Mark Lanegan Band

Mark Lanegan Band

Milano / Fabrique


27/11/2019 - di Gianluca Crugnola
Entrando al Fabrique ripercorro immagini e atmosfere dell’ultimo incontro con il tenebroso Mark Lanegan, songwriter di Ellensburg, evento datato 30 ottobre 2017 durante il tour in supporto a Gargoyle; la voce assoluta protagonista, sguardo freddo perfettamente inserito nel contesto cupo, malinconico creato da luci soffuse e paludose ambientazioni. Questi i ricordi che mi avvicinano nuovamente al palco del locale milanese per assistere al rito pagano dell`ex Screaming Trees, stavolta in Europa per proporci le perle del nuovo Somebody`s Knocking con la solita imperturbabile passione per l’arte e le sue molteplici possibilità, pronto a reinventarsi un’ennesima volta.

Sono le 21 e una manciata di minuti quando mi ritrovo di fronte a questo meraviglioso artista, uomo complicato, scorbutico ma vero; sono pronto a seguirlo nella sua nuova versione Pop Muzik, l`album uscito ad ottobre è solo l’ultimo esperimento di un camaleonte della musica che ha attraversato pericolosamente quattro decenni restando in vita per miracolo, aggrappato al suo sconfinato talento e sorretto dall’amore per quello che meglio sa fare, emozionare.

Il buio in sala prende vita con l’arrivo dei componenti della band, poi il boato di un Fabrique stracolmo accoglie Mark Lanegan. Non una parola, non un saluto, solo un veloce accenno ai compagni e lo show inizia proprio dalla traccia di apertura di Somebody’s Knocking, Disbelief Suspension, dando da subito un’impronta Elettro-Blues alla serata. Le crepe nell’anima di Mark si palesano nelle nuove tracce come nei pochi pezzi pescati dal recente passato, soprattutto da Blues Funeral (2012), purtroppo nessuna concessione invece alle prime viscerali e magnetiche produzioni da solista negli anni ‘90.

Hit the City accende il pubblico che si lascia avvolgere dal sound incalzante dell’esibizione, i nuovi pezzi piacciono in un  crescendo di Pop e sperimentazioni elettroniche, miscela che lascia pochi spazi amarcord, Lanegan conosce una sola direzione e questa non contempla nostalgia o reminiscenze Alternative Rock, da sempre nella carriera post-Alberi Urlanti. Una  pazzesca Bleeding Muddy Water e la successiva Deepest Shade, incantevole cover dell’amico Greg Dulli tratta da Imitations (2013) i momenti più alti della setlist proposta per la data nel capoluogo lombardo. Sul finire una brevissima pausa e il rientro per concludere con The Killing Season estratta da Phantom Radio (2014).

Mark Lanegan ringrazia i compagni prima di scomparire lentamente com’era arrivato, senza saluti di circostanza, senza nessuna fermata intermedia con l’incedere solito privo di smorfie e luce, il volto celato dall’oscurità, costante di tutta un’incredibile vita. Arrivederci  Mr. Lanegan.

Fotografie di: Fabio Izzo (fonte Fabriquemilano.it)

 

Setlist

Disbelief Suspension

Nocturne

Hit The City

Stitch It Up

Burning Jacob`s Letter

Night Flight To Kabul

Beehive

Bleeding Muddy Water

Deepest  Shade

Ode To a Sad Disco

Gazing From The Shore

Penthouse High

One Hundred Days

Dark Disco Jag

Dead Trip To Tulsa

Harborview Hospital

The Killing Season 

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