“FLOWERING TREES”: L’ESORDIO DISCOGRAFICO DI LIIA

“FLOWERING TREES”: L’ESORDIO DISCOGRAFICO DI LIIA


29/06/2020 - News di Alternative music

 

Il 15 maggio 2020 è uscito  FLOWERING TREES, il primo lavoro discografico di  Livia Jurickova, in arte Liia, cantautrice di di origine slovacca, che inizia ad avvicinarsi al mondo musicale a soli 7anni, come  componente di un ensemble di musica sacra. Durante l'adolescenza si è messa alla prova con i musical in scena al teatro DAB di Nitra, per poi, entrare a far parte di swing blues e una di pop rock collaborando con artisti slovacchi di rilevanza nazionale, come il chitarrista Juraj Topor.  Successivamente, con gli studi di dizione, recitazione (con Allen Barton), danza (con Jaime Rogers) e canto (Kyle Puccia) alla Beverly Hills Playhouse di Los Angeles, Liia diventa diventa un’artista a tutto tondo, capace di fondere insieme le diverse fonti creative che la appassionano, per poi dar vita al suo grande sogno: diventare cantautrice. 

Uscito su tutti i  circuiti radio e sulle principali piattaforme on-line; “Flowering Trees” è  un  Ep di 5 tracce in cui Liia racconta se stessa, come in una sorta di diario segreto, pronto ad essere sfogliato, traccia dopo traccia;  un lavoro che affonda le radici in un'infanzia non semplice, da cui è riuscita però a trarre grande forza per le sue esperienze personali ed artistiche. Nelle canzoni trovano spazio temi personali come le tante partenze, il dolore per la lontananza dalle persone care e la nostalgia di casa. Tematiche che prendono ispirazione diretta dalla condizione esistenziale di Liia, ma in cui l’ascoltatore stesso può riconoscersi. Un bagaglio di vita che, nonostante alcuni oggetti siano stati messi alla rinfusa o fuori posto, le ha regalato la capacità di avere uno sguardo critico sul mondo

contemporaneo e sulle relazioni umane. Liia si racconta senza veli, con estrema autenticità. Ne sono prova i testi, scritti in inglese, ma anche la musica, che diventa il canale ideale per dare voce alle emozioni. Liaa infatti, con questo Ep ha concretizzato il sogno di unire l’esigenza di raccontarsi e di esprimersi, dando una forma artistica ai contenuti, contornando le figure con la bellezza di cui la musica è autentica dispensatrice. Ricordi, pensieri, emozioni e stati d’animo. Le parole diventano un flusso continuo e vanno a posarsi nel loro habitat: la musica; sensazione avvertita già dalla title track dell’Ep: un’emozione silenziosa espressa dalla limpidezza sonora di cui la sua voce è grande artefice. La nostalgia si diffonde attraverso le piegature vocali, senza però estromettere la speranza, che sembra essere sorretta con la stessa forza con cui le radici, sostengono un albero. Quel Flowering Trees convive dentro di lei da anni, come fosse un pezzo di cuore lasciato indietro, e cioè l’amore per la sua terra, la Slovacchia. Pur ritenendosi fortunata ad essere una cittadina del mondo per il suo lavoro e per la sua vita personale, le manca fortemente la sua casa natale ed i luoghi dove è cresciuta. Ma ecco farsi viva la speranza:  con il tempo Liia, ha capito,  che si può essere come farfalle: creature che possono avere un nido ovunque, senza averne uno stabile. Ecco perché sia l’immagine di copertina  che il video del brano, curati da  Martin Parkanyi, descrivono perfettamente il connubio tra il senso di nostalgia e quello di “non appartenenza”. Anche questo piccolo ma fondamentale aspetto, è la prova  di quanto l’artista voglia esprimersi con tutti i mezzi a sua disposizione, tra cui anche le immagini, i colori. Guardando la copertina si è catturati da questo blu oltremare e dallo sfumato su cui è immerso il ritratto di Liia: un tuffo nel passato per riemergere nel presente con la consapevolezza dei propri limiti e delle proprie capacità. E la traccia che dà il titolo all’Ep, se confrontata con la terza,  rappresenta proprio quella possibilità di dar voce attraverso la voce:”in I am not perfect”, il  cantato  sembra tratteggiare una linea discontinua, quasi a prendere ispirazione dallo stesso significato del brano, per poi trasporre a voce le sensazioni provate. Il suo non sentirsi perfetta è espresso per mezzo dell’impostazione vocale, volutamente trattenuto come le emozione che, a fatica, si districano dalla matassa dell’inconscio, per diventare chiare e definite. Del resto non è facile spiegare la malinconia di certi ricordi che rimangono tali, e contemporaneamente, apprezzare un presente che a volte si tende a guardare da un punto di vista distorto,  disperdendo i valori e i sentimenti del momento. “I Owe It All To Me, la traccia più intima dell’intero Ep, e per questo forse la più suggestiva, cattura nell’immediato, l’attenzione dell’ascoltatore, per immergerlo dapprima fuori, e poi dentro di sé, a diretto contatto con il proprio Io.

In “I Owe It All To Me” la voce limpida di Liia si attenua con la timbrica nostalgica, accarezzando delicatamente le corde del cuore, come un viaggio verso l’infinito dove gli orizzonti non hanno limiti. La sua voce sembra a tratti prender il volo, librandosi tra le nuvole e poggiandosi su di loro ammorbidendo anche i suoni e il loro riverbero.

Per citare ancora una volta la  title track, che è anche la traccia di chiusura, Liia canta  “I touch the sky”: e a noi sembra quasi di vedere quelli alberi in fiore, che sospinti dal vento, lasciano diffondere i loro petali confondendosi con le farfalle. La stessa melodia che fiorisce attorno alle note, crea una ghirlanda di suoni e suggestioni uniche, il mood ricorda i migliori Coldplay, con effusioni di batteria pronte a liberare le paure trattenute. Per questo album Liia ha avuto l’onore di collaborare con musicisti di alto livello tra i quali Silvio Masanotti, Guido Block, Kyle Puccia e Valentina Corsano, che hanno dato un prezioso contributo al risultato finale, arricchendolo con nuovi stimoli. In particolare, gli arrangiamenti di Block e Masanotti, hanno saputo dare la giusta espressività ai messaggi che Liia voleva comunicare. Il sounddi Lia risuona così, più internazionale che mai: l’idea è quella di non conformasi ad un genere specifico, ma di confrontarsi con un apparato emotivo, scaturito da un fluire di riflessi interiori ora chiari e trasparenti, ora confusi che rimbalzano qua e là nell’anima facendola sussultare.

 

Sonia Bellin