The Low Anthem

The Low Anthem

Salumeria della Musica, Milano


28/03/2011 - di Marcello Matranga
Un’anno e mezzo. Tanto è passato prima che i Low Anthem tornassero a Milano, sempre alla Salumeria della Musica, per la loro terza esibizione in terra italiana (c’era stato uno show a Ravenna lo scorso agosto). Ed era un concerto importante ed atteso per alcune ragioni. La prima era certo quella di capire quanto fosse cambiato da quella prima “timida”, ma splendida esibizione milanese. Allora la band viaggiava “stordita” dall’improvviso successo raggiunto con lo splendido Oh My God, Charlie Darvin, che aveva fatto breccia in molti appassionati di musica Rock, grazie a quelle sonorità intense e dilatate. Un disco Slow, affascinante. Ed in realtà diverse cose sono mutate. Intanto la band si è ampliata con l’ingresso di Mat Davidson, manco a dirlo multi strumentista al pari di Ben Knox Miller, Jeff Prystowsky e Jocie Adams, che ha preso parte alle registrazioni del recente Smarth Flesh. Una presenza quella di Davidson di assoluta sostanza, che permette alla band di avere un impatto scenico e sonoro decisamente più presente. L’altro motivo è proprio dovuto all’uscita del nuovo album che ha un impatto certamente meno “semplice” del precedente, essendo un disco da ascolti intensi, concentrati. Perfetto da gustarsi in cuffia, leggendosi i testi contenuti nel libretto allegato al CD. Logico chiedersi se la prova live avesse potuto reggere senza lasciare tracce di noia. Ma la prova offerta dalla band di Providence (Rhode Island) ha lasciato soddisfattissimi i numerosi spettatori accorsi per assistere al concerto. Preceduti da The Head and the Heart, giovane e promettente band proveniente da Seattle che tende a mescolare sonorità che vanno dai Beatles ed un certo sound Americana, e che sono riusciti a non essere ne noiosi ne banali, alle 22,30 i nostri sono saliti on stage, ed hanno subito cominciato a riempire l’aria con la splendida Matter Of Time. Si è capito subito che sarebbe stata una grande serata. Sonorità intense, guidate dall’harmonium suonato da Ben Knox Miller. Da quel momento, come già accaduto nel precedente show milanese, è un continuo scambio di strumenti fra i componenti della band. Ghost Woman Blues è da brividi. La band si mette al centro del palco ed intona i versi della canzone, qui riproposta in una versione minimalistica. Quello che mi ha colpito, oltre alla qualità strumentale dei Low Anthem, è la straordinaria capacità di saper irretire il pubblico, senza mai annoiarlo, con un sound che non è di facile assimilazione, mantenendo altissima l’attenzione di chi segue lo show fino alla fine, passando per atmosfere che improvvisamente si destano come in This God Damn House dove Miller sfrutta le “sonorità” create da due cellulari messi vicini, creando un sound “rumoristico” non fine a se stesso ma che diviene parte integrante della musica proveniente dagli altri musicisti. Sono “out of time” i Low Anthem, per la loro ricerca di suoni provenienti da strumenti ed amplificazioni vintage, ma sono molto più “avanti” di tanti gruppi che si spacciano, o vorrebbero essere, innovativi per il sound che ne traggono. Un concerto bellissimo che riprende l’immancabile hit (??) di To Ohio, e chi si chiude con un bis straordinario composto da una cover sublime di Bird On A Wire di Leonard Cohen da far sussultare.

Set List
Matter Of Time
Ghost Woman Blues
Burn
To The Ghost Who Write History Books
Sally Where’d You Get Your Liquor From
Hey, All You Hippies
I’ll Take Out Your Ashes
To Ohio
Apothecary Love
This God Damn House
Home I’ll Never Be
Boeing 737
Ticket Taker
Charlie Darwin
Smart Flesh
Bird On A Wire

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