The Subdudes

The Subdudes

New York / City Winery


29/04/2018 - di Andrea Lenti
Mai avrei pensato di vedere nella mia vita The  Subdudes dal vivo. L`occasione me l`ha data la City Winery, un locale in downtown Manhattan a poca distanza dall`Hudson River . Per me i Subdudes sono fondamentalmente la band di Primitive Streak, album dei primi `90 che mi aveva letteralmente travolto con le sue fisarmoniche e le atmosfere lente come lo scorrere del Mississippi . Anche gli album precedenti non erano male, insomma, le mie aspettative erano piuttosto alte.

La Winery è piena, ma a dire il vero non ci vuole molto, è un posto abbastanza figo pieno di tavolini dove servono del vino a bicchiere ad un prezzo uguale a quello che pagherei in Italia per comprare due bottiglie dello stesso livello. I Subdudes salgono puntuali e l`inizio è sfavillante, Poor`s man Paradise ci porta con stile nei ritmi strascicati del Sud, Late At Night, Too Soon to Tell e Papa Dukie sembrano promettere una serata indimenticabile ma poi qualcosa si inceppa.

Tommy Malone ha una voce molto gradevole, parla (anche troppo) col pubblico, mi aspettavo molto anche  dalla voce e dall`accordion di John Magnie ma alla fine ne esce una seconda parte di mestiere, ben eseguita ma senza grandi emozioni. I quattro componenti del gruppo si sono rassegnati, non han fatto il salto che li poteva consacrare a band di culto importante e la disillusione un po` si vede. Coretti, sorrisi, routine, ma il concerto si appiattisce e per 40 minuti buoni diventa un`esibizione di quattro signori perbene e simpatici come se fossero attorno a un falò. Persino All the time and a word, che era un pezzo roots di personalità e spessore, diventa una cosa da cantare in pullman al ritorno da una gita.

Per gli ultimi  pezzi poi i Subdudes scendono dal palco e si piazzano fra i tavoli ed eseguono completamente in acustico a cappella pezzi importanti come Sarita e Oh Baby, andandosene subito dopo. Insomma, una mezza delusione, diverse grandi canzoni lasciate fuori scaletta, una magia che sembra sempre sul punto di sbocciare ma che non arriva mai e la sensazione che il freddo Husdson River ed i fighi un po` radical newyorkesi che affollano la Winery non siano il contorno appropriato per una band del genere. Voto sei e mezzo di stima, ma la band come voglia e creatività sembra un po` al capolinea.