Campfire songs: the popular, obscure & unkwown recordings<small></small>
− Americana

10.000 Maniacs

Campfire songs: the popular, obscure & unkwown recordings

2004 - ELEKTRA / RHINO
23/05/2004 - di
I 10.000 Maniacs sono una band ancora in attività, anche se dalla morte del fondatore Robert Buck la loro sorte sembra definitivamente segnata. Non avevano convinto le loro uscite più recenti (l’ultima nel 1999, “The earth pressed flat”) e nemmeno i cambi di vocalist, che hanno ultimamente consegnato lo scettro ad Oskar Saville. Si può dire quindi senza ombra di dubbio che la loro storia l’hanno fatta e vissuta dal 1982 al 1993, “sotto” la voce di Natalie Merchant.
Prova ne è il fatto che questo doppio best antologico copre quel periodo, dagli esordi di “Tension” fino all’ “MTV Unplugged” da cui è tratta “Because the night”, senza accennare a quanto venuto dopo.
Questa non è però la solita raccolta di successi: non solo per il secondo cd di versioni inedite, rare e dal vivo, ma per il valore culturale della musica della band.
“Campfire songs: the popular, obscure & unknwown recordings” è un album necessario perché serve a comprendere la portata di un folk-rock umano e sociale, suonato e portato al successo in un periodo vituperato come gli anni ’80, senza disdegnare e senza nemmeno farsi sfruttare dal pop.
Basta ascoltare i giri di chitarra della ancora acerbe “Planned obsolescence” e “My mother the war” per comprendere come Robert Buck e compagni stessero cercando di andare oltre i suoni del periodo: non tardarono infatti a far confluire sventagliate di rock elettrico con raffinatezze acustiche e arrangiamenti d’archi in anticipo sui tempi. In una parola si potrebbe dire “pop”, con l’obbligo di precisare l’accezione del termine, come giustamente titola la raccolta.
Oltre che popolari, queste sono canzoni da “campfire” (bivacco, accampamento), molto più folk di quanto sembrino, perché hanno il coraggio di chi osa mettersi in marcia e schierarsi in prima linea, senza paura di vivere all’adiaccio: anche nei momenti di maggior notorietà, i Maniacs non persero mai quell’idealismo umanitario che li accompagnava dai tempi del college.
Forse ce ne accorgiamo solo ora, ma erano paladini di un pop-rock fiero, che oggi chiameremmo volentieri indipendente: lo confermano le tracce del secondo cd, che sembrano tasselli di una scena di cui partecipavano idealmente artisti come Michael Stipe e David Byrne (rispettivamente in “To Sir with love” e “Let he mistery be”). Numerosi i richiami ai R.E.M., con cui i Maniacs condividevano amicizia e affinità, ma anche con la tradizione dell’american music che poi la Merchant avrebbe approfondito nella sua carriera solista: esemplari sono la cover di Cat Stevens (“Peace train”) e quella di John Prine (“Hello in there”).
Dentro ci stanno anche Jackson Browne, Tom Waits e David Bowie, tutti interpretati con una sensibilità che all’epoca fu frettolosamente catalogata come mainstream. I 10.000 Maniacs invece erano una milizia gentile e senza padrone, armata “solo” di buone canzoni, di cui oggi avremmo ancora bisogno.

Track List

  • Cd doppio