Artepassante

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PARTIGIANE 2.0 - LA LIBERTÀ HA SEMPRE VENT’ANNI


23/04/2020 - di mescalina.it
Le Belle Arti APS - Progetto Artepassante, in occasione del 25 aprile,  propone un video dedicato alla scultrice e partigiana Jenny Wiegmann Mucchi, realizzato da memoMI e 3D Produzioni. Il “mini documentario” è stato girato durante la mostra "GENNI: Una scultrice di respiro europeo nella Milano del ‘900", realizzata da Le Belle Arti APS e ANPI Provinciale di Milano, curata da Francesca Pensa e Giorgio Seveso, tenutasi dal 7 novembre al 4 dicembre 2019 alla Casa della Memoria di Milano. Inoltre, il 25 aprile alle 21.15 andrà in onda, su Sky Arte e in diretta streaming libera lo stesso giorno alle 15 e alle 21 su https://arte.sky.it/diretta/, "Partigiane 2.0 - La libertà ha sempre vent`anni", una delle poche occasioni per celebrare a distanza il 25 aprile di quest`anno, per una produzione Associazione Chiamale Storie e Sky Arte, nell’ambito del progetto memoMI, realizzata da 3D Produzioni, con il contributo di Comune di Milano e Fondazione Pasquinelli. Il documentario parlerà anche di Genni e della mostra che Artepassante le ha dedicato.   «Nessuno avrebbe potuto prendermi. Davvero: nessuno. Ero una biciclettista che andava come il vento» (Dina Croce). Il 25 aprile l’Italia festeggia la Liberazione dal nazifascismo. Un giorno ricco di memoria e di speranza, dove ogni anno si celebrano gli eroi della Resistenza: i partigiani, il loro coraggio, le loro azioni. Si celebrano gli uomini, il 25 aprile. Di quelle “biciclettiste che andavano come il vento”, come nel 1944 andava Dina Croce, storica staffetta partigiana lombarda, appena due righe, un accenno, quasi un fastidio nelle comunicazioni ufficiali. Ma sono anche quelle “biciclettiste” ad aver fatto l’Italia. Pedalando, portando armi, messaggi, facendo saltare ponti, strade, binari. Combattendo come gli uomini, morendo come gli uomini. Trentacinquemila donne italiane. Ragazze che a vent’anni rischiarono tutto, spesso la vita, pur di vedere una nuova Italia libera e democratica. Donne che poi furono dimenticate, schiacciate dietro le quinte della Storia, da una narrazione della Resistenza tutta al maschile, rimandate a casa dopo la Liberazione al ruolo di madri, di mogli, di figlie. Nonostante tutto, quelle ragazze di ieri sono ancora qui. A novant’anni, sono ancora qui: con quei vent’anni per sempre negli occhi. Ad allungare il testimone della Memoria alle ragazze di oggi: le “partigiane 2.0”, le “biciclettiste”, che nella Milano del 2020 salgono in sella e vanno a restaurare le targhe dei partigiani, i marmi umiliati dall’incuria del tempo e dalla violenza di chi vorrebbe cancellare la Storia. Il documentario si avvale di molte testimonianze e documenti storici preziosi, tra cui le immagini di “La donna nella Resistenza” , il documentario girato nel 1965, a vent’anni dalla Liberazione, da Liliana Cavani, che fu la prima ad alzare il velo di reticenza e di ipocrisia calato sulle donne partigiane, ridotte nell’immaginario collettivo a crocerossine, semplici assistenti, anziché vere combattenti. Oggi è la stessa Cavani, qui intervistata, a ripercorrere lo stato d’animo di quegli anni, in un continuo rimando con l’attualità. Un passaggio, tra ieri e oggi, che si anima attraverso le parole di tre protagoniste di allora: Laura Wronowski, Ebe Bavestrelli, Dina Croce, tre nomi storici della Resistenza italiana, che ripercorrono la loro esperienza di partigiane, aprendo i cassetti più intimi della memoria personale e offrendo spazi di riflessione generale sul ruolo delle donne. Tema su cui si confrontano, nei gesti e nelle parole, le giovani “partigiane 2.0”, Ilaria Laise e Cecilia Gnocchi, riprese sul campo nelle strade e nelle piazze milanesi mentre restaurano le lapidi dei partigiani, tra scale, solventi e tinture. Un racconto corale, che si allarga dall’Italia in bianco e nero del ventennio fascista e arriva fino ai murales colorati delle periferie di oggi, dove la ribellione dei writers tiene acceso lo spirito di quelle battaglie che sono transgenerazionali: affiancando ai volti delle partigiane di allora le facce delle attiviste per i diritti umani di oggi. Un racconto con tante storie, da quelle di Tina Anselmi, staffetta partigiana, e di Oriana Fallaci, biciclettista quattordicenne nella Firenze del ‘43, a quella di Genni Weigmann Mucchi, artista berlinese e attivista nella Milano resistente, le cui sculture di donne partigiane parlano ancora quella stessa lingua. Il tutto inserito in un contesto storico che la giovane ricercatrice Iara Meloni aiuterà a mettere a fuoco. A chiudere il documentario le parole di Dina Croce, con il suo coraggio e la sua forza: «Sì, lo rifarei cento volte, e lo rifarei ancora. Lo rifarei perché è stato il periodo più entusiasmante della mia vita... Ma lo fai con una tale passione che niente può farti cambiare, ed è una cosa fantastica»  CREDITI: Soggetto: Didi Gnocchi e Valeria Parisi. Sceneggiatura: Claudia Riconda  Regia: Malina De Carlo Musiche originali: Pat`za  Montaggio: Laura Liberanome INTERVISTE: Liliana Cavani, regista; Laura Wronowski, partigiana; Ebe Bavestrelli, partigiana;  Dina Croce, partigiana; Ilaria Laise, restauratrice; Cecilia Gnocchi, restauratrice; Iara Meloni, storica. Accanto al documentario – forse una delle poche occasioni per celebrare quest’anno il 25 aprile – l`Associazione Chiamale Storie ha promosso anche un concorso per l`ideazione di un`installazione artistica da dedicare alla memoria delle Donne Partigiane, nell`omonima piazza di Milano (Municipio 6, quartiere Barona), d`intesa con Comune di Milano, ANPI Provinciale, Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Milano e Istituto Lombardo di Storia Contemporanea. L`inaugurazione del monumento, inizialmente prevista per la Festa della Liberazione, è rinviata al termine dell`attuale emergenza sanitaria: sarà uno dei primi momenti di condivisione e partecipazione di una Milano nuovamente aperta e libera.

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