Melody Gardot

Melody Gardot

Bollate / Villa Arconati


23/07/2018 - di Laura Bianchi
La stagione 2018 del Festival di Villa Arconati, nello splendido parco vicino a Bollate, si chiude nel segno della qualità e della classe, come è iniziata. Dall`icona West Coast Graham Nash alla next big thing del jazz mondiale Melody Gardot, il passo può essere lungo, ma è sempre nella direzione della musica composta col cuore, suonata con passione ed esperienza e vissuta live come esperienza unica, irripetibile e emozionante.

Stregata dalla Luna dietro alle sue spalle, alla quale dedica un accenno di Guarda che Luna (rivelando, come in altri momenti del live, un sense of humour e una spontaneità non scontati, in una diva da milioni di copie vendute...), Gardot si esprime in una performance superlativa, accompagnata da una big band (anzi, da un extended quartet ) di musicisti eccellenti. Rispetto al recentissimo doppio disco Live in Europe, in cui i fiati facevano la parte del leone, in questo set prevalgono gli archi e le corde, dai toni più tenui, eppure straordinariamente incisivi.

La band è infatti composta da batteria e percussioni; chitarra; contrabbasso; tre violini; un violoncello, mentre lei suona il pianoforte e la chitarra classica, e sfodera una voce suadente, espressiva, morbida o drammatica, interpretando i  brani con un trasporto coinvolgente e un`abilità modellata sull`effetto che vuole raggiungere, nonostante le zanzare, alle quali dedica uno dei suoi siparietti ironici, fatti apposta per avvicinarsi al pubblico e insieme svelare le proprie doti umane.

Le sofferenze indicibili, che è stata costretta a sopportare per lunghi mesi, dopo un incidente stradale, l`hanno spinta a comporre brani intensi, dedicati alla vita e all`amore, in cui testi e musica si fondono in un equilibrio rarefatto e profondo. Il messaggio nella dimensione live si rivela ancora più efficace, poiché Gardot ha modo di sfoderare classe, carisma, simpatia, stile, bravura, in ogni tonalità espressiva, alternando composizioni frizzanti come If the stars were mine o il bis So long, dal travolgente ritmo sudamericano, a vere e proprie suites, complesse musicalmente e dalle atmosfere sospese, come la lunga e commovente Morning Sun, in cui tutti i musicisti hanno modo di esprimersi al meglio.

Anche il jazz manouche in francese de Les Etoiles ha il giusto risalto, con parte della band impegnata in una resa acustica (in omaggio all`atmosfera del Festival di Perugia, in cui, come dice Melody, c`erano street musicians everywhere!), mentre grandi emozioni scatena una chicca eseguita in pubblico solo una volta, Caminante no hay camino, la traduzione della splendida poesia di Antonio Machado, con le vibrazioni della voce che riflettono esattamente quelle dell`anima.

Gardot si ispira a Nina Simone, per il pianismo umbratile e sensibile, ma anche per le code strumentali con cui arricchisce gli arrangiamenti (come nella già citata Morning sun, con echi simili a O-O-H Child, o in Who will comfort me, con un lungo assolo di violoncello); a Joni Mitchell, con cui condivise il produttore, per la scelta di argomenti intimi eppure comuni (come in Goodbye, waitsiana negli arrangiamenti, profonda nei testi); al jazz dei grandi; a chanteuses come Diana Krall o Eva Cassidy; eppure, le ascendenze sono sapientemente fuse da una cifra personale, oltre che da una presenza scenica originale, frizzante e autenticamente umana.

Quando il pubblico, tutto in piedi, reclama un bis, lei non si fa pregare; e tutti sperano che Melody non dica mai So Long a chi l`ascolta, ma che questo sia un Arrivederci a molto presto.

SETLIST

The Rain
Goodbye
If the stars were mine
Our love is easy
Baby I am a fool
Morning sun
If I ever recall your face
Les étoiles
Who will comfort me 
Caminante no hay camino 
 
ENCORE
So Long