Calexico

live report

Calexico Milano - Alcatraz

27/04/2022 di Andrea Scarso

#Calexico#Rock Internazionale#Alternative #Calexico

Mi presento mi chiamo  Andrea Scarso dopo il 31 maggio 2013 conosciuto ai più come Caterino, da quando avevo 18 anni (ho cominciato tardi, ma credo di aver recuperato abbondantemente), colleziono dischi e vado a concerti, da tredici anni scrivo pure  canzoni che arrangio registro e propongo live con la mia band The Fireplaces. Dopo quasi tre decenni in giro per il mondo per motivi musicali  sono arrivato ad una conclusione: non mi piace quando la musica e lo show girano tutti attorno a un artista specifico Io sul palco, mi sento un mezzo, un pezzo di  ingranaggio di un meccanismo più grande, dove contano in primis le canzoni e non il mio ego. E sono le canzoni ad essere il punto focale su cui concentrarsi.

Non mi sento a mio agio quando musicisti anche tecnicamente più abili di me, mettono la loro persona al centro dello show. Lo trovo un inutile sfoggio di tecnica ed ego che alla lunga stanca, impedendo allo show di piacermi ed emozionarmi dalla prima alla ultima nota. Mi piace la coralità, l'Interplay il senso di sfida nello stravolgere i brani, mi piace che gli assoli siano dialoghi tra i membri della band, e che questo approccio sia appagante tanto per i musicisti che per il pubblico.

Sono un grande fan dei Black Crowes perché penso che, oltre ad aver scritto delle  canzoni memorabili, dal vivo queste possano svilupparsi ed  arricchirsi. Mi piace tantissimo la Tedeschi Trucks Band, delle nuove leve mi piace Marcus King, ma anche i Gov't Mule. Tutti, a mio avviso, musicisti la cui preoccupazione primarie è di mettersi al servizio della canzone per renderla unica.

Spostando un po' la tipologia musicale, ma restando coerente con il concetto appena espresso, è arrivato il momento di parlare dei Calexico e della loro solare capacità di mischiare le carte ad ogni concerto, questa attitudine che per una dozzina di volte mi ha fatto tornare a casa soddisfatto, quando non estasiato.

Così è successo mercoledi 27 aprile;  approfittando dei costi irrisori che Flixbus applica (30 euro andata e ritorno, con uno che guida al posto tuo non sono per niente male) ho fatto una fuga a Milano, più precisamente all' Alcatraz per andare a vedere proprio i Calexico.
Per questioni di tempi e traffico, sono purtroppo arrivato quando i validissimi Guano Padano avevano già terminato il loro set. Inizio puntualissimo ed una esplosione di felicità, quando non vero e proprio godimento musicale.

I Calexico sono una band divertente ed intelligente, trasmettendo al pubblico queste sensazioni, mischiando costantemente le carte, usando le note come fili che poi creano un disegno complessivo più grande. Guidati da Joey Burns e John Convertino, sul placo si esibisce una band di sette elementi dove metà di essi suona di tutto, alternandosi negli strumenti più disparati: dalla tromba alle tastiere dalle percussioni al cavaquinho fino alla chitarra elettrica, non tralasciando i cori. I Calexico, ormai on the road dal 1996 portano in giro per il mondo un mix tra musica psichedelica (bello quando Joey si china sui pedali e gioca con le manopole dell' echo del tremolo) il tex mex, la cumbia ed un rock che ha riferimenti mancuniani, (vedi Joy Division). Al tutto s'aggiungono atmosfere Morriconiane.

Il palco ha una illuminazione essenziale, quasi scarna.con le luci che ricordano il video di Ryan Adams, Everybody Knows Tutto e sottolineo tutto, era lì per evidenziare due sole cose:  la musica e le canzoni. Joey oltre che un ottimo front man, festaiolo nella sua sobrietà, è un direttore d'orchestra eccezionale, un  traghettatore che con delicatezza ed essenzialità porta il pubblico nel suo mondo, e questo ci arriva come seguendo una sorta il pifferaio magico. Lui  sul palco lascia spazio a tutti e permette a tutti i musicisti di essere celebrati. 

La sua voce fina si incastra perfettamente nelle melodie che vengono esaltate quando tutti i coristi si avvicinano al microfono armonizzando la linea vocale principale. Coristi che a loro volta diventano in alcune canzoni voce principale I Calexico sono un bellissimo potluck dove ogni musicista porta sul palco la sua arte e ogni elemento perfettamente mixato assieme crea una magia unica, El Mirador o Harness of the Wind dal ultimo album, non hanno sfigurato in mezzo ai loro classici, come Crystal Frontier, Under the Wheels, Flores y Tamales (di depedro) o la Cumbia de donde

Davanti, dietro e al miei lati, gente che ballava, batteva le mani che cantava con uno spagnolo anche maccheronico se volete, rispondendo agli inviti di Joey. Insomma seppur ostacolati dalle mascherine, ieri sera c'era gioia, tantissima gioia ed i Calexico hanno preso per mano tutti i presenti permettendo loro di lasciare i due anni di una città immaginaria fatta di cieli cupi e grigio, facendo loro attraversare a piedi nudi un bel campo fiorito. 

Una serata, l'ennesima in loro compagnia, memorabile!