Michele Scerra

Michele Scerra

Como / Aclichef


26/01/2018 - di Laura Bianchi
Ci sono serate lungamente preparate, attese e sognate. Quella che il cuoco musicofilo visionario Francesco Iaquinta ha concepito per quaranta amici che affollano la sala di Aclichef è una di queste. Calabrese trapiantato da decenni nel Comasco, Iaquinta ha contattato un altro calabrese transfuga a Firenze, e recentemente tornato a Crotone, il musicista Michele Scerra, già dell`Orchestra del Rumore Ordinato, perché presentasse il suo ultimo lavoro, uscito a fine 2017, Torneranno i poeti, che, a detta di Scerra, parla della ricerca della bellezza.

L`occasione è ghiotta: Scerra manca dalla Lombardia da molto, e il nuovo disco è di grande spessore. Antipasto del concerto, due bei brani interpretati dal cantautore Andrea Parodi, che ha spesso collaborato con Scerra, a cui dedica Le città di frontiera.

Accompagnato dal percussionista Emmanuele Sestito e dal violinista Fulvio Renzi, ospite a sorpresa della serata, ma ospite anche nel disco, il trentacinquenne crotonese intesse da subito una rete di rispetto e simpatia col pubblico, introducendo i brani e aprendosi con squarci di pensieri intimi, nel migliore stile del cantautorato alto, creando, sempre seguendo le parole di Scerra, un concerto simile al disco, libero senza nessuna ossessione estetica.

Chi non lo conosce viene immediatamente attratto dalla personalità schiva, ma sincera, di un artista sensibile, che ha attraversato questi anni con consapevolezza, che ha compiuto scelte non sempre facili, come l`aver lasciato la Calabria per Firenze, ma poi esservi tornato, e che ha costruito un percorso coerente e culturalmente valido.

La scrittura è esercizio quotidiano, solo così può diventare mestiere, dice Scerra: e infatti mito e storia, vita vissuta e citazioni colte, ricami con un violino suggestivo, e ritmo con tamburo sciamanico e xilofono (da brividi Baskanìa, sulla fascinazione oscura del malocchio) sono gli ingredienti di un set acustico e intrigante, che conduce il pubblico attraverso un mondo complesso, in cui modernità e  tradizione convivono.

Il concerto alterna la world music, il blues del Delta e il folk a echi caposseliani (nell`inedita Ai piedi della montagna, scritta in occasione dell`apertura del concerto di Vinicio sulla Sila, o in Omega ed Alpha), la chanson francese a un toccante omaggio a Ti ti ti ti del concittadino Rino Gaetano, avvicinato con rispetto e con una battuta sarcastica rivolta ai crotonesi, "che - dice - difficilmente comprendono la complessità del suo mondo, riducendo, ad esempio, Ma il cielo è sempre più blu a inno del Crotone Calcio...".

C`è spazio anche per l`amore, quello per la figlia in Io posso soltanto l`amore, per la compagna (a cui dedica il numero della sezione aurea in 1.618 Song), ma anche per la poesia e per la passione civile, come nell`intensa Profezia, blues dolente, dedicato a Pasolini e alla sua poesia omonima, ma anche a Gianmaria Testa (una perdita troppo grande, secondo Scerra).

Il cuoco che ama la musica e il musicista che ama suonare live: una combinazione perfetta, per una serata riuscita.

 

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