Intervista agli Amornero in occasione dell’uscita del nuovo disco

Intervista agli Amornero in occasione dell’uscita del nuovo disco


11/06/2018 - News di Gino Lepure

La pubblicazione di un disco segna sempre uno spartiacque nella carriera di una band, tra aspettative concretizzate e nuovi progetti e sogni in cantiere. Gli Amornero hanno appena pubblicato un disco omonimo per l’iperattiva Native Division Records ed abbiamo colto l’occasione della release per fare quattro chiacchiere con questi ottimi musicisti.

 

Partiamo dalle presentazioni, come nasce la band?

Un saluto a tutti, sono Frank (chitarra e cori). Insieme a me ci sono, in ordine casuale, Fabio (batteria), Francesco (basso e synth) ed Ema (voce). Quando possibile dal vivo abbiamo con noi anche Alice alla seconda voce e cori.

La band è nata da un'idea di Fabio nel 2015 con una formazione diversa da quella attuale, ma dopo pochi mesi, per via dei vari impegni musicali dei componenti, si è sciolta poco dopo la registrazione del primo EP (La fata del miele).

All'inizio del 2017 Fabio ha poi deciso di riprendere in mano il progetto, così ha chiamato me e insieme abbiamo iniziato a dare una forma diversa ad alcuni pezzi che erano rimasti in sospeso. Volevamo, come è naturale che sia, fare qualcosa che fosse più in linea con i nostri gusti, e la nostra indole musicale, e così è nata la seconda incarnazione degli AMORNERO.

Dopo qualche vicissitudine siamo riusciti a stabilizzare la formazione con l'ingresso di Ema prima e di Francesco poi, e abbiamo iniziato la nostra vera avventura.

 

Come nascono le canzoni degli Amornero?

So che ti sto dando la risposta classica di tutti i musicisti grandi e piccoli, ma nel nostro caso è la verità, le nostre canzoni nascono in svariati modi: in genere si parte da un'idea che può essere un semplice giro di accordi, una ritmica o anche un pezzo quasi finito. Ascoltiamo le idee e quando ci troviamo in sala prove iniziamo a svilupparle, provando diverse soluzioni, diversi arrangiamenti e aggiungendo anche una buona dose di improvvisazione finchè non siamo soddisfatti. Il processo può durare anche mesi, ancora oggi ci troviamo a fare modifiche a brani che abbiamo scritto un anno fa, soprattutto negli arrangiamenti, visto anche che da non molto abbiamo introdotto l'uso dei synth, che ci consentono di realizzare arrangiamenti molto più interessanti.

Non amiamo stare fermi e fare i pezzi sempre alla stessa maniera, per cui ci divertiamo a modificare gli arrangiamenti, improvvisare, sperimentare.

 

Quali sono le principali influenze della band?

Le nostre influenze sono piuttosto varie vista anche la non più giovane età :-)… Fondamentalmente siamo tutti degli amanti del rock in tutte le sue forme, ognuno ha poi le sue preferenze e quindi i nostri ascolti spaziano dal metal anche estremo fino al jazz, passando per il rock classico italiano ed estero, il blues e un po' di pop di quello fatto con il cuore.

Penso che tutta questa varietà si percepisca nei nostri brani, che sono piuttosto diversi l'uno dall'altro.

 

Quanto è difficile oggi fare musica propria in Italia?

Qui c'è da fare qualche distinzione a mio parere tra il lavoro in studio e quello dal vivo.

Registrare musica propria è diventato decisamente più facile negli ultimi anni grazie alla tecnologia che, se associata a un po' di esperienza, consente di autoprodursi un disco di buona qualità senza dovere per forza andare in uno studio professionale, dove si ottiene sicuramente una qualità più alta ma a dei costi decisamente maggiori.

Anche la promozione, con l'avvento dei social e delle piattaforme come youtube, si può fare a costo praticamente zero. Il rovescio della medaglia è che si corre molto di più il rischio di finire nella mischia come "uno dei tanti".

Il mondo è cambiato radicalmente, le case discografiche di una volta che investivano sul musicista per il suo valore artistico e non solo sul suo potenziale economico non esistono più. Adesso le grandi etichette, radio, tv, ecc. ragionano solo in base a regole di profitto e questo ha portato alla tragica situazione della musica in Italia che è sotto gli occhi di tutti.

Qui entrano in gioco per fortuna le etichette indipendenti che lavorano duramente per diffondere la musica di tante piccole band che rappresentano il vero bagaglio musicale del nostro paese.

 

Se parliamo invece di musica dal vivo la situazione è a dir poco disastrosa. I locali dove suonare, complici le continue crisi, sono sempre meno e le programmazioni musicali sono fatte in gran parte di tribute band, anche le più bizzarre. Con il dovuto rispetto è una cosa che non concepisco, non solo come musicista ma anche e soprattutto come amante della musica.

Capisco l'esigenza imprenditoriale di andare sul sicuro, perchè è un dato di fatto che le tribute band attirano molta più gente delle band che fanno musica propria (e questo è un altro grave problema di natura culturale), però ci vorrebbe un po' più di coraggio da parte dei gestori per cambiare questa situazione che sta diventando sempre più grottesca.

Bisognerebbe ogni tanto provare a fare qualcosa di bello invece che sempre e solo qualcosa di profittevole.

Come ci relazioniamo noi con questa situazione? Molto semplicemente: viviamo di passione, andiamo per la nostra strada, facciamo la musica che ci piace e cerchiamo di suonare il più possibile dal vivo nei pochi spazi che vengono concessi alle band che fanno musica propria. Non è la via per la ricchezza economica ma è sicuramente quella per la ricchezza interiore. L'orgoglio e la soddisfazione che si provano a salire su un palco, anche il più piccolo, e suonare i pezzi che abbiamo scritto insieme non hanno prezzo.

 

Come sono andati i mesi precedenti la release dl disco? Abbiamo ascoltato diverse anticipazioni.

Il disco è completamente registrato e mixato da noi, ci siamo poi affidati all'etichetta per la stampa, distribuzione e promozione. Per questo motivo i mesi precedenti la pubblicazione sono stati dapprima un po' frenetici per il gran lavoro di registrazione, mix e mastering e poi, una volta consegnato il master all'etichetta non vedevamo l'ora che uscisse.

Abbiamo registrato insieme a Maurizio Bosa (che ha fatto un ottimo lavoro di regia e montaggio) il video di Dance Everybody, il nostro primo singolo che è diventato un po' la bandiera del disco. Successivamente abbiamo pubblicato Miraggio, brano in cui si coglie il nostro lato più introspettivo, e infine Passaggeri, che è il brano dalle sonorità più moderne che abbiamo nel nostro repertorio. Volevamo con queste anticipazioni cercare di dare a chi ci ascolta un’ idea completa delle nostre varie sfaccettature.

 

Quali progetti avete per il futuro degli Amornero?

Al momento ci stiamo concentrando sull'attività dal vivo e stiamo nel frattempo lavorando a nuovi brani, alcuni dei quali sono già nel nostro repertorio dei concerti. Non abbiamo ancora in programma una registrazione, ma sicuramente avverrà in un momento imprecisato nel prossimo futuro, quando saremo soddisfatti dei nuovi brani.

 

Grazie per lo spazio che ci avete dedicato, vi aspettiamo ai nostri concerti, a presto!