Quintorigo

Quintorigo

Bergamo / Teatro Sociale


24/03/2019 - di Vittorio Formenti
Bergamo Jazz - 24 marzo 2019 @ Teatro Sociale

Quintorigo

Appuntamento stimolante quello con la band romagnola fissato per le 17.00 al Teatro Sociale. I Quintorigo rappresentano certamente una delle più interessanti ed originali realtà musicali  nel panorama nazionale; attivi dal 1996 propongono un`arte basata su un`autentica interdisciplinarietà tra jazz, rock, reggae, contemporanea, blues e altri scampoli. Si intende il termine nel suo significato migliore di intersezione ed integrazione tra elementi diversi verso una visione unitaria di un qualcosa di nuovo; non semplice sovrapposizione quindi e nemmeno sincretismo ma libera sinergia che porta oltre.

Un ottimo esempio di questo approccio é la loro ultima fatica Opposites, doppio CD (disponibile anche in vinile) a cui é dedicato il concerto, prima esposizione live del lavoro; il disco ben rappresenta la capacità del combo di esprimersi sia con pezzi propri che con arrangiamenti di brani altrui, elaborati questi con una tale personalità da risultare non certo semplici covers ma diremmo quasi "metacomposizioni".

Il gruppo si presenta nel suo quartetto base formato da Valentino Bianchi (sax), Andrea Costa (violino), Gionata Costa (violoncello) e Stefano Ricci (basso) la cui inusuale composizione già fa intuire l`originalità della proposta; ad essi si uniscono Alessio Velliscig (voce) e Gianluca Nanni (batteria) in quanto compagni di viaggio in quest`ultima avventura.

La scaletta offerta é riportata in calce e include brani del disco in questione, per la maggior parte di nuovo conio ma con qualche interessante excursus verso composizioni di altri (per gli autori vedasi sempre la scaletta esposta).

Si intende evitare una banale cronologia del concerto perché equivarrebbe a sminuirlo; si preferisce evidenziare gli aspetti complessivi che, a modesto parere di chi scrive, sono emersi nell`arco delle quindici esecuzioni offerte.

Il primo riguarda certamente l`aspetto "Gestalt" della loro arte, intesa come "un tutto che é superiore alla somma delle parti". Gli artisti dominano perfettamente il proprio strumento e sono tutti dotati di solide basi teoriche ma rifuggono da ginnastiche virtuosistiche soliste o da approcci cervellotici; l`organizzazione del combo é assolutamente democratica e le parti si intrecciano e si complementano in modo perfetto tramite giochi di unisoni, contrappunti (neanche tanti questi) e staffette che esaltano l`effetto del collettivo. Esemplare é stato il brano di esordio, Blue Rond` A La Turk di Dave Bribeck, che già per sua natura concede spunti inusuali a iniziare dalla trama ritmica. L`ostinato iniziale a tre di basso - violoncello - batteria raddoppiato nel tempo dal violino e dal sax in alternanza genera un tessuto sobrio su di una struttura chiara e leggibile che evolve verso un finale quasi cinematico senza necessità di esibizioni particolari. La verve bop del pezzo é presente, ricordata soprattutto in alcuni passaggi del basso, ma é ampiamente aggiornata con tinte contemporanee.

L`organicità emerge anche in altri momenti tra i quali ci sentiamo di menzionare Fuck the Bank (titolo che ha anche strappato comprensibili applausi a prescindere) in cui domina un bel tiro di sax e violino, un`efficacia degli unisoni e un voicing di Andrea che filtra lo strumento a mo` di chitarra combat; qui l`anima rock del gruppo prevale.

Il secondo aspetto concerne la creatività timbrica. In molti passaggi gli strumenti sono virati ad altri colori come in Aeneis dove il violoncello viene "distorto" anche qui come se fosse una chitarra facendo decollare il brano o in Suite and Tie Bandits la cui verve alla New Orleans é enfatizzata da un violino che pare una cornetta e da un violoncello che emula il banjo. Il gioco continua bene, e funziona alla grande, nel blues di Great Comedy con archi che ricordano Johnny Winter (e a tratti Hendrix) per raggiungere l`acme nel bis di Killing in the name of  in cui gli effetti di Tom Morello sono evocati perfettamente.

Il terzo elemento riguarda la capacità di giocare con i generi per andare oltre gli stessi. Da questo punto di vista ogni brano é esemplificativo perché ci si trova di tutto. Si é già citato il blues e il New Orleans ma in 1977 lo sviluppo melodica del sax e la fluidità ritmica ricordano il progr alla Colosseum mentre Alabama Song, ottimamente interpretato nella parte canora, riprende un mix organico tra Doors, pop americano, atmosfere da night e graffiate alla Weill. E` una sintesi tra storia e sensibilità attuale. Una menzione merita anche l`interpretazione di Space Oddity in cui il glam si sfuma, resta la verve rock di base e interviene un colore jazz specie nel diminuendo finale del sax. Anche la sfida di arrangiare un brano di Monk appare vinta; in Well You Needn`t  l`impro melodica del sax si fonde bene con il bop del basso, lo swing degli archi e un drumming che invece pare più di tipo West Coast. Un vero caleidoscopio di sensazioni.

L`ultimo elemento, forse il più importante dal punto di vista della percezione, é la genuinità che il gruppo sa trasmettere. Approccio umile, a tratti inizialmente anche timoroso forse per l`emozione del momento, ma empatico; l`ascoltatore non é coinvolto con malizia ma con schiettezza, nella miglior tradizione dello spirito di terra romagnola che esprime direttamente e con libertà le proprie sensazioni, con modestia ma con orgogliosa convinzione facendo sì che la partecipazione sia totale a prescindere dalla complessità o meno del brano. Riportando il tutto su scala internazionale molti momenti ci hanno ricordato l`approccio semplice nella sua ricchezza di Joe Jackson come in The Great Surrender, in cui la semplicità del tema cela comunque una difficoltà nel canto che, al netto di qualche difficoltà del mix audio, risulta comunque immediato.

 Insomma che dire, un gran bel concerto che riconferma la stima che in testata si ha sempre nutrito per questo splendido combo troppo poco conosciuto rispetto al suo oggettivo valore; che il futuro posso brillare per loro, noi possiamo solo ringraziarli e invitare tutti a ricercare le loro opere. Su qualunque ci mettiate le mani ne varrà la pena.

 

 SCALETTA:

 

1) Blue Rondo` a la Turk (Dave Brubeck)

2) 1977

3) Opposite Attract

4) Aeneis

5) Suite and Tie Bandits

6) The Great Surrender

7) Alabama Song (Kurt Weill)

8) Space Oddity (David Bowie)

9) Well You Needn`t (Thelonious Monk)

10) Stolen Moments (Oliver Nelson)

11) Fuck the Bank

12) Special Mind

13) Grey Comedy

14) A Pigeon`s Overview

 

bis) Killing in the name of (Rage Against the Machine)

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