una riuscita apertura nei confronti di un mondo cantautorale “altro” e genuino, radicato nel prolifico sottobosco della produzione musicale sotterranea o comunque tenuta accuratamente al di fuori dalle consuetudini propinateci dall’ufficialità, che troppo spesso si trova a far rima con autoreferenzialità. Se fuor di discussione è da ritenersi che questa edizione, complice un dispiegamento massmediatico colpevolmente tendente allo zero, abbia ottenuto sull’ambiente musicale e nello specifico in quello festivaliero nazionale un impatto di gran lunga inferiore alle attese, rimane la consolazione della consueta compilation riassuntiva con una sostanziosa selezione dei partecipanti al festival -ben 45 nomi-, raccolti in un cofanetto al prezzo di un cd singolo.
Come nella pubblicazione dello scorso anno, l’effetto complessivo dell’operazione richiama molteplici suggestioni e chiavi di lettura: si va dall’istantanea multigenerazionale di una modalità condivisa di comunicare attraverso musica e parole a prescindere dal genere, alla rassegna di un sottobosco artistico tutt’altro che grigio in cui energie nuove sono a proporsi con la sfacciataggine propria di chi ha tutta una vita davanti per far valere le proprie canzoni, alle inevitabili classificazioni e facili ironie sullo scenario “di genere” che risulta il fare musica oggi in Italia.
A fianco di autori e interpreti più affermati (tra i più interessanti Teresa De Sio, Elio e le Storie Tese, Eugenio Finardi, Ricky Gianco, Mauro Pagani, Yo Yo Mundi + Gang, Roy Paci & Aretuska), si presentano buona parte delle sorprese consegnateci nell’ultimo anno in cui spiccano il simpatico Freddie, quel gran cantautore di Alessio Lega, la brava Lu Colombo, il curioso Remo Remoti, e l’elenco potrebbe continuare ancora con una dozzina di nomi.
Se lungo l’ascolto si rischia l’effetto-censimento e affiorano domande a chiedere il perché tanto di esclusioni importanti quanto di inclusioni decisamente fuori luogo, forse avrebbe giovato stringere il cerchio della selezione facendo affidamento su 2 CD anziché i ben 3 CD qui raccolti selezionando con un criterio più razionale i partecipanti. Peccato, perché l’ascolto risulta sulla lunga -lunghissima- distanza dispersivo, e le gemme qui raccolte vedono sminuito il loro valore in favore di episodi non propriamente presentabili.
Nulla di grave, intendiamoci, anche questo è lo spirito tipico dei festival: contano i numeri, i nomi, e qualche volta, se si trova posto anche per loro, le canzoni.

Track List