Dan Baird And Homemade Sin

Dan Baird And Homemade Sin

Lugagnano di Sona (Vr) - Il Giardino


29/11/2019 - di Giovanni Sottosanti
Segui la luce e scendi quella rampa, tanto lo sai che è lì che devi arrivare. Non ci sono trucchi né inganni, quello che occorre per la sopravvivenza è tutto su quel palco: chitarre, basso, batteria, ampli e jack che aspettano solo di essere attaccati per dare fuoco alle polveri. Dan Baird ha il cappello da pifferaio magico e le rughe a incidere sul volto i suoi quasi sessantasei anni, gli ultimi dei quali non particolarmente brillanti alla voce salute. Ma quando imbraccia la Telecaster in realtà impugna una bacchetta magica, con la quale riesce a scacciare via tutti gli acciacchi, la stanchezza e i brutti pensieri. Il Giardino di Lugagnano è ormai casa sua, avendoci suonato più volte in precedenti occasioni. Gli danno man forte i sempre fedelissimi Honemade Sin, facce da fuorilegge del rock`n`roll, al secolo Mauro Magellan alla batteria e già nei gloriosi Georgia Satellites, il biondo e riccioluto Warner E Hodges alla chitarra, con lui anche nei Bluefields e Sean Savacool al basso. È una di quelle serate in cui il magone dovrebbe prenderci alla gola, perché sappiamo tutti bene che va in scena il tour d`addio e questa è la sua ultima data in Italia. Motivi di salute hanno consigliato uno stop dell`attività live, così è, però con lui non ci sono malinconie, niente preamboli, si attacca la spina e via tutto d`un fiato, è rock`n`roll allo stato puro, vero, scanzonato, sanguigno, primitivo, energico, vitale e rivitalizzante.

Tutti a bordo, parte un viaggio di circa due ore senza soste, lungo il cammino saltano a bordo Stones, Faces, Creedence, Black Crowes e Lynyrd Skynyrd, tutti partecipano alla festa tra sudore, risate e passione. La bandiera degli States segna il territorio, la voce di Dan strappa le corde vocali a Fogerty, chitarra, basso e batteria formano un corpo unico e compatto, un insieme granitico e armonioso al tempo stesso. E noi siamo lì, balliamo attaccati alle nostre sedie, asserragliati in un fortino di cuore e sudore, Il Giardino si trasforma così in un covo di carbonari del rock`n`roll, l`ultimo baluardo all`omologazione e all`appiattimento da X Factor. Dall`iniziale Hard Luck Boy scorrono i pezzi del repertorio solista a nome Dan Baird & Homemade Sin, accanto trovano il dovuto spazio le gemme preziose tratte dal prezioso songbook dei Satellites. Dopo una serie di diretti al volto ben assestati come Younger Face, Get Loud e Julie + Lucy, irrompe il riff inconfondibile di Keep Your Hands To Yourself e come per magia è di nuovo Keep The Faith, anno di grazia 1985 e due ragazzi che affacciati dalla copertina di quel mitico EP ti invitano a seguire la fede del southern rock in anni in cui imperavano sintetizzatori e musica di plastica.

Con I Dunno e Open All Night continuano a sfogliare l`album dei ricordi marchiati indelebilmente Atlanta, Georgia. Tocca alla trascinante I Love You Period riportare in pista Love Songs For The Hearing Impaired, che Dan incise a suo nome nel 1992. Assoli sanguinanti e dilatati graffiano l`aria in Crooked Smile, prima dell`ultimo giro ad alta gradazione alcolica dalle parti di Six Years Gone, The Myth Of Love, All Over But The Cryin` e Sheila/Do You Wanna Dance. Chitarre, basso e batteria che girano liberi, leggeri e felici, come le ruote di una Harley lungo le sterminate pianure americane, una discesa inebriante che lascia senza fiato, ben arrivati a destinazione In The Land of Salvation and Sin.

Non staccare la spina, Dan!

Dan Baird And Homemade Sin Altri articoli