Giovane Giovane

live report

Giovane Giovane Roma, Wishlist

29/04/2022 di Arianna Marsico

#Giovane Giovane#Emergenti#Alternative

Paolo Arzilli, in arte Giovane Giovane, è un cantautore di origini livornesi e romano di adozione e questa sera presenta per la prima volta dal vivo il suo ultimo disco, I figli degli altri, che si è avvalso della produzione di Valerio Bulla. L'album è uscito il 24 marzo ed è stato anticipato dai singoli Quello che vuoi, CattedraliTuoni e Non andare via

Giovane Giovane però ha fatto il suo esordio discografico autoprodotto con Jugoslavia nel 2019. E sembra richiamarlo l'immagine proiettata come sfondo sul palco, uno dei purtroppo numerosi cimiteri di Sarajevo, la città martirizzata dal lungo assedio, dove le lapidi segnano tantissime morti proprio nel periodo della guerra. La guerra che in qualche modo ha segnato le nostre infanzie come monito contro le guerre di oggi.

I figli degli altri è stato scritto in gran parte durante il lockdown, ma, forse per reazione, sembra slegato da storia e contemporaneità. È un lavoro che per certi versi ricalca quello spirito “da cameretta” (nel senso buono del termine) di un certo it- pop nostrano, con le tastiere per un effetto anni ’90 e un cantato un po’ alla Coez

Lo dimostra l’esecuzione in apertura del singolo Cattedrali, in cui Paolo sembra parlare a se stesso di ciò che sembra solido e invece si rivela ingannevole: “Piccolo cuore/ tutto quell'oro che diventa sale dove lo trovi/ Tra tutte le ragioni che potevi scegliere/ Hai scelto la peggiore fuggire altrove”. Segue Quello che vuoi, con il suo andamento beat, e poi arriva Canoe, decisamente uno dei momenti più convincenti della serata e che coinvolge maggiormente il pubblico, nel narrare di un rapporto sfaldato dall’abitudine (“Ti rovescio un sorriso e una bugia dentro la marea”). Fa strano che non sia stato usato come singolo, perché è evidente che l’investimento emotivo e tecnico è stato notevole. Canoe è un brano sul quale Giovane Giovane aveva dichiarato “Rivendico il diritto perfino a ritenere bellissimo un mio pezzo–cosa per me molto complicata, perché son pieno di canzoni che ho scritto e sulle quali la mia autocritica è estrema– e in particolare la consapevolezza che io e Valerio, su Canoe, siamo riusciti a usare delle ottime immagini, le parole giuste, e un arrangiamento e una produzione incredibili. In questo senso credo che Valerio qui abbiamo fatto veramente un piccolo capolavoro, e Riccardo Studer per l’apporto in termini di suono che ha dato al pezzo”.

Tuoni inizia con una chitarra che fa pensare a Motta ed ha un approccio più cantautorale, anche il cantato è meno parlato. La title track I figli degli altri presenta un suono più stratificato, come le esperienze che si accumulano, gli anni, le distanze e i riavvicinamenti: “da quando hai smesso di viaggiare/da quando non hai più una casa/ vedi i tuoi amici da lontano/provare a costruire/qualcosa che abbia il lor nome/ o che li tenga uniti a sé/tu se ti proteggi va a finire/che non ti trovi più”.

Luigi è l’unico brano suonato stasera estratto da Jugoslavia, forse perché, come in Cattedrali, sembra che Paolo usi Luigi come una metafora di sé, un proprio riflesso.

Emozionato e felice Paolo ci lascia con due bis, Cattedrali e Milioni, che accompagnano I figli degli altri verso il pubblico. E a questo punto ognuno può farlo proprio.