Alejandro Escovedo & Don Antonio

Alejandro Escovedo & Don Antonio

Cantù / 1e35


28/03/2017 - di Giovanni Sottosanti
La grandezza di un artista è connotata anche dalla capacità di stupire e sorprendere ogni volta, lasciando a bocca aperta anche chi ha già assistito più volte ai suoi concerti.

È quanto accaduto questa sera all`Una E Trantacinque Circa con Alejandro Escovedo & Don Antonio. Un concerto assolutamente clamoroso, sensazionale, sbalorditivo, il rocker texano e la sua band hanno riversato sul pubblico un`artiglieria rock semplicemente devastante, un fuoco di sbarramento micidiale, capace di stendere e stordire un pubblico caloroso e competente, lasciando senza fiato e senza parole anche chi aveva precedentemente assistito, in passato o più recentemente, ad esibizioni di Alejandro.

Locale gremito ai limiti della capienza, come avrebbe detto il buon Sandro Ciotti, per terra non cadrebbe neanche uno spillo, quando intorno alle 22.00 Alejandro & Don Antonio guadagnano il palco, nessuno si aspetta quello che di lì a poco andremo a vivere. Can`t Make Me Run apre le ostilità come una fucilata, la segue Shave The Cat, assoli potenti, secchi decisi, via dritti senza un fiato fino a Castanets, sul palco rivivono Nuns, Rank & File, Clash, Sex Pistols e Ramones.

Tira il fiato Alejandro quando racconta la sua storia, da San Antonio ad Austin via New York, Austin come scelta di vita per una famiglia numerosissima come la sua, dodici fratelli di cui otto musicisti di buona qualità. Una città ormai entratagli nel cuore, pur con tutti gli attuali problemi economici e razziali e lui la celebra con Bottom Of The World, un canto accorato e triste che poi si apre ad un rock potente e vibrante, scuro e tirato, Antonio Gramentieri sugli scudi, padrone assoluto di  assoli lancinanti e interminabili, il resto della band degno di lode con bacio accademico. Sister Lost Soul, dedicata a Chuck Berry e Down In The Bowery, scritta a quattro mani con Chuck Prophet, sono momenti di grande intensità che mettono in scena il lato più romantico e introspettivo di Escovedo, l`emozione collettiva è palpabile.

Si riparte a mille all`ora con un altro attacco d`artiglieria pesante, Chelsea Hotel `78 e Heartbeat Smile sdraierebbero anche un toro, figuriamoci noi poveri e increduli astanti! Dopo la pausa Alejandro si presenta chitarra e voce per un intermezzo acoustic alone, in cui risplendono intense e toccanti versioni di Five Hearts Breaking, dal primo disco Gravity e I Wish I Was Your Mother by Ian Hunter. Quando la band torna sul palco, parte una versione bluesata di Just Like Tom Thunb`s Blues, prima che Sally Was A Cop riporti in circolo psichedelia e un rabbioso rock urbano. Altro omaggio toccante e sentito è per Townes Van Zandt, a cui viene dedicata Sensitive Boys, preceduta da un lungo racconto in cui vengono affettuosamente ricordati Carlo Carlini ed il suo Only A Hobo Festival a Sesto Calende, con artisti del calibro di Alejandro, Townes, Joe Ely, Guy Clark, Butch Hancock e Rick Danko.

Heartbeat Smile riprende le ostilità e Always A Friend le chiude, gioco, partita, incontro per Alejandro & Don Antonio. Ultimo bis e, come ieri sera, l`omaggiato risponde al nome di Leonard Cohen con A Thousand Kisses Deep. Cala il sipario su una serata da stropicciarsi gli occhi, fortunati e ancora increduli spettatori, testimoni oculari che il Dio del rock stasera ha fatto tappa a Cantù.

Foto di: Federico Sponza
Video a cura di: Luca Tavecchia

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