Erika Wennerstrom

Erika Wennerstrom

Roma / Le Mura


29/09/2018 - di Giovanni Sottosanti
Non ne vuole sapere l’estate, non se ne parla affatto di farsi da parte e lasciare il doveroso spazio all’autunno. E allora Roma regala una di quelle serate di fine settembre che vorresti semplicemente incorniciare e portarti a casa. Oppure decidi che una serata così va vissuta fino in fondo, gustata e sorseggiata come un pasto prelibato, di quelli che poi ti ricordi a lungo.

Erika Wennerstrom chiama a raccolta un manipolo di Heartless Bastards per raccontarci le sue storie di amore, amicizia e vita quotidiana lungo le highways di un’America di provincia e profondamente rurale. Il suo viaggio parte con una chitarra acustica al collo, il palco de Le Mura come cornice scarna ma accogliente e davanti un pubblico non numeroso ma attento, competente e appassionato. Lauren Gurgiulo, con gli Okkervil River fino al 2013, la supporta con chitarra elettrica e lap steel.

Chiusa dopo cinque dischi e innumerevoli cambi di formazione l’avventura con gli Heartless Bastards, la giovane cantautrice dell’Ohio, ormai di stanza a Austin, è pronta per la carriera solista. La sua prima fatica discografica ha visto infatti la luce a marzo scorso. Sweet Unknown è un viaggio convincente e coraggioso attraverso sonorità roots rock derivate dalla precedente esperienza, mutuate con incursioni nel blues, nel folk, nel country e nel songwriter di qualità. Echi di Neil Young, Lucinda Williams e Cowboy Junkies, su tutto le straordinarie capacità vocali di Erika, in grado  di passare da tonalità folk a improvvise sferzate rock’n’roll rabbiose e abrasive.

Anche questa sera la voce colpisce subito lì dove batte il cuore e capisci che saprà trascinarti e cullarti, sollevarti per aria e riadagiarti a terra, come fosse uno strumento aggiunto. Uno splendido excursus sonoro, quasi onirico, in cui la chitarra di Laureen stende un tappeto elettrico su cui Erika adagia le sue storie.

Da Twisted Highway a Extraordinary Love, passando per Letting Go, Time, Be Good To Yourself, fino a Like A Bird e Gravity, ci sono tutte le perle di un disco che è cresciuto esponenzialmente ad ogni ascolto. Tra un pezzo e l’altro Erika racconta di se e della sua vita, con freschezza e simpatia, semplice e spontanea. C’è spazio anche per una cover dell’amato Townes e la scelta, per nulla scontata, cade su Be Here To Love Me da Our Mother The Mountain. Versione rispettosa e appassionata. Non poteva ovviamente mancare un’incursione in territorio Heartless Bastards con Parted Ways.

Un’ora e mezza magicamente sospesi tra Cincinnati e Austin, Ohio e Texas, sullo sfondo Roma, San Lorenzo, Le Mura. Prodigi dell’estate...ops...dell’autunno romano.