Greta Van Fleet

Greta Van Fleet

Milano / Alcatraz


24/11/2019 - di Gianluca Crugnola
Il racconto di questo live necessita di alcune doverose premesse. L’attesa per comprendere il fenomeno dei fratelli Kiszka ha caricato eccessivamente di significati il concerto milanese dei Greta Van Fleet, creando oltremodo interesse nei confronti di questi ragazzini intraprendenti.  L’annullamento della data dello scorso 24 febbraio ha aumentato le aspettative poi ulteriormente cresciute attraverso i feedback positivi della tappa estiva all’arena Joe Strummer nel contesto del Bologna Sonic Park. Tanti segnali incoraggianti per la serata che dovrebbe incoronare i giovani e discussi Rocker del Michigan. A seguire la cronaca.

Arrivo circa mezz’ora prima dell’inizio previsto nei pressi dell’impianto di via Valtellina; ad accogliermi la classica atmosfera dei grandi eventi Rock destinati a location intime e raccolte. Se all’esterno inizia la corsa disordinata per accaparrarsi l’ultimo biglietto disponibile, caccia che regala sistematicamente fregature, il locale internamente è stipato e la temperatura cresce man mano che si avvicina il momento Greta. Il pubblico è composto per lo più da nostalgici amanti del Classic-Rock accompagnati da figli, nipoti e qualche badante, il che da l’idea delle odierne passioni giovanili rapportate all’età dei musicisti americani pronti ad animare la domenica meneghina con la loro proposta decisamente Rock’n’Roll.

Giusto Il tempo di farmi raccontare da amici dell’esibizione spalla di Yola, interessante cantautrice inglese Roots e Country, che lo spegnersi delle luci introduce i vocalizzi caratteristici di Josh Kiszka; cantante, folletto scalzo abbastanza goffo nelle movenze che si presenta agghindato in modo forzatamente stravagante, un collage di stili ripresi da frontman del passato nella sperimentale ricerca di un posto nella storia musicale contemporanea. Lo show si accende con la hit Highway Tune che scalda le prime file, in realtà solo quelle, visti i volumi troppo bassi diffusi dall’impianto dell’Alcatraz, un problema che pregiudica in parte l’approccio Hard-Rock dei quattro,  il suono ovattato indebolisce l’esplosività nella performance dei ragazzi di Frankenmuth. La prima parte dello spettacolo si completa con altri due pezzi, si esatto, tre canzoni prima della pausa, Edge of darkness e Black smoke rising dilatate all’inverosimile per gestire lo scarno repertorio a disposizione.

L’esibizione prosegue tra alti e bassi, più bassi a dire il vero, la sensazione che manchi qualcosa sul palco è papabile, Jake (chitarra) e Sam (basso e tastiera) suonano da veterani ma senza dar fondo a grandi picchi emotivi, alcuni virtuosismi del quale è capace anche Daniel Wagner alla batteria, mentre Josh dalla sua dimostra grande padronanza del talento vocale ma senza la benché minima capacità di creare empatia con il parterre, rapporto che prova ad avviare con simpatici, quasi teneri movimenti nel tentativo di catturare l’immaginazione, esperimenti rimasti  incompiuti, impossibile interagire senza  personalità. Tra jam e lunghissimi assoli arriviamo alla conclusione del set ideato per meglio rappresentare il March Of The Peaceful Army Tour in Italia, un’oretta scarsa seguita dal solito, scontato bis che rianima con un paio di lampi la voglia di seventies, Flower Power e Safari Song mettono un po’ di pepe alla complessiva latitanza emozionale distribuita lungo le tracce di un concerto sgonfio che mostra evidenti carenze carismatiche.

A conclusione alcune considerazioni con la speranza futura di venir smentito: i Greta Van Fleet mi sono parsi quattro talentuosi e disinvolti musicisti, estremamente puliti,  con l’essenzialità tipica del genere ma interpretato senz’anima e poca dimestichezza nel ballare sul sacro fuoco del Rock, avrebbero giovato in tal senso meno leziosità e un po’ più di grinta mista a un sound più sporco. Parole e allusioni per dire che non sono stati in grado a mio avviso di far scattare la scintilla capace di creare il contatto tra band e pubblico. Rimandati.

Setlist

Highway tune
Edge of darkness
Black smoke rising
The music is you(cover di John Denver)
You’re the one
Age of man
Black flag exposition
Watching over
The cold wind
When the curtain falls

Bis:
Flower power
Safari song

Greta Van Fleet Altri articoli