Dan Stuart With Tom Heyman

Dan Stuart With Tom Heyman

Roma / Le Mura


30/10/2018 - di Giovanni Sottosanti
Il motore della vecchia Cadillac sbuffa come i polmoni di un enfisematoso, ma tiene botta e va avanti senza tregua. C`è da attraversare un deserto, sole, sudore, mozziconi di sigari, stivali, tequila e polvere da sparo. I due a bordo ne hanno fatta di strada prima di arrivare lì, hanno attraversato strade, paesi, città, ponti e fiumi. Il deserto non gli fa paura, quando sono stanchi di viaggiare si siedono attorno ad un fuoco, tirano fuori le chitarre e iniziano a cantare le loro storie a base di border, California e Messico, Gringo, killer e Tucson.

Il viaggio musicale di Dan Stuart e Tom Heyman fa tappa questa sera a Roma, Le Mura sono ormai diventate un perfetto covo dei pirati per i sovversivi del rock. Un connubio artistico già collaudato in studio con The Unfortunate Demise Of Marlowe Billings, ultimo lavoro di Dan e terzo capitolo di una saga iniziata con The Deliverance Of Marlowe Billings e proseguita poi con Marlowe`s Revenge. Il suo attuale compagno di scorribande ha un passato da fuorilegge del rock`n`roll a bordo dei Go To Blazes, meravigliosa band di Philadelphia che tra fine anni `80 e metà dei `90 incendiò le strade secondarie della musica con una manciata di dischi che trasudavano passione, furore e rock da B-movies, tra Creedence, Stones, Del Fuegos, Del Lords e Green On Red. Dai Green On Red ai Go To Blazes, paesaggi che si specchiano nelle stesse acque, albe e tramonti che accarezzano volti segnati dalle medesime storie.

Iniziano con Vicious, doveroso omaggio a Lou Reed, la voce di Dan ci regala un giro al CBGB accompagnato dalla chitarra di Tom. Poi il palco è tutto per Tom e per le sue chitarre. In circa una ventina di minuti propone brani tratti dai cinque dischi realizzati a suo nome. Alright è tratta dal primogenito Deliver Me e anche in chiave acustica tradisce il suo andamento honky tonk. Dall`ultimo disco arriva Baby Let Me In, cuore e anima inzuppate nei Creedence, mentre la successiva Always Be Around ha un passo blues. Time And Money potrebbe tranquillamente affacciarsi da un vecchio vinile dei Green On Red, con Out West invece il marchio di fabbrica è Go To Blazes d.o.c. Lo show di Tom scorre via piacevolmente, stabilisce subito empatia e immediatezza con il pubblico, tiene bene il palco anche in solitario. Prevalgono toni folk in Chickenhawks And Jesus Freaks e In The Nighttime World, ripartono altri giri di rock`n`roll con Showbusiness e Etch A Sketch, risplendono colori di slow ballad in Black Mollies. Chiude con una Vigilante Man che omaggia Woody e chiude un cerchio, una parte del viaggio è compiuta.

Per la seconda tappa torna a bordo Dan, che con Love & Danger indica subito la rotta da seguire attraverso una ballad lenta, sinuosa e onirica, quasi sussurrata. Jukes On Me strappa un blues trasandato dalle chitarre dei due e la voce di Dan torna a ululare come ai bei tempi, per poi stemperarsi di nuovo nella lancinante Why I Ever Married You. Ancora su i calici per una Last Century Blues che ricorda da vicino lo splendore di Cheap Wine, girano le chitarre in Here Comes My Boy, grande intensità per The Day William Holden Died. Dan e Tom si intersecano e si compendiano perfettamente, i suoni sono giusti, mai sopra le righe. Ci pensa quindi Tucson a riportare tutti a casa, da dove tutto è iniziato, in territori un tempo molto cari a Dan e alla sua truppa di scalcinati compadres. Tutti i brani citati sono tratti dall`ultimo disco, a conferma che il nostro sta` vivendo una seconda vita artistica di ottimo livello. Purtroppo però questa sera non tutto gira al meglio, Dan appare a tratti svogliato, distratto, giù di tono, poco grintoso, il concerto fatica a decollare. Pur apprezzando la bellezza del repertorio proposto, manca, a mio avviso la scintilla che incendia il palco, non arrivano il colpo da fuoriclasse, la giocata decisiva. Sicuramente anche l`atmosfera un po` vivace che aleggia all`interno del locale non aiuta nel creare la scenografia giusta per la rappresentazione musicale in atto. Nel finale Gringo Go Home regala un altro scorcio di western movie e The Greatest celebra il grande Alì. Non si può chiudere senza aver tolto un po` di polvere dai vecchi vinili di Here Come The Snakes e No Free Lunch, ecco allora Keith Can`t Read e una Time Ain`t Nothing crepuscolare e struggente come uscita da Pat Garrett & Billy The Kid, per andare incontro al tramonto e alla fine del viaggio.

"Time ain`t nothing When you`re young at heart And your soul still burns I`ve seen rainy days Sunshine that never fades All through the night"