Eric Andersen - Special Guest Scarlet Rivera

Eric Andersen - Special Guest Scarlet Rivera

Firenze / ARCI Il Progresso


29/10/2019 - di Giovanni Sottosanti
Nelle sere d`autunno in cui il freddo è ancora in vacanza li puoi incontrare che si aggirano per le stradine del Greenwich Village. Lui porta un cappello nero e un completo dello stesso colore, lo sguardo è serio con un fondale di tristezza su cui adagiare passione e poesia, tra mille ricordi e centinaia di strade percorse. È un uomo che ha sofferto perché ha vissuto. La voce è calda e avvolgente, i modi gentili nascondono una timidezza di fondo che potrebbe confondersi con la supponenza. Ma non è così. Lei indossa lunghi capelli rosso fuoco intonati con il vestito, la maschera della Rolling Thunder ha lasciato spazio a qualche ruga che solca senza timore un volto sereno e sorridente. Lui imbraccia una chitarra acustica, lei continua ad aggirarsi con un violino in spalla, ma stasera piove e Dylan non passa.

Le luci del Circolo Arci il Progresso sono accese, la sala è accogliente e in fondo c`è anche un bel palco. Eric Andersen e Scarlet Rivera entrano incuriositi e trovano ad attenderli un gigante che maneggia il dobro, il nostro Paolo Ercoli e una robusta donzella alle percussioni, Cheryl Prashker da Philadelphia.

In una sala colma di cuori rapiti, Eric inizia a stendere le sue storie lente e sofferte, intime, intense e vere. Occhi profondi che guardano lontano e una chitarra a tratteggiare percorsi folk blues profondamente dilaniati e dylaniani. Ma lui è Eric Andersen e non ha bisogno di confronti con nessuno per dispiegare la sua arte e catturare gli appassionati presenti. Dusty Box Car Wall apre le danze direttamente dal primo disco, Today Is The Highway del 1965, melodia sinuosa, bel ritmo, violino e dobro subito in evidenza. Si continua con Foghorn da Memory Of The Future passando per Salt On Your Skin e Is It Really Love At All.

I toni sono soffusi e la voce scalda colori autunnali, il violino di Scarlet guizza, punge e trafigge come la spada di D`Artagnan, il dobro e le percussioni incorniciano alla perfezione un quadro dalle tinte pastello, di quelli che profumano sincerità e semplicità. L`uomo di Pittsburgh ha voglia di ricordare e raccontare, bastano poche parole per tratteggiare i ricordi di una precedente vacanza a Firenze e allora Hills Of Tuscany arriva a proposito per suggellare il tutto. Don`t It Make You Wanna Sing The Blues abbraccia i tempi della blues ballad, mentre You Can`t Relieve The Past, scritta a quattro mani con Lou Reed, è ovviamente dedicata al grande artista newyorkese scomparso proprio sei anni fa. Il brano riflette nel ritmo e nel testo le influenze di quel rock urbano, spigoloso e cupo tanto caro all`ex Velvet, un addio agli amici e ai tempi andati. Tornano a vibrare le corde del folk in Baby, I`m Lonesome e Moonlight Riversong, un tocco gospel impreziosisce Woman She Was Gentle, ulula la slide in Under The Shadows prima che le note del piano convoglino le emozioni di tutta la sala verso una Blue River che lascia senza fiato una volta di più "Blue River keep right on rollin`/All along the shoreline/Keep us safe from the deep and the dark/`Cause we don`t want to stray too far".

Trattieni il respiro mentre Eric canta incurvato sulla tastiera e tu sei lì a pensare quante strade, quanti fiumi, quante note, quanti cieli, quante gioie e quanti dolori sono passati prima che quei versi arrivassero a te, lì, in quel preciso momento. E pensi anche alla fortuna di esserci a raccogliere tutta questa bellezza, perché niente è scontato. Nel finale brillano l`evocativa Thirsty Boots dal secondo disco `Bout Changes & Things e Mingle With The Universe, che illustra al meglio il disco di due anni, in cui Eric ha musicato le poesie di Lord Byron. Finisce e resti a chiederti come sia possibile racchiudere in pochi minuti tanto splendore. Non lo so come si fa, ma è possibile. Eric e Scarlet riprendono su gli attrezzi del mestiere, fuori ha smesso di piovere, non fa freddo e forse stasera sarebbe bello perdersi per le vie di Firenze e arrivare fino al fiume "Old man go to the river/To drop his bale of woes"