Il ritorno dei Death Cell: istruzioni per adattarsi ai tempi moderni

Il ritorno dei Death Cell: istruzioni per adattarsi ai tempi moderni


19/02/2019 - News di Gino Lepure

Siamo stati in compagnia dei Death Cell, rock band italiana dalle radici blues e dalle influenze psichedeliche formatasi negli anni ’90. Dopo diversi anni di standby i Death Cell hanno deciso di riprendere in mano il progetto e hanno spinto sull’acceleratore con gran decisione sfornando un nuovo EP dal titolo “Lancia in Resta”. Con questa intervista abbiamo cercato di conoscerli meglio.

 

 

Come nascono i Death Cell?

I Death Cell nascono nel 1990 dall’idea e ispirazione dei membri fondatori della band di voler creare un gruppo originale che mescolasse le influenze musicali e di pensiero punk, dark, doom, blues e psichedeliche, evolvendole in qualcosa di personale e nuovo, scrivendo solo brani propri, senza fare cover.

 

 

Il vostro primo disco risale al 1994, raccontateci qualcosa dei primi Death Cell!

Agli inizi eravamo solo in tre: Franco Bonaccorsi alla voce, Federico Cingottini al basso e Francesco Lenzi alla batteria. Non era infatti facile in quegli anni trovare dalle nostre parti un chitarrista per un progetto di quel tipo. Cominciammo comunque a suonare insieme e a comporre i brani, cercando di trasformare quello che era una mancanza in un nostro punto di forza. Quello che suonavamo ci piaceva e piaceva anche a chi ci ascoltava, così abbiamo continuato. Poi nel 1992 entrò in formazione Simone Lenzi, il nostro primo chitarrista e questo completò la band, dando ai nostri brani maggiore respiro, così incidemmo il nostro primo demo-tape: The Death Cell. Il demo arrivò all’ascolto dell’ex chitarrista dei Death SS Paul Chain e gli piacque, tanto che ci invitò a registrare un album completo nel suo studio di Pesaro, sotto la sua produzione artistica. Nacque così Magic Water, album del 1994, composto da otto canzoni originali, in cui lo stile iniziale del gruppo si affina in un suono più personale, ancora più oscuro, musicalmente compatto e dirompente. Ci fece piacere che un artista del calibro di Paul Chain avesse apprezzato la nostra musica e ci avesse chiamato nella sua casa/studio per registrare un disco. Fu divertente vivere quell’esperienza in quella casa antica, del ‘600 se non ricordo male, attorniati da teschi, croci rovesciate, chitarre e materiale da scena, a contatto con la follia musicale e personale di Paul Chain.

 

 

Dopo circa quindici anni di pausa avete deciso di riprendere in mano il progetto: avete notato degli sviluppi a livello compositivo e apportato dei cambiamenti nel vostro sound?

Come prima e meglio di prima. Ci siamo infatti ritrovati quasi per caso ancora una volta in tre: basso, batteria e voce. Siamo quindi tornati a suonare e comporre nuovi pezzi senza la chitarra, come all’inizio, rimanendo molto soddisfatti da quello che producevamo. Gli anni passati, le differenti esperienze musicali (nessuno di noi aveva mai veramente smesso di suonare), le nostre nuove influenze ci avevano dato un nuovo stile e migliorato sia compositivamente che tecnicamente, mantenendo intatta la nostra affinità e la facilità di creare nuovi brani. Abbiamo continuato così in tre per circa un anno e mezzo, fino a quando non è entrato in formazione il nuovo chitarrista. Poi è storia di oggi, dei nuovi live e dell’incisione dell’Ep Lancia in Resta. Ad oggi la formazione dei Death Cell è: Franco Bonaccorsi (voce), Francesco Lenzi (batteria), Federico Cingottini (basso), Alessandro Grassi (chitarra).

 

 

È da poco uscito il vostro nuovo EP Lancia in Resta: c’è un significato particolare dietro a questo nome?

Lancia in Resta è un verso della prima canzone dell’Ep, Il Gioco delle Parti, e significa, come il brano stesso, che devi essere sempre pronto a lottare per te, per ciò che vuoi, per ciò a cui tieni, per la libertà di essere e per i tuoi ideali, sia che tu sia parte attiva oppure solo coinvolta, non facendoti sopraffare da chi voglia metterti sotto nella vita quotidiana, o da un sistema di potere politico o spirituale creato apposta per schiacciarti e ridurti ad un numero insignificante. Never give up.

 

 

Negli ultimi ventanni lindustria musicale è stata soggetta a grandi cambiamenti: è stato difficile adattarsi alle nuove regole?

No, per noi è stato facile: ci piace suonare, essere noi stessi e sia il digitale, come l’evoluzione della rete e delle piattaforme per la musica, ci stimola e ci vede coinvolti. Il rammarico è invece rendersi conto di come si siano ristretti gli spazi per suonare per le band che, come noi, facciano musica propria e alternativa. I locali vogliono solo cover o tribute band, oppure band già affermate. Prima con una buona proposta e la voglia di mettersi in gioco si riusciva ad arrivare quasi sempre a palchi e ribalte di alto livello.

 

 

Con un nuovo disco appena uscito avrete sicuramente qualche novità da annunciare: quali sono i programmi per il 2019?

Stiamo per entrare in studio di registrazione per il nuovo album. Lancia in Resta è infatti l’anteprima di quello che sarà il nostro disco intero. Abbiamo una serie di pezzi inediti che riteniamo i più belli e rappresentativi che abbiamo mai composto. Gli abbiamo testati anche nei live e sono piaciuti molto. Il 2019 vedrà dunque il full lenght dei Death Cell, ci auguriamo sempre per la Native Division Records, la nostra attuale etichetta, con cui ci troviamo molto bene.