Leonard Cohen

Leonard Cohen

Arena di Verona


24/09/2012 - di Luca Andriolo
Una recensione non dovrebbe permettere l’intrusione della prima persona, però parlare di un’esperienza personale di rara intensità e legata alla musica vale un piccolo strappo alla regola, così come gli accidenti logistici e climatici finiscono per diventar parte di ciò che si ricorda di un concerto. E allora lo dirò subito: poche ore prima, il mio infame impermeabile marrone si dimostrava impermeabile solo di nome e il tifone furioso che spezzava il mio ombrello in un paio di secondi pareva troppo anche per il Suo famoso impermeabile blu (o non era dell’amante della moglie? Perché questa sovrapposizione?). Tentando di asciugare l’asciugabile, in albergo, ho maledetto gentilmente lo spostamento di data chiesto dall’artista per poter celebrare lo Yom Kippur, dicendo al mio Leonard immaginario, sulla sedia: “Ma come diavolo hai fatto a non accorgertene prima? Un cristiano mica si dimentica la data del Natale!”.

Per il nubifragio appena passato e le previsioni meteo più disastrose dell’anno, è stata una sorpresa assoluta notare che all’inizio del concerto c’era sopra l’Arena (ambientazione quanto mai suggestiva, ma questo è inutile dirlo) un bel cielo stellato. Il secondo miracolo è naturalmente stato la voce sul primo brano, la consueta Dance Me to the End of Love: scura, profonda, senile e quasi numinosa, gentile e acida, suadente ma inaspettatamente carica e interpretativa. Il Cohen che si sogna da sempre. La band vede l’assenza di Dino Soldo a sax, clarino e armonica, sostituito in molte parti dal violinista Alexander Bublitchi. Questa è forse la sorpresa maggiore: se più di una volta gli arrangiamenti del Piccolo Ebreo Che Ha Scritto La Bibbia (come si autodefinisce nella successiva The Future) sono risultati pesanti, barocchi e persino di dubbio gusto, con cori insistenti e assoli da banda di liscio a sciupare la netta bellezza dei testi e la scrittura elegante delle musiche, questa volta la band recupera il suono tzigano dei tempi di Recent Songs, insieme ad una vena scura che proviene dai dischi più recenti. 

Altra gradita sorpresa è l’assenza di quel sintetizzatore che a volte ha rivestito di una carezzevolezza un poco goffa parte della produzione di Cohen, con l’eccezione di Ten New Songs, dove l’atmosfera tornava intima e raccolta. Eppure, proprio da quell’album, una In My Secret Life cantata a due voci con la fida Shannon Robinson è una delle punte di un concerto lungo, generoso, raffinato, suonato con classe e precisione da musicisti di grande incisività. Forse i soli di organo indulgono nei cromatismi un po’ datati, ma il tocco tra flamenco e kletzmer di Javier Mas (ad una serie di strumenti tutti della famiglia della mandola) riportano tutto in quella zona singolare in cui il Nostro si permette di essere sperimentale senza darlo a vedere. La batteria è leggera, forse troppo, e il volume che esce dall’impianto molto basso, specialmente per quanto riguarda i bassi. Le sorelle Webb si portano dalle parti delle MacGarrigle, sempre soavi e ora anche prive degli ammiccamenti sexy del celebre live di Londra… e a questo punto il fan si chiede per forza perché non si sia aspettato un po’ di tempo in più per un album dal vivo che con questi concerti sarebbe davvero stato un capolavoro, maggiore anche di quello del ’93.

Persino la solitamente debole Heart with No Companion trova finalmente la sua vena country senza leziosità. I Tried to Leave You è un secondo bis non lunghissimo ma da accogliere come un dono da quell’uomo che ha appena cantato la vecchia Suzanne dedicandola “alla memoria di Fabrizio” (lucciconi, signori!) e che lascia il palco con uno strano passo a metà tra il sirtaki e la danza sufi. Un uomo mistico con una voce terrena che tutti riconosciamo come uno dei più grandi poeti viventi in lingua inglese e che riesce a regalare un concerto di tre ore e mezza all’età di settantotto anni! Mi si perdonerà dunque il tono entusiastico e commosso, quasi incredulo… non pioveva nemmeno e Leonard Cohen salutava togliendo il suo fido fedora.

Setlist:

Dance Me to the End of Love
The Future
Bird on the Wire
Everybody Knows
Who by Fire
Darkness
Sisters of Mercy
Hey, That’s No Way to Say Goodbye
Amen
Come Healing
In My Secret Life
Going Home
Waiting for the Miracle
Anthem
Second Set
Tower of Song
Suzanne
Night Comes On
Heart with No Companion
The Gypsy’s Wife
The Partisan
Democracy
Coming Back to You
Alexandra Leaving
I’m Your Man
Hallelujah
Take This Waltz
So Long, Marianne
First We Take Manhattan
Famous Blue Raincoat
Save the Last Dance for Me (The Drifters cover)
I Tried to Leave You

 

Leonard Cohen Altri articoli