De Gregori Off The Record

De Gregori Off The Record

Roma / Teatro Ambra alla Garbatella


26/03/2019 - di Giovanni Sottosanti
Un piccolo teatro del cuore della Garbatella che diventa il salotto di casa in cui l`amico, quello bravo a cantare e suonare la chitarra, invita un po` di amici, per passare una serata in allegria e spensieratezza, tra belle canzoni, racconti, ricordi, risate e un bicchiere di vino.

De Gregori Off The Record è stato quanto di più vicino si possa immaginare a questa dimensione. Un mese di concerti all`interno di un ambiente piccolo, accogliente e comodo, non più di duecentotrenta posti a sedere, un`atmosfera raccolta e molto informale. Lo stesso cantautore romano è apparso assolutamente a proprio agio nelle vesti di padrone di casa, rilassato, divertito e voglioso di divertire, ironico e pungente come sempre, ma anche affabile ed empatico come mai mi era capitato di vederlo. L`aria di Roma, uscire e passeggiare per le strade di un quartiere profondamente romano e popolare come la Garbatella ha senz`altro contribuito nell`arricchire la pietanza con sapori unici e preziosi.

Squadra vincente non si cambia e De Gregori, da buon mister, schiera in campo la formazione ormai collaudata da oltre un anno, senza percussioni e con Guido Guglielminetti al basso e contrabbasso, Carlo Gaudiello al piano e alle tastiere, Paolo Giovenchi alle chitarre, Alessandro Valle pedal steel e mandolino e in più due coriste. Ho assistito a due concerti, 8 e 26 marzo, scaletta stampata in fogli A4 e fatta trovare sulle comode poltroncine del Teatro prima dell`inizio, iniziativa originale e anche simpatica, che però di fatto ha annullato qualsivoglia fattore sorpresa. Setlist sostanzialmente simile ogni sera, con variazioni nell`ordine di tre-quattro brani e ospiti più o meno significativi. Un suono volutamente scarno, tendenzialmente acustico, tra folk, blues e jazz, figlio delle chitarre di Giovenchi e della pedal steel di Valle, in bella evidenza anche il piano di Gaudiello e il basso del capobanda Guido Guglielminetti. Su tutti la maestosità, il carisma e il magnetismo del Principe, una voce sempre più da crooner a raccontare storie che non ci stancheremo mai di ascoltare, sogni, colori, frammenti, sapori, emozioni, ricordi che emergono, galleggiano e disegnano ancora una volta le pagine più belle della canzone d`autore italiana.

Tutti a bordo perché il Titanic è pronto a salpare "la prima classe costa mille lire, la seconda cento, la terza dolore e spavento" e Francesco con la band diventano l`orchestrina del glorioso transatlantico, che continuò a suonare anche quando la nave si stava inabissando. L`Abbigliamento Di Un Fuochista racchiude come sempre quel grido nostalgico e struggente di una madre consapevole di perdere il proprio figlio per i mari del mondo "e andrai a confondere la tua faccia con la faccia dell`altra gente". Arrivano poi due brani tratti dal disco De Gregori canta Bob Dylan del 2015, Via Della Povertà impersona Desolation Row e Come Il Giorno si specchia in I Shall Be Released, versioni intense, rigorose e vissute, tanto per ribadire le coordinate di un viaggio musicale che il cantautore romano ha intrapreso quasi cinquant`anni fa.

La Leva Calcistica Della Classe `68 vola a livelli celestiali insieme a Nino e alla sua corsa dietro al "pallone che sembrava stregato", la versione acustica rende ancora più vivi e reali i contorni pasoliniani della magnifica elegia calcistica de gregoriana. Cercando Un Altro Egitto esplode con un rock vibrante e scanzonato, mentre Sempre E Per Sempre e La Valigia Dell`Attore alzano ancora più in alto il livello delle emozioni. "Laggiù nel paese dei tropici, dove il sole è più sole che qua" con Banana Republic riavvolgi inevitabilmente il nastro dei ricordi fino all`estate dei tuoi tredici anni, quel disco, quel tour e quella canzone che profumano ancora di mare, sole e sogni a occhi aperti "e attraversano la notte a piedi per truffare la malinconia".

Quando invece partono le note inconfondibili di Santa Lucia e "fa che gli sia dolce anche la pioggia nelle scarpe, anche la solitudine" invade la sala, allora, in quel preciso momento, hai la percezione precisa di cosa sia la poesia e di quanto si avvicini al concetto assoluto di bellezza! L`intro di Com`è Profondo Il Mare incastonato sul finale serve a ricordare quanto Santa Lucia piacesse a Lucio Dalla e Francesco lo ricorda con commozione "A Lucio tutto questo sarebbe piaciuto tantissimo, avrebbe fatto il pazzo qui stasera". Per completare il ricordo gli dedica poi la sua immortale 4/3/1943. Con In Onda e Vai In Africa, Celestino scende in campo il De Gregori anni duemila, quello di Calypsos e Pezzi, dischi sempre validi e pezzi molto apprezzati.

È inevitabile però correre verso il finale mettendo in tavola l`argenteria delle grandi occasioni, e quindi ecco a voi Raggio Di Sole, Generale e Rimmel, una dopo l`altra in turbinio di emozioni che saltellano nel cuore e si rincorrono. Grande lavoro di Giovenchi e Valle alla chitarra e pedal steel su Generale, perché "tra due minuti è quasi giorno, è quasi casa, è quasi amore". Nei bis arriva una tanto inattesa quanto applaudita Anche Per Te di Battisti, versione fedele all`originale.

Poi Francesco riesce e si presenta sul palco con sigaretta e bicchiere di vino rosso in mano e in pieno stile Tom Waits rilascia Falso Movimento, fumosa e jazzata. Da perfetto padrone di casa chiude a ritmo di valzer con Buonanotte Fiorellino, invitando coppie danzanti sotto al palco, in un finale rilassato e colorato, quasi felliniano, che anni fa non avresti mai immaginato di vivere ad un suo concerto. Bella per te, France`! La sera del 26 riserva cambiamenti minimi nella scaletta con Il Cuoco Di Salò, Un Guanto e Alice che rimpiazzano Sempre E Per Sempre, La Valigia Dell`Attore, Banana Republic e In Onda. Su Alice compare sul palco Luciano Ligabue come ospite a sorpresa, i due duettano anche su Raggio Di Sole e Ho Messo Via. La presenza del rocker di Correggio sollecita l`entusiasmo e la curiosità del pubblico, senza a mio avviso aggiungere nulla alla qualità dei brani eseguiti. Il resto del concerto permette di apprezzare una volta la grandezza di brani immortali in versioni preziose e intense della band. Il finale è come la volta precedente, senza la cover di Battisti. Ancora bella per te, France`!