Motta & Les Filles De Illighadad

Motta & Les Filles De Illighadad

Roma, Auditorium Parco della Munica, Sala Sinopoli


27/11/2018 - di Arianna Marsico
Motta dopo il tour di Vivere e Morire non è ancora stanco. E soprattutto ha ancora voglia di stupirci. Ecco quindi il mini – tour di quattro date con Les Filles de Illighadad, formazione di musiciste del Niger. L’incontro con loro e, almeno per la data romana, il suonare in un Auditorium e non in un palazzetto ha trasformato queste esibizioni da semplice concerto, per quanto intenso, a qualcosa di più. Francesco ha lavorato tantissimo sulla sua voce e su dei nuovi arrangiamenti, come dimostra una sorprendente Del tempo che passa la felicità. La formazione si è arricchita della ragazze ma per quanto riguarda la sua “famiglia” di sempre erano presenti solo Cesare Petulicchio e Giorgio Maria Condemi. Ad impreziosire il tutto il violoncello di Carmine Iuvone.

Sono proprio Les Filles de Illighadad a dare il via all’incanto. Sedute come se stessero sostando nel deserto iniziano a suonare, un suono che è più un mantra amniotico, un canto di cui non si afferrano le parole ma che ipnotizza. Spiazzante anche, per quello a cui magari le nostre orecchie possono essere abituate. Poi salutano e abbandonano il palco.

Sale Motta. Emozionato come non mai, teso anche. Ed all’inizio è solo. Vivere o morire è ridotta all’essenziale, senza i cori e solo con la chitarra. La fine dei vent’anni e Quello che siamo diventati sono piccole perle  belle e intense. A questo punto entrano in scena anche Cesare, Giorgio e Carmine. E Francesco sembra totalmente rasserenarsi. Parte la già citata Del tempo che passa la felicità che guadagna profondità e oscurità insieme. Mio padre era un comunista diventa più lirica e meno rock - steady. E’ bellissimo poi notare il crescendo di partecipazione del pubblico, che con La nostra ultima canzone canta a squarciagola. E come sorride Motta nel vederlo!

Chissà dove sarai precede l’omaggio ai Criminal Jokers con Cambio la faccia, che rallenta e cattura. La prima parte del concerto si chiude con la toccante Mi parli di te, che ci tiene a precisare non è dedicata al padre, ma gli dice le cose che lui volva dirgli. Alla fine Francesco è visibilmente commosso, la tenerezza del brano si stempera negli occhi lucidi (non solo suoi probabilmente).

Solo una breve pausa prima della vera sorpresa. Torna Motta con la sua band e tornano Les Filles de Illighadad con la loro Eghass Malan. E’ un crogiuolo bellissimo di suoni diversi,in cui l’Africa incontra la chitarra elettrica e il violoncello, in cui sembra di elevarsi verso il cielo. Francesco incita tutta la platea ad alzarsi e da quel momento nessuno seguirà il resto del concerto seduto. Ed è quasi come essere felice si snoda flessuosa. L’ultimo brano è Roma stasera, in cui la notte romana si fonde con quella del deserto.

Sarebbe bello non finire così, lasciare tutto e continuare a godere di tanta bellezza ed energia. Ed invece Motta abbraccia le ragazze, e tutti come a teatro si inchinano al pubblico. Cala un sipario immaginario fatto del cielo che veglia sul Sahara, su Roma e su Livorno. Alla prossima, a prestissimo.