The Band Of Heathens

The Band Of Heathens

Rimini / House of Rock - Cantù / 1e35


30/05/2018 - di Giovanni Sottosanti
Rimini ha scolpiti nell`aria i suoni e i colori di un`estate esplosa all`improvviso in tutto il suo afoso calore. L`House of Rock profuma di Texas e dancehall, tra birre e hamburger in liberta, perfetto scenario per accogliere The Band Of Heathens nel loro primo approdo italiano. L`opening act della serata è affidata a Massimo Marches, artista locale fautore di un classico cantautorato italiano figlio legittimo di De Gregori e De Andre`. Molto apprezzata la sua esibizione.

La band texana sale sul palco quando il locale è ormai colmo, pochi attimi di assestamento e prende il via un fantastico viaggio attraverso le highways della musica Americana marchio d.o.c. Un suono pieno, da spazi aperti e orizzonti sconfinati, splendidi tramonti e albe mozzafiato, saloon e polvere da sparo, country classico, southern, soul, blues, bluegrass, New Orleans e rock`n`roll. Più di dieci anni sulle scene e dieci album all`attivo tra dischi in studio e produzioni live sono valse alla band una grossa considerazione in patria e all`estero.

Ed Jurdi e Gordy Quist sono i due leader storici dopo l`abbandono di Colin Brooks, l`altro membro fondatore. I due frontman, entrambi vocalist e chitarristi, guidano le truppe d`assalto, brillantemente coadiuvati da Trevor Nealon al piano, Richard Millsap alla batteria e Scott Davis al basso.

L.A. County Blues apre la serata allo stesso modo in cui apriva One Foot In The Ether del 2009, un suono country rock classico e trascinante. Segue Sugar Queen da Duende, brano dalle influenze sudiste, mentre Carry Your Love arriva dall`EP Green Grass di due anni fa e si apre a sonorità più pop. Jackson Station rallenta e disegna speziati colori di New Orleans in un ideale abbraccio con i Little Feat, mentre Green Grass Of California apre inevitabilmente alla Cosmic American Music dei Flying Burrito Brothers e dei Byrds. Con Last Minute torniamo al sud e con Polaroid ad un country rock stile Jayhawks, in un susseguirsi di generi che la band attraversa con estrema disinvoltura e naturalezza. Colpisce la grande capacità strumentale dei cinque, i brani sono spesso dilatati con lunghi assoli di chiara matrice sudista, leggi Lynyrd Skynyrd e Black Crowes.

Bumblebee è un altro gran pezzo, aperto, rocckato e brillante che si aggira dalle parti dei fratelli Robinson e appariva nel primissimo disco, Live From Momo`s del 2006 e nel successivo Live At Antones di un anno dopo. All I`m Asking esce dalla produzione più recente e profuma di soul funky. A questo punto decidono di assestare un primo colpo da k.o.,  perchè Alabama di Neil Young è splendida, torrida e lancinante e lascia tutti a bocca aperta. Trouble Came Early mette di nuovo la quarta e riparte la corsa attraverso un rock stradaiolo e sanguigno. Lo seguono Shotgun e Deep Is Love, entrambe imbevute di pop. I Ain`t Running e Hurricane sono estratte da Top Hat Crown & The Clapmaster`s Son, il primo pezzo sembra uscito da un disco dei Doobie Brothers anni `70, con un groove carico di funky, mentre Hurricane è carica di soul e gospel. Il brano fu inciso da Levon Helm nel suo  album solista American Son del 1980, non per niente si sentono chiare le influenze di The Band.

Purtroppo siamo alla fine, i bis li vedono esibirsi nella splendida Ruby, scritta da David Rawlings e Gillian Welch, seguita da una travolgente e trascinante You Wreck Me. Buona la prima, anzi ottima!

Il giorno successivo seconda tappa. Stavolta si va più a nord, attraversando anche temporali intensi ma poco refrigeranti. Cantù vuol dire All`Una e Trentacinque Circa e Carlo Prandini che ti accoglie sempre con calore e simpatia. Stasera via tavoli e sedie, serata da stand up show, perché in fondo il rock si vive in piedi. Apertura affidata ai Mandolin Brothers in versione acoustic trio. Nessun problema, perché Jimmy Ragazzon, Marco Rovino e Riccardo Maccabruni riempiono il palco anche in formazione ridotta, catturando applausi e regalando emozioni nuove. I loro pezzi in versione acustica brillano di nuova luce, a cominciare dall`iniziale Freak Out Train, bluesata e strascicata. La seguono convincenti versioni di Saigon, Bombay Skyline e Scarlet. La voce di Jimmy è sempre calda, Marco Rovino ricama con l`acustica e Macca si divide tra tastiere e fisarmonica. C`è spazio per una Blind Willie McTell intensa e nera, prima della chiusura con Hold Me, bel tiro anche in questa unplugged version.

Quando scende in campo The Band Of Heathens le fila sono ormai serrate, il pubblico è a mezzo metro dal palco, accaldato e affamato di sano rock`n`roll. Rispetto alla sera precedente l`atmosfera è ovviamente più carica, la band percepisce il calore del pubblico e regala uno show forse più intenso, sporco e sudato. Nella set list appaiono alcune variazioni, iniziando dall`apertura affidata al brano DC 9, splendida ballad contenuta nell`EP Green Grass.

Anche Look At Miss Ohio e You`re Gonna Miss Me, entrambe tratte da One Foot In The Eather, non erano state eseguite all`House Of Rock. Si tratta di sinuose e ritmate soul funky ballad tra Motown e Little Feat. Notevole e affatto scontata la scelta delle cover, partendo da una splendida When I Paint My Masterpiece, passando per una poco usuale Ballad Of A Well-Known Gun dell`Elton John di Tumbleweed Connection e proseguendo con una tiratissima Hey Bulldog dei Beatles di Yellow Submarine. In mezzo scorrono le perle del loro repertorio già inanellate la sera precedente, sempre di pregevole fattura e di piacevole ascolto. L`atmosfera più da club che da pub permette di cogliere particolari e sfumature sfuggite a Rimini.

I cinque hanno le idee chiare e tengono il palco da veterani, poche chiacchiere e molti fatti, chitarre che suonano secche, dirette e limpide, senza fronzoli, una sezione ritmica viva e pulsante, le tastiere a cucire e arricchire il tutto. Nel finale un solo bis, anche stasera si travestono da The Band Of "Heartbreakers" per una You Wreck Me tirata e corale, omaggio vibrante e sentito ad uno dei loro numi tutelari. Tonight we ride, right or wrong Tonight we sail, on a radio song Rescue me, should I go down If I stay too long in trouble town

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