Margherita Vicario

Margherita Vicario

Roma, Snodo - Na Cosetta Estiva


29/06/2019 - di Arianna Marsico
Margherita Vicario ha gli occhioni sgranati colmi di stupore e dolcezza di una bambina, la voce di cristallo su un pop mai banale e una presenza scenica notevole (essere anche attrice indubbiamente aiuta) dopo i primi istanti necessari giusto per rompere il ghiaccio.  Sul palco con il fido Alessandro Pollio, inizia omaggiando l’amico Bianco riproponendone Quello che non hai, ridotta alle linee essenziali, quasi a cappella.  

La bambina di cui si è parlato poche righe fa si materializza appieno sul palco con la tenerissima Castagne. In Matrona invece è come se la bambina crescesse all’improvviso, facendosi sensuale in un modo quasi forzato dal mondo esterno. La deliziosa Occhio ai vetri accompagna a Grid, uno dei primi pezzi compositi, in inglese.

Sale sul palco Luca Carocci e la sua chitarra impreziosisce una Lo stalker. Passo dopo passo (già di Carocci con Bianco, nel cui video Margherita compare) è una dolce danza prima della ritmata e conturbante Per un bacio, in cui la Vicario canta recitando.

Mandela dietro l’apparenza da filastrocca è uno spietato ritratto dell’Italia di oggi (“questa è l’Italia che odia l’indiano che mette benzina”) che trascina tutti i presenti ma che ci suggerisce anche una via d’uscita:

“Ti vedo contento sorrido e riparto/ e si è alzato il vento/ me ne vado un po’ a zonzo/ è un quartiere del mondo/ sorridi Mandela che questo è il tuo posto”. Dall’allegria di Mandela si passa alla maschera di dolore di Abaué (morte di un trap boy), che rende le ritmiche trap una sorta di elegia.

Nota bene, presentato dall’autrice come un elenco di “cose per me importanti”  chiude l’aggraziato set.  Margherita sorride e ringrazia, con la sua incantevole leggerezza, Quella che permea la sua musica e le permette di avere uno sguardo non banale sul brutto e sul bello del mondo.