A volte romantico fa rima con cantautore

A volte romantico fa rima con cantautore


15/11/2013 - News di Mimmo Parisi
Da Quando non 6 totti o Ligabue a Non faccio prigionieri, Mimmo Parisi ha circumnavigato (fra gli altri temi) anche l'amore in musica e parole con curiosità intellettuale. Oggi, in occasione di un suo omaggio a una band che lo ha particolarmente appassionato sin dagli esordi, gli Europe, tornati prepotentemente in auge nel terzo millennio (non per niente The final countdown aveva funzionato come simbolo di chiusura per il millennio precedente). Parisi ripropone Carrie, non molto dissimile dall’originale, tuttavia non uguale per quanto riguarda l’arrangiamento e l’intenzione. Insomma, in ogni caso siamo qui a tu per tu con Mimmo Parisi per parlare di come oggi noi parliamo e viviamo d’amore. 

Carrie è una canzone di J. Tempest e M. Michaeli, tu la riproponi, okay, ma per Mimmo Parisi scrivere una canzone d’amore è affascinante, difficile o scontato? 
«Mi considero un individuo per certi versi fortunato: infatti, posso contare una vita con tanto amore, dato e ricevuto, e non solo per la mia famiglia. L'amore per me è la cultura, le parole, la musica, il verso di una poesia che ti accompagna o il fotogramma di un film che non dimenticherai mai. Quindi, tutto ciò che ho scritto, anche non direttamente per una donna, lo considero amore».   

Da quando hai iniziato a mettere insieme musica e parole il tuo approccio con la canzone d’amore è cambiato? Quali sono gli elementi di continuità e quelli di rottura? 
«Tutto cambia con il trascorrere degli anni, nella vita come nella scrittura, che poi per me sono esattamente la stessa cosa. Quindi è un viaggio, dalla passione infuocata alla riflessione più acuta, con diverse stazioni e con differenti emozioni, tutte belle allo stesso modo, comunque, perché resta la base dell'amore, forte, inviolabile, e cambiano solo le angolazioni dalle quali lo osservo, i tempi di come lo vivi, i profumi delle stagioni che attraversi».   

Esiste il rischio di essere banali o si può cantare “ti amo” senza esserlo? 
«Ma sai, non è mai banale dire “ti amo”. Questa è una frase semplice, ma attenzione, non è che le cose semplici siano banali e scontate: quanti grandi artisti del teatro mondiale dicono in tutte le lingue quella frase, quando la spendono, anzi, essa giganteggia come se fosse la novità del nuovo millennio. Quindi diciamo che esiste la possibilità di depauperamento di significazione, ma non dipende mai dal "ti amo", dipende solo  da quello che vivi, che senti, che soffri o che festeggi in quel momento. Può essere la frase più banale come l'espressione più profonda e intima, dipende dal perché e dal come si pronuncia».  
Hai affrontato il tema dell’amore come cantautore, secondo te, come si è sviluppato  il rapporto con i sentimenti nelle generazioni negli ultimi anni? 
«Sono cambiati i contorni, quello che i ragazzi vivono. Se volete, sono cambiate le tendenze, le mode, i climi sociali, gli strumenti di comunicazione, persino gli orari dei ragazzi. Il sentimento no, quello non è mai cambiato e non cambierà mai: il primo sussulto del cuore, la prima condivisione, la prima delusione, la ragazza del primo banco e il ragazzo di 5a che non fa caso a te. La scuola è il campo di gioco infinito dei sentimenti degli adolescenti».   

Tu cosa hai letto per affrontare più nel profondo il tema del sentimento?
«L'inno ad Afrodite di Saffo. Una volta si mandava un bigliettino ora un Sms. E poi ci sono la Rete, i Social network e via dicendo». 

Cosa ne pensi dei nuovi media come forma di comunicazione dell’amore? 
«Non si può, e non si deve, fermare il tempo, quindi anche l'evoluzione della comunicazione dell'amore e non solo. Se ci si bada, ognuno usa strumenti diversi da quelli del proprio padre, e il padre dal nonno, quindi è normale che si faccia uso di canali differenti da quelli delle generazioni precedenti. L'importante è non fermarsi solo a tutto ciò che oggi è virtuale, plastificato, freddo. Bisogna andare oltre un Sms o una dedica sulla bacheca di facebook: prima o dopo, è bello guardarsi negli occhi, parlare».    

E veniamo ora a qualcosa di veramente sparito o quasi: alle lettere d’amore. In occasione di una canzone come Carrie (per quanto alcuni la releghino solo e soprattutto nel mondo degli ascolti al femminile, visto il grado alto di romanticismo trasudante dalle note che s’impossessano dell’aria d’ascolto). Secondo te una lettera d’amore non scritta è una scommessa persa? 
«Sicuramente e non solo. Se volete scrivere, dovete scrivere, ricordatevi che una lettera prima di essere indirizzata a qualcuno è fatta da qualcuno!».


Bella e onesta constatazione. Me ne ricorderò appena sento il solletico della scrittura che fa capolino, e poi, in fondo scrivere una lettera d’amore è un atto…
«…Un atto indirizzato a noi stessi. Hai capito perfettamente dove volevo andare a colpire».   

Bene, allora, io ovviamente l’ho ascoltata e mi è piaciuta molto, ascoltate Carrie fatta da Mimmo Parisi, non ve ne pentirete e, può darsi pure che vi venga voglia di scrivere una lettera d’amore al vostro amore.
 
(A cura di Adriano Franchi)